Lunedì, 18 Ottobre 2021
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Il 26 gennaio la giornata mondiale dei malati di lebbra

Il 26 Gennaio di quest'anno ricorre la 68esima Giornata mondiale dei malati di lebbra, istituita nel 1954 da Raoul Follereau, scrittore e giornalista francese. In Italia viene promossa dalla Associazione Italiana Amici di R.F. (AIFO) sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. La Lebbra o Morbo di Hansen è una malattia curabile, ma se non viene diagnosticata precocemente e trattata in modo adeguato, può determinare disabilità gravi e spesso permanenti. Le cause principali della sua diffusione sono rappresentate dalla mancanza di servizi sanitari e igienici appropriati, resi ancora più gravi dai pregiudizi culturali e dallo stigma per i segni che la malattia lascia sul viso e sul corpo.

La lebbra, dal greco lepròs "squamoso" è una malattia infettiva cronica causata dal batterio Mycobacterium leprae, scoperto dal medico Gerhard Armauer Hansen in Norvegia nel 1873. Colpisce la pelle e i nervi periferici, anche in modo molto invalidanti. Non si conosce con certezza l'epoca della comparsa, ma si pensa che abbia avuto origine in India o in Africa. I più antichi resti umani con segni indubbi di lebbra risalgono al II millennio a.C. Nel XIII secolo si ebbe la maggiore diffusione della lebbra in Europa e in altre parti del mondo.

La lebbra continua a colpire il continente africano e altri Paesi come: India, Brasile e Indonesia con almeno 200.000 contagi ogni anno. In Italia, la maggior parte dei casi è di importazione. La malattia ha un periodo di incubazione che va da uno fino a circa 10 anni; i sintomi più frequenti sono: febbre, cefalea e dolori nevralgici. Le prime strutture nervose coinvolte sono le piccole terminazioni distali cutanee. I grandi nervi periferici sensitivo-motori, vicini alla lesione cutanea, vengono coinvolti e danneggiati dalla reazione granulomatosa. I nervi più spesso colpiti sono, nell'arto superiore: l'ulnare, il mediano e il radiale, nell'arto inferiore: il fibulare e il tibiale. Dei nervi cranici sono colpiti il trigemino e il faciale.

Il Mycobacterium Leprae o bacillo di Hansen, bacillo alcol-acido resistente si colora con il metodo Ziehl Neelsen. La diagnosi della lebbra è clinica ed istologica. L'OMS definisce un caso di lebbra con almeno uno dei seguenti criteri diagnostici: presenza di una o più lesioni cutanee con alterazioni della sensibilità; ispessimento di uno o più nervi periferici con alterazione della sensibilità; reperto di bacilloscopia positiva per bacillo di Hansen.

Si possono distinguere quattro tipi di lebbra e le caratteristiche per individuarli. La più grave l'elefantiasi (elephantia) il cui nome corretto è filariosi linfatica, si manifesta con nodi e macchie spesse sulla pelle, pelle screpolata e nera; la tiria (tyria) associata alla pelle squamosa, viso e urine biancastre; la leonina, si manifesta con la perdita di sopracciglia, fronte sporgente, voce rauca, pelle e urine gialle e l'alopecia con perdita di capelli, viso e occhi rossi. Nella elefantiasi e tiria si manifesta inoltre diffuso formicolio alle gambe.

Dagli anni quaranta, la malattia è stata curata tramite gli antibiotici. Il trattamento di prima linea che viene intrapreso è costituito dalla associazione di dapsone e rifampicina. Il primo vaccino contro la lebbra fu scoperto nel 1987 dal medico venezuelano Jacinto Convit che ricevette la candidatura al Premio Nobel per la Medicina.

Il 26 gennaio la giornata mondiale dei malati di lebbra

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