Baracchino, Dosi: «C’è stato dialogo in questi anni, nelle prossime ore verrà demolito»

La vicenda del Baracchino scalda il consiglio comunale. Il sindaco: «Non si può scindere la struttura dal gestore. Nei confronti di Bertorelli nessun accanimento. Nulla vieta di ricostruire un nuovo chiosco più simile a quello del 1930»

Il baracchino

Era prevedibile. Così come ha diviso l’opinione pubblica piacentina – e perfino il Pd locale - sui social network in questi giorni, la vicenda del Baracchino era destinata a scatenare un bailamme di commenti in consiglio comunale. A proporre la questione è stato il consigliere comunale Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) con una mozione d’ordine, chiedendo di affrontare il tema: «Invece che discutere sui giornali, dovremmo parlare qua». Invece, con soli 8 favorevoli e 12 contrari, il Consiglio non ha approvato e ha così impedito a Foti di affrontare il tema come ordine del giorno. Così la vicenda è stata discussa durante le comunicazioni.

«Prendo atto – ha dichiarato Foti - che il consiglio non voglia discuterne, fa bene perché in base a quanto si legge sui giornali si dovrebbe vergognare per come non affronta debiti e problemi economici di tanti soggetti. Potevamo dare una risposta di tipo amministrativo, dopo che il presidente della Fipe Christian Lertora ha detto che la politica non deve interessarsene. M’interessa poco della battaglia tra renziani e sinistra del Pd sul Baracchino. L’assessore Gazzola ci ha pure detto che si può abbattere e ricostruirne uno più nuovo e bello, si vede che ha ottenuto un parere dagli uffici. Non si può agire dopo 5 anni che una concessione è scaduta. Nulla da dire se questa disputa fosse avvenuta dopo qualche mese: non si può fare un atto urgente dopo 5 anni. Nell’ordinanza poi non c’è scritto che il termine per salvare il Baracchino è oggi. Pare che ci siano delle concessioni scadute in città anche da più anni. Se io tollero la situazione…Questo consiglio comunale aveva deliberato sui dehors, e poi ne hanno posizionati di diverso tipo. Se dobbiamo fare la caccia andiamo a vederli».

«È stato tardivo - ha aggiunto Marco Tassi (Pdl) - l’intervento del Comune. In questo consiglio si parla di massimi sistemi, e poi quando si parla di un problema della città e che ha rilevanza per l’opinione pubblica, non c’è la volontà di fare un dibattito sull’atto del Comune».

«La politica – ha detto il grillino Andrea Gabbiani - deve dare risposte. Noi dei 5 Stelle pensavamo a una sanatoria, che però toccherebbe al resto della città anche. Si poteva pensare a dare il titolo di “bottega storica” al chiosco, in relazione alla storia del luogo: però ci deve essere la proprietà del locale, e in questo caso manca perché il suolo è pubblico. Noi siamo per la legalità. Ci vuole però una commissione che dia risposte ai cittadini su questi temi. Sarebbe interessante avere il parere dell’avvocatura del Comune, per dare un indirizzo. Il deputato Bergonzi si intromette nelle questioni del Comune, potrebbe impegnarsi nelle sue due commissioni a Roma: ambiente e lavoro».

«Ci vuole un piano di rientro – è l’osservazione di Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza) - per risanare la situazione. Al netto di questo ritorna il tema della mancanza di spazi aggregativi». «Mi stupisco sempre di più – è l’intervento di Marco Colosimo (Piacenza Viva) -. In questi ultimi anni la pressione fiscale è aumentata del 35%, i parchi sono abbandonati, i pendolari hanno difficoltà a parcheggiare, le forme attrattive di investimenti faticano. Però il problema è abbattere un chiosco di chi non può pagare, e si parla solo di questo, mentre 3-4mila persone si sono riunite in una piazza per chiedere dignità nel mondo del lavoro».

«Spero che questo Baracchino – è la speranza di Lucia Girometta (Forza Italia) - rimanga, l’Amministrazione ci deve ripensare. Abbatterlo è deleterio. I miei figli hanno fatto lo Scientifico ed era un luogo di ritrovo». «Il luogo è significativo per molti – ha detto Federico Sichel (Pd) - l’Amministrazione è stata molto paziente in questi anni, ora credo che possa fare un ultimo tentativo estremo per vedere se si può rimanere nella Legge. Non sono convinto e sicuro che questo sia possibile, ma proviamo ad approfondire e a discuterne in commissione».

«Altri – ha aggiunto dai banchi del Pd Lucia Carella - sono stati sollecitati e richiamati all’ordine. Il fatto che sia storico non implica il fatto che possa non rispondere alle regole. È un luogo storico, che è cambiato nel corso degli anni: ritengo che in una commissione possa affrontare non solo questo caso singolo, ma il tema. I problemi di Piacenza sono ben altri, questo è secondario. Si può affrontare in commissione».

A difendere l’Amministrazione ci ha pensato Annalia Reggiani (Pd). «Faccio parte di quella generazione che ricorda il Baracchino. Mi stupisce però considerarlo un problema di primaria importanza. Si sta strumentalizzando sotto il profilo politico la questione per attaccare l’Amministrazione. Il gestore non ha risposto in questi anni, non ha pagato, non si è messo a posto: l’Amministrazione non ha potuto fare altro con un avviso di sgombero. Questa è una materia dirigenziale, il consiglio e la commissione non ha competenza. Stiamo usando il nostro tempo e la pazienza dei cittadini per cose che esulano  dalle nostre funzioni».

