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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Individuata una terza sottovariante Omicron, ma la pandemia è in “fase di raffreddamento”

Per la maggiore contagiosità, rispetto alle altre varianti, Omicron ha preso il posto della Delta, un po’ ovunque nel mondo; al momento, Omicron 1 rappresenta la variante dominante con il 99,1% dei casi positivi al virus Sars-CoV-2.

Oltre alla Omicron 1, sono state isolate altre due sottovarianti: lignaggio BA.2 Omicron 2 che condivide 32 mutazioni con BA.1, ma ne ha 28 completamente diverse e Omicron 3 BA.3 che condivide la maggior parte delle mutazioni con BA.1 e BA.2, tranne una.

I ricercatori Jiahui Chen e Guo Wei della Università del Michigan (USA), in uno studio in pre pubblicazione hanno ricostruito un modello matematico per simulare l’infettività di entrambe le sottovarianti. Il lignaggio BA.2 è risultato essere 1,5 volte più contagioso di Omicron 1 e 4,2 volte più di Delta. Inoltre, sfuggirebbe al vaccino il 30% in più rispetto a Omicron 1 e 17 volte in più rispetto alla variante Delta. Entrambe le sottovarianti hanno caratteristiche simili a Omicron 1 per quanto riguarda contagiosità e letalità.

Da diversi studi è emerso come Omicron 2 abbia una capacità di sfuggire ai vaccini maggiore di BA.1, ma la riduzione della efficacia del siero è minore rispetto ai timori iniziali. Se con Omicron 1 è stata rilevata una riduzione di 23 volte della capacità di neutralizzare gli anticorpi rispetto al ceppo di Wuhan, con Omicron 2 la riduzione è di 27 volte. Con la terza dose di vaccino, la riduzione della efficacia vaccinale diminuisce notevolmente: 6,1 volte per Omicron1 e 8,4 per Omicron 2.

Il virologo italiano Guido Silvestri, professore alla Emory University di Atlanta (USA), spiega che le varianti Omicron causano una infezione clinicamente più lieve in quanto il virus è meno in grado di colpire il polmone dell’ospite.

Lo sviluppo e la eventuale dominanza epidemiologica di una variante virale più trasmissibile, ma meno cattiva è una forma classica di adattamento tra virus ed ospite. Per il virologo siamo in una “fase di raffreddamento della pandemia”, tesi confermata da studi sperimentali di Centri di ricerca di Hong-Kong, del Belgio e da dati clinici di SudAfrica, Gran Bretagna e altri paesi.

Omicron è molto diversa da Delta e dalle altre varianti di Sars-CoV-2, con 45 mutazioni aminoacidiche rispetto allo strain (ceppo) Wuhan, di cui 30 nella proteina Spike e 15 nel Receptor Binding Domain (RBD) che è la parte di Spike che si lega al recettore ACE2.

Per Silvestri, Omicron contiene una interessante e poco caratterizzata mutazione chiamata I142V; si tratta di una mutazione in una proteina che potrebbe influenzare la capacità mutagenetica del virus.

La diminuita patogenicità sembra essere dovuta alla minore capacità di infettare le cellule e di formare sincizi nel tessuto polmonare profondo a cui corrisponde un rischio minore di sviluppare una polmonite severa, a fronte di una aumentata abilità di infettare le cellule delle vie aeree superiori.

Lo scenario peggiore - evidenzia il professor Silvestri - è che Omicron faccia marcia indietro sulle mutazioni che la rendono poco incisiva e quindi torni ad essere efficace nell’infettare il polmone senza perdere la sua aumentata trasmissibilità.

Questa eventualità è piuttosto bassa, ma non impossibile e merita: una preparazione adeguata a livello di vaccini, di implementare gli antivirali, in particolare Paxlovid e l’anticorpo monoclonale Sotrovimab che sono efficaci contro Omicron, usandoli in modo diffuso in tutti i soggetti infettati a rischio, come ad esempio le persone di età superiore ai 65 anni e con malattie predisponenti alla Covid severa.

Individuata una terza sottovariante Omicron, ma la pandemia è in “fase di raffreddamento”

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