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Il lockdown efficace e rapido nell'interrompere la catena di contagi della pandemia

Lo svela una ricerca delle Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore)

Una pandemia, quella causata dal Sars- Cov-2 che registra numeri record nel mondo e da cui l'Italia ha il diritto di difendersi per prevenire contagi di ritorno. Erano tredici i Paesi individuati a rischio nell'ordinanza del Ministero della Salute, ma alla lista sono stati aggiunti anche: Serbia, Montenegro e Kosovo. Restano e sono prorogate, almeno fino al 31 luglio le misure specifiche di distanziamento fisico, mascherine ed igieniche personali ed ambientali.

In Italia, l'efficacia del lockdown è stata fortissima ed estremamente rapido nell'interrompere la catena di contagio della pandemia da Covid - 19 ed adottata dalla popolazione in modo virtuoso.

Gli epidemiologi delle Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), per giudicare l'operato dei cittadini di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, rispetto alle restrizioni, hanno misurato i movimenti giornalieri dei telefoni cellulari. Si tratta di una indagine scientifica, statisticamente validata e pubblicata da ECli -MedicalMedicine (rivista inglese del gruppo Lancet). I ricercatori hanno ottenuto e analizzato su base spaziale e temporale l'intero patrimonio informativo dei movimenti dei telefoni cellulari, nelle tre Regioni più colpite dalla Covid-19, definendo quale movimento, uno spostamento del cellulare pari almeno a 2 chilometri.

I movimenti sono stati analizzati sia per valutare l'adesione della popolazione al "lockdown leggero", quello riferito al 23 febbraio, sia quello "rigido" decretato l'8 marzo. Per le restrizioni di febbraio, la mobilità si è ridotta del 20%, mentre per quelle di marzo la diminuzione ha raggiunto e superato l'80%. Utilizzando modelli avanzati di analisi statistica, gli studiosi  hanno messo in evidenza come l'efficacia del lockdown, specie nelle province  più colpite dalla pandemia, sia stata fortissima ed estremamente rapida nell'interrompere la catena di contagio.

"Queste indicazioni potranno rivelarsi di notevole utilità per eventuali future emergenze" - hanno osservato i ricercatori Marco Vinceti (docente di Igiene e Sanità Pubblica) e Tommaso Filippini (ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze) di Unimore, promotori della ricerca. Lo studio ha coinvolto altri Centri: la Scuola di Sanità pubblica della Università di Boston (epidemiologo Kenneth Rothman), il dipartimento di Sanità pubblica della Università Karolinska di Stoccolma (statistico Nicola Orsini), l'Azienda di modernizzazione di Milano TerrAria (Giuseppe Maffeis, Fabrizio Ferrari e Alessia Goffi). Volevamo portare il nostro contributo di ricerca - ha aggiunto Vinceti - sfruttando una rete di collaborazione interdisciplinare. Abbiamo potuto osservare una fortissima e crescente adesione della popolazione alle restrizioni della mobilità, forse dovuta, non solo agli obblighi  normativi, ma anche alla reale consapevolezza del rischio sanitario. Inoltre, si è verificato come l'efficacia del lockdown sia stata immediata, istantanea nelle aree più colpite dalla epidemia e dove le persone hanno rispettato maggiormente il messaggio di "stare a casa". Ora stiamo ricercando quali fattori, oltre ad una eventuale minore adesione alle restrizioni, abbiano allungato, in alcune province la rapidità di contenimento della epidemia".                                                                                                                     

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (1)

  • mi auguro che l’indagine scientifica, statisticamente validata e pubblicata da ECli -MedicalMedicine, non sia costata troppi soldi e non abbia richiesto troppe energie, perché nei giorni del "lockdown rigido" decretato l'8 marzo era sufficiente uscire a fare due passi col cane per rendersi facilmente e rapidamente conto che la mobilità si era drasticamente ridotta e quasi azzerata (perlomeno a Piacenza)

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