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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Podenzano

«Confessò un reato senza essere informato dei suoi diritti»: assolto

Era accusato di aver travolto una 67enne davanti all’Arp di Gariga lungo la Statale 654 per poi scappare. In aula l'arringa del suo legale, Vittorio Antonini: «Confessione irrituale». Il pm aveva chiesto due anni e due mesi, il giudice l'ha assolto

Si è concluso con un'assoluzione il processo nei confronti di un 24enne albanese accusato di lesioni stradali e omissione di soccorso e difeso dall’avvocato Vittorio Antonini. Secondo l’accusa circa alle 7 del 17 novembre 2016 il giovane travolse una 67enne davanti all’Arp di Gariga lungo la Statale 654 per poi scappare senza prestare aiuto. I carabinieri, ascoltati i testimoni oculari che videro l’auto (una Fiat Stilo blu, ma non chi guidava) travolgere la donna che - senza guardare aveva attraversato la strada a traffico intenso in un punto senza strisce e dove non era consentito, gesto che le costò una sanzione - sono risaliti all’intestatario della vettura. Ovviamente la targa del mezzo fu compiutamente individuata anche grazie alla telecamera all'ingresso di Podenzano. La donna riportò gravi traumi e non è parte civile nel processo perché già risarcita dall’assicurazione. I militari avendo quindi il nome dell’intestatario si presentarono alla sua porta: trovarono il padre il quale disse loro che l’auto quella mattina l’aveva il figlio per raggiungere il posto di lavoro. A quel punto, dopo qualche ora, i carabinieri andarono dal giovane che confessò quanto aveva fatto. Al termine delle indagini il ragazzo fu rinviato a giudizio e iniziò il processo che vide sfilare i testimoni oculari e alcuni militari. 

Nella giornata del 16 settembre il giudice Ivan Borasi l'ha assolto mentre il pm Sara Macchetta aveva chiesto per il pirata della strada due anni e due mesi. Il giudice depositerà le motivazioni della sentenza entro 90 giorni dal 16 settembre e si comprenderanno i motivi della decisione. Secondo la tesi della difesa innanzitutto non c’è la prova che alla guida ci fosse l’imputato «ma, soprattutto – ha spiegato l’avvocato Antonini durante l'arringa - stiamo parlando di una confessione, quella del mio assistito, irrituale perché avvenuta senza il rispetto delle forme dell’interrogatorio e delle garanzie connesse, tra le quali ricordiamo il non averlo informato delle contestazioni mosse, il non avergli detto della possibilità di consultarsi preventivamente con un legale». «Ciò  - ha proseguito l’avvocato Antonini - ha viziato tutto quello che ne è conseguito a cascata perché ha confessato in modo improprio, quanto detto dal giovane poteva essere una confessione quindi non genuina. I carabinieri una volta che il mio assistito ha detto che era stato lui hanno fermato le indagini senza fare ulteriori accertamenti (l’auto era effettivamente sul posto di lavoro ma alle 13.30 circa, dall’ora dell’incidente all’ora in cui i carabinieri si sono presentati poteva averla avuta in uso qualcun altro, per fare un esempio). Anche nei confronti del padre non è stata seguita la procedura corretta: non è stato informato della possibilità – riconosciuta dalla legge - di non rispondere alle domande in ragione dei vincoli di parentela con il figlio».

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