«L’amministrazione – ha tuonato contro Foti il rappresentante del Gruppo Misto Guglielmo Zucconi - si deve difendere per aver rispettato la legge. Concordo con Gabbiani per la prima volta e contesto chi parla della storicità del Baracchino: stiamo parlando di un abusivo che non paga le tasse, non della storicità di Palazzo Farnese. Non è una memoria storica, se lo è il Baracchino, lo sarebbero anche le case chiuse. Torniamo con i piedi per terra, anche nel Pd. Nessuno ha detto niente sui 4 milioni evasi che mancano dalla casse del Comune. Pensiamo solo alle cazzate».

«Cerchiamo di essere seri. Se un dirigente del Comune – ha sbottato Giovanni Castagnetti (Piacentini per Dosi) - emette un’ordinanza di questo tipo, di sicuro ha tutte le carte giuste. Discutiamone pure, tanto abbiamo parlato della pipì dei cani, ci sono paginatenei giornali sul gatto Silver. È più importante la sicurezza delle nostre strade. In questo dobbiamo essere cultori della legalità».

«Se non dobbiamo parlare del Baracchino – gli ha subito risposto Paolo Garetti (Lista Sveglia) - in consiglio perché ci sono cose più importanti, cosa avete mai fatto in questi 4 anni e mezzo se ci sono tutti questi problemi da discutere e risolvere? Il Baracchino è un problema per come è stato affrontato, sta creando un precedente. Cosa abbiamo aspettato a regolarizzarlo? Come mai un luogo storico di Piacenza sotto agli occhi di tutti è diventato abusivo? Manca la percezione delle regole, ormai è possibile fare tutto in città. C’è un doppiopesismo in città: dove interessa si fa rispettare la legge, in altri casi si può soprassedere. Se era la chiusura di un circolo di 4 persone ne parlavamo per ore.

«L’amministrazione – ha preso la parola il capogruppo del Pd Claudio Ferrari - si è preoccupata di mettere in regola un luogo. Si toglie credibilità se c’è polemica su questo provvedimento. Si vuole minare la credibilità, io mi fido del sindaco, dell’assessore e dei dirigenti». «Ho 76 anni, il Baracchino – è l’intervento di Lucia Rocchi dei Moderati -  fa parte della mia infanzia: andavo a prendere le granite in questo locale. Io lo difendo come struttura, e sono per la legalità. Ho insegnato ai miei alunni a rispettare le norme. Ed è giusto che l’Amministrazione abbia fatto di tutto in questi 5 anni per metterlo in ordine. Un conto è però il gestore, un conto è la struttura, che è cambiata nel tempo, però ha dentro la storia di questa città. Pensavo che si potesse confiscare al proprietario insolvente la struttura, visto che la demolizione ha pure un costo. Mandare le ruspe mi amareggia moltissimo. Faccio un appello: confiscate e non abbattete la struttura. Altrimenti devo pensare che questa Amministrazione procede con la distruzione, quando deve sistemare un problema, come già fece con le panchine tolte per motivi di ordine pubblico».

Il Baracchino è stato affrontato anche dal primo cittadino. «Il tema del giorno – ha risposto il sindaco Paolo Dosi agli interventi critici nei confronti del provvedimento - non è stato affrontato: ovvero l’accoglimento del Bando Periferie da 11 milioni di euro, e che coinvolge gran parte della città, in un progetto di recupero. Non ricordo una cifra così alta pervenuta al Comune. Voglio sottolineare l’operazione. Sottolineo il grande equilibrio dell’assessore Buscarini sul tema. Il proprietario non ha mai rinnovato la concessione, è abusivo dal 2011. Non ha pagato la concessione del suolo pubblico, gli abbiamo scritto e non ha aggiunto risposte. È una questione di legalità e rispetto delle regole, non si può rimanere impuniti e noi dobbiamo far rispettare le regole. Non si può scindere la struttura dal gestore. Non può rimanere lì in quelle condizioni, nulla vieterà di aprire un nuovo chiosco, che si rifaccia davvero a quello del 1930. Si potrebbe ricreare la struttura guardando alle foto dell’epoca. Il Baracchino ha un valore sentimentale e proprio per questo c’è stata sensibilità sul tema. Nessuno vuole privare di un luogo simbolico la città, ma dobbiamo restituire a quel luogo la legalità. Altre dieci strutture negli ultimi mesi hanno ricevuto gli avvisi e hanno risposto. Non c’è nessun accanimento nei confronti di questo caso. Ci sono norme che vengono fatte rispettare oppure no n vengono fatte rispettare. Abbiamo dialogato ma nelle prossime ore daremo il via alla demolizione». A margine della seduta un gruppo di consiglieri (Foti, Garetti, Girometta, Quagliaroli, Pallavicini, Colosimo e Tassi) si è accordato per convocare una seduta della commissione 1 venerdì 28 ottobre, che discuta del caso del Baracchino. Il presidente Stefano Perrucci (Pd) ha accolto la richiesta: la convocazione per ascoltare le relazione dell'assessore Buscarini e degli uffici potrebbe avvenire quando però del Baracchino potrebbe non esserci più traccia.

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