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Martedì, 24 Maggio 2022
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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

La guerra in Ucraina potrebbe portare alla fame dai 7 ai 13 milioni di persone

Guerra e povertà vanno di pari passo e i conflitti rimangono la prima causa di fame nel mondo; c’e il rischio che in tempi brevi tra i 7 e 13 milioni di persone in più, soffrano la fame a causa del conflitto in Ucraina.

La preoccupazione è del vice direttore generale della FAO (Agenzia ONU per l‘Agricoltura e l’Alimentazione), Maurizio Martina che evidenziaLa guerra in corso ha ulteriormente aggravato una situazione, già molto preoccupante. Ucraina e Russia sono tra i principali esportatori di prodotti come grano, orzo e semi di girasole. Incombe una emergenza alimentare per i milioni di ucraini profughi coinvolti nel conflitto e anche per oltre 50 Paesi in Nord Africa, Medio Oriente e Asia (Egitto, Bangladesh, Turchia, Iran, Libano, Tunisia, Pakistan), che dipendono per più del 30% del loro consumo di grano da Ucraina e Russia. Sono Paesi con situazioni, dove l’impatto di quello che sta avvenendo in Ucraina rischia di avere un immediato effetto negativo per la riduzione di alcuni beni essenziali”.

L’Eritrea importa grano, per il 50% dalla Ucraina e per il restante 50% dalla Russia. Somalia e le isole Seychelles importano il 100% del loro grano dalla Ucraina. L’Egitto, il 40% dalla Russia e il 60% dalla Ucraina. Il Congo dipende dalla Russia per il 60% di tutto il suo fabbisogno di grano.

«Questi Paesi - evidenzia il dottor Martina - hanno già grandi difficoltà. Molto dipenderà dalla durata del conflitto; le situazioni sono già sotto la nostra massima attenzione, ma devono essere poste alla riflessione anche della comunità internazionale. Si tratta di aree molto popolose e fragili sulle quali si sono innescati gli effetti legati alla pandemia ed ai cambiamenti climatici».

La FAO stima che ci possa essere, a livello globale, un incremento del prezzo del grano di circa l’8%, tenendo anche presente che il grano, per almeno il 35% della popolazione mondiale è un bene alimentare di primissima importanza. L’aumento dei costi della energia ha portato ad un aumento dei costi dei fertilizzanti, prodotti fondamentali per i raccolti, e ha tagliato anche le stime di raccolta in realtà molto fragili come l’Africa subsahariana, dove si ipotizza una riduzione generale della produzione equivalente di oltre 33 milioni di tonnellate di cibo.

«La condizione assoluta da perseguire - ha aggiunto il vicedirettore FAO - è quella della pace, per poi rilanciare la cooperazione internazionale ed il multilateralismo, lavorando con determinazione ad un nuovo modello economico, sociale ed ambientale che possa garantire una sicurezza alimentare minima per impedire alle persone di finire in uno stato di malnutrizione e fame».

La guerra in Ucraina potrebbe portare alla fame dai 7 ai 13 milioni di persone

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