Venerdì, 19 Luglio 2024
Salute e medicina on line

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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Il vaiolo delle scimmie si diffonde nel mondo

Sono circa 200 i casi confermati. La malattia preoccupa, ma la trasmissione sembra bassa. Rischi per gli immunodepressi

I focolai di vaiolo delle scimmie, causati dal virus MPXV (monkeypox), hanno fatto scattare l’allarme per la rapida crescita.

In Africa centrale ed occidentale, il virus, ogni anno provoca migliaia di contagi e decine di morti ed è in aumento da oltre due decenni.

Negli ultimi mesi, sono stati diagnosticati circa 200 casi di malattia in 16 Paesi europei, USA, Canada ed Australia. In Italia, sono 6 i contagi accertati. Fino ad ora (25 maggio 2022), non sono stati segnalati decessi associati alla malattia.

L’identificazione di casi non vincolati a viaggi ad aree endemiche è un fatto inusuale - segnala una nota dell’OMS. Le azioni immediate per ora, sono una guida per proteggere dal contagio gli Operatori Sanitari di prima linea. Sono considerati a rischio coloro che hanno avuto contatto fisico con persone contagiate o con sintomi. I casi sono stati identificati principalmente, ma non esclusivamente, fra uomini che hanno avuto rapporti sessuali con uomini - scrive l’OMS - che prevede una situazione in evoluzione.

Nonostante la malattia appartenga alla stessa famiglia di virus del vaiolo, i sintomi sono più lievi e la guarigione avviene, di solito, entro due o quattro settimane, senza necessità di ricovero in ospedale. Può invece causare malattie gravi in alcuni gruppi di popolazione, come i bambini piccoli, donne in gravidanza e persone immunodepresse - ha precisato l’ECDC, il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie - che ha rilevato come la probabilità di diffusione sia molto bassa.

Dal Portogallo è arrivata la prima sequenza del genoma del virus. Per l’Equipe di ricerca del Department of Infectious Diseases National Institute of Health, a Lisbona, Monkeypox sarebbe più strettamente correlato ai ceppi rilevati nel 2018 e nel 2019 nel Regno Unito, a Singapore e in Israele. Si tratta di un virus a DNA a doppio filamento, la cui sequenza mostra che è del tipo mite dell’Africa occidentale, ma non è ancora chiaro se questo virus abbia subito cambiamenti che lo rendano più trasmissibile. L’Unione Europea ha raccomandato che i contagiati da MPXV (monkeypox) restino in isolamento fino a quando non saranno cadute le croste delle lesioni cutanee prodotte dal virus, per ridurre il rischio di contagi. Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC), ha chiesto che anche gli animali di compagnia mammiferi, delle persone infettate, restino in quarantena per evitare che il virus delle scimmie diventi una malattia endemica anche nel Vecchio Continente, come è già avvenuto in Africa centrale e occidentale. La preoccupazione dell’ECDC è importante, nel senso che esistono molti animali che sono potenzialmente suscettibili al vaiolo delle scimmie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riceve aggiornamenti su casi di vaiolo delle scimmie, attraverso meccanismi di sorveglianza consolidati per i Paesi endemici (Benin, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Ghana, identificato solo negli animali, Costa d’Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica del Congo, Sierra Leone e Sud Sudan).

EPIDEMIOLOGIA, CLINICA E PREVENZIONE

Il vaiolo delle scimmie è una zoonosi, dovuta ad un virus trasmesso all’uomo dagli animali, con sintomi molto simili a quelli osservati in passato nei pazienti con vaiolo, sebbene sia clinicamente meno grave.

Si deve sospettare questa patologia se presente febbre elevata, associata ad una eruzione cutanea (vescicole, pustole, croste). I sintomi possono essere lievi o gravi e le lesioni  molto pruriginose o dolorose; inoltre, cefalea, dolori muscolari, linfoadenopatia ed astenia. Le manifestazioni cutanee partono dal capo e si diffondono verso gli arti; iniziano con delle macule che successivamente diventano papule e poi vescicole al cui interno c’è un liquido che contiene il virus. La vescicola persiste per qualche giorno, quindi si rompe ed al suo posto rimane un piccolo segno. Presenta lo stesso andamento sintomatologico della varicella.

La diagnosi è prevalentemente clinica in base alla valutazione dei sintomi, anamnestica per zone di viaggio, occupazione e contatti. Per stabilire una diagnosi definitiva sono necessari: l’isolamento e la coltura virale, l’immunoistochimica per il rilevamento dell’antigene virale, il test immunoassorbente per la ricerca degli anticorpi (IgG e IgM) ed il rilevamento del DNA virale  specifico mediante la PCR (test molecolare).

Il virus vaiolo delle scimmie appartiene al genere Orthopoxvirus della famiglia Poxviridae. Il nome monkeypox deriva dalla scoperta iniziale del virus nelle scimmie in un laboratorio danese nel 1958. E’ trasmesso da una persona all’altra per stretto contatto con lesioni, fluidi corporei, goccioline respiratorie. Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 8 e 13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni.

La vaccinazione contro il vaiolo, sospesa nel 1977 e abolita nel 1982, ha dimostrato di essere protettiva contro il vaiolo delle scimmie. Esiste un vaccino ancora più specifico testato direttamente per il vaiolo delle scimmie e contemporaneamente per quello umano che sembra proteggere nei confronti di entrambe le infezioni. Si tratta di un vaccino innovativo (Jynneos) che è già stato approvato dalla FDA americana e può essere utilizzato per i contatti stretti di persone contagiate o nelle fasi prodromiche della infezione, per ridurre l’eventuale gravità della malattia. Sebbene anche un trattamento specifico antivirale(tecovirimat) sia stato approvato per il vaiolo delle scimmie, nel 2019 e nel 2022, queste contromisure non sono ancora ampiamente disponibili.

Ad oggi, tutti i casi i cui campioni sono stati confermati dalla PCR, sono stati identificati come infetti dal clade dell’Africa occidentale.

La sequenza del genoma di un campione di tampone di un caso confermato in Portogallo, ha indicato una stretta corrispondenza tra il virus del vaiolo delle scimmie che causa l’attuale focolaio e i casi esportati dalla Nigeria, nel Regno Unito, Israele e Singapore nel 2018 e nel 2019.

Sorveglianza dei contatti: secondo le indicazioni del Ministero della Salute, i contatti devono essere monitorati, almeno quotidianamente per l’insorgenza di segni/sintomi riferibili al virus MPXV, per un periodo di 21 giorni dall’ultimo contatto con un paziente o con i suoi materiali contaminati durante il periodo infettivo.

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