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A cura di dottoressa Rosanna Cesena

Omicron potrebbe aiutare l’uscita dalla pandemia

I dati epidemiologici sulla Covid -19, riferiti al 21 gennaio, in Italia, registrano 9.781.191 contagi e 143.296 decessi, ed il monitoraggio delle varianti effettuato nell’ultimo mese, all’Istituto Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma dimostra che la variante Omicron è passata dal 35% all’80%. Il paziente affetto da questa variante è prevalentemente ambulatoriale e l’impatto clinico è limitato nella sua gravità - dicono gli esperti dello Spallanzani – dovuto alla capacità dei vaccini di prevenire la malattia grave.

Il Generale Francesco Figliuolo, Responsabile del Commissariato per l’Emergenza Covid, commentando l’andamento della curva dei contagi, spera che il plateau (picco) della quarta ondata sia ormai raggiunto e in una rapida uscita dalla emergenza. In questo momento, ha detto, abbiamo superato l’87% di persone totalmente vaccinate e siamo a 30,3 milioni di booster su una possibile platea di 39 milioni e mezzo di cittadini. Tutto ciò ha fatto sì che ci sia stata una buona barriera contro la variante Omicron.

Sul tema della durata della pandemia i vertici della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si dividono. Il Responsabile medico per l’Europa, dottor Hans Kluge ha affermato che Omicron dovrebbe segnare la fine della pandemia in Europa; per il Direttore generale dell’OMS, dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus  è invece, azzardato presumere che questa variante sia l’ultima, poiché, attualmente, nel mondo, le condizioni per la comparsa di altre mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono possibili.

SVELATA LA STRUTTURA MOLECOLARE DELLA VARIANTE OMICRON

Uno studio pubblicato sulla rivista Science dai Ricercatori della Università della British Columbia in Canada, ha svelato la struttura molecolare della proteina Spike propria della variante Omicron. I Ricercatori, attraverso una analisi condotta a risoluzione quasi atomica, hanno visto come la struttura molecolare della proteina aumenti la trasmissibilità e l’elusività della nuova variante, fornendo indicazioni per l’eventuale sviluppo di nuove terapie più mirate.

La proteina Spike di Omicron presenta 37 mutazioni inedite, un numero dalle tre alle cinque volte superiore a quello osservato nelle precedenti varianti. L’analisi strutturale, realizzata grazie alla microscopia crioelettronica, indica che diverse mutazioni (R493, S496 e R498) danno origine a nuovi legami ionici e legami idrogeno tra la Spike e il recettore ACE-2. Questi legami aumentano l’affinità del virus per le cellule umane, mentre altre mutazioni (come K417N) riducono la forza di questi legami. Questi risultati indicano che Omicron ha una maggiore affinità di legame rispetto al virus originario, con livelli più simili a quello che vediamo con la variante Delta – ha spiegato il coordinatore dello studio, professor Sriram Subramanian. Ulteriori esperimenti dimostrano che Omicron ha una capacità di eludere gli anticorpi che è maggiore rispetto alle precedenti varianti. Riesce, infatti a sfuggire ad alcuni anticorpi monoclonali testati, che risultano completamente inefficaci, e mostrano un’aumentata abilità nell’eludere gli anticorpi prodotti da persone vaccinate o guarite da Covid -19. Omicron sfugge meno alla immunità indotta dai vaccini, rispetto a quella generata dalla infezione naturale nei pazienti non vaccinati.

Omicron potrebbe aiutare l’uscita dalla pandemia

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