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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Dalla conferenza sul clima di Glasgow si attendono azioni efficaci

La 26esima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro sul cambiamento climatico, ONU (COP 26), si svolgerà a Glasgow

La 26esima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro sul cambiamento climatico, ONU (COP 26), si svolgerà a Glasgow (Scozia) dal 1 al 12 novembre prossimo. Il Regno Unito, organizzatore, in partnership con l’Italia, ospiterà il più grande vertice internazionale per tenere sotto controllo le conseguenze del cambiamento climatico.

Pesano però le difficoltà collegate all’aumento dei contagi della Covid-19: il Presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato la sua assenza, riservandosi la possibilità di un videomessaggio, così anche per il Presidente cinese Xi Jinping. Entrambi i Paesi hanno tuttavia confermato i propri sforzi per il buon esito della trattativa a cui  invieranno delegati.

Il Presidente del Summit Alok Sharma ha definito difficile convincere 197 partecipanti ad assumere impegni stringenti per mantenere l’innalzamento della temperatura entro la soglia di 1,5 gradi.

I leader mondiali attesi a Glasgow saranno più di 190. A loro si uniranno decine di migliaia di negoziatori, rappresentanti di Governo, imprese e cittadini.

L’importanza dell’Accordo di Parigi

La COP 21 si tenne a Parigi nel 2015 e tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi. L’impegno a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi è importante perché ogni decimale di grado di riscaldamento si ritiene possa causare la perdita di vite umane e danni ai nostri mezzi di sussistenza.

La Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici, United Nations  Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) è stata firmata a Rio de Janeiro, nel giugno 1992 ed è entrata in vigore nel 1994. Si tratta dello storico accordo quadro di tutti i Paesi del pianeta per affrontare e ridurre il rischioso  processo di destabilizzazione traumatica del sistema climatico. Si è riscontrato un riscaldamento del pianeta di origine prevalentemente antropica ed occorre agire sia sulle cause del rischio (strategia di mitigazione per la riduzione delle emissioni di gas clima alteranti e per utili cambiamenti degli usi del suolo), sia sugli effetti (strategia di adattamento per la riduzione della vulnerabilità ambientale, territoriale e socio-economica ai cambiamenti del clima).

Diversi Stati, firmatari dell’accordo di Parigi non hanno ancora presentato il piano di tagli da realizzarsi entro il 2030, come previsto  dall’articolo 4  della intesa. Un nodo centrale, infatti, sono i propositi  di riduzione  della CO2 che ogni Stato  deve aggiornare  ogni cinque anni per raggiungere  la neutralità  carbonica, cioè l’azzeramento delle emissioni  nette, nel 2050. Gli impegni presi a Parigi dovevano essere rivisti entro il 2020: 47 nazioni, circa un quarto dei sottoscrittori  dell’intesa del 2015,  non hanno ancora provveduto.  Altre 145 nazioni hanno previsto tagli modesti, troppo poco - dicono gli esperti -  per raggiungere  la meta di +1,5 gradi.

Gli obiettivi della COP 26

Emissioni azzerate entro il 2050 - Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi Celsius. Per raggiungere questi obiettivi, ciascun Paese dovrà accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone, ridurre la deforestazione, accelerare la transizione verso i veicoli elettrici ed incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Salvare gli habitat naturali - Incoraggiare i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici e metterli in condizioni di ripristinare gli ecosistemi in sofferenza. Costruire difese, sistemi di allerta rapida, infrastrutture e agricolture più resilienti per potere contrastare la perdita di abitazioni e vite umane a causa delle  migrazioni. Per raggiungere i due obiettivi in agenda alla Conferenza di Glasgow, i Paesi sviluppati devono mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno. Tutti i Paesi del mondo sono chiamati a lavorare insieme per rendere operativo l’Accordo di Parigi del 2015 e accelerare le attività volte ad affrontare la crisi climatica.

Dalla conferenza sul clima di Glasgow si attendono azioni efficaci

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