Cliniche, sotto i fari la gestione della fase iniziale dell’epidemia

La documentazione acquisita nelle case di cura Piacenza e Sant’Antonino al vaglio di polizia e Nas dei carabinieri

La documentazione acquisita nelle due case di cura "Piacenza" e "Sant’Antonino" è sul tavolo della polizia e dei carabinieri del Nas che dovranno ora analizzarla e poi riferire alla procura. Non si è fermata l’indagine - per ora alla fase iniziale - legata all’epidemia di coronavirus che ha flagellato Piacenza. L’attenzione del sostituto procuratore Antonio Colonna è incentrata sulla gestione dell’emergenza all’inizio dell’epidemia. Il fascicolo è aperto, ma per ora non vedrebbe né ipotesi di reato né indagati.

Le due case di cura, dove sono stati trasferiti alcuni pazienti contagiati, e alcuni di loro sono deceduti, sono diventate oggetto dell’attenzione della procura dopo alcuni servizi giornalistici sia sui decessi, sia sulla ipotetica presenza di un malato di coronavirus prima che emergesse il caso del cosiddetto “paziente 1” a Codogno.

La vicenda venne ripresa da Selvaggia Lucarelli, sul Fatto Quotidiano, e da Report (Raitre). In due comunicati - uno dei legali della proprietà delle cliniche e uno dell’Asl - si affermava che sì un paziente anziano di 85 anni era stato ricoverato alla Casa di cura Sant’Antonino e in seguito si era accertato che fosse positivo. Per la clinica, il primo tampone è stato eseguito alla Sant’Antonino il 24 febbraio. Per l’Asl no, il tampone è stato fatto in ospedale il 25 febbraio.

Secondo la clinica, il 17 febbraio il paziente proveniva dalla Neurologia dell’ospedale - aveva un danno cerebrale post traumatico - e aveva febbre alta. Veniva sottoposto a una terapia con antibiotici, ma purtroppo non reagiva. Dopo qualche giorno, il 24 febbraio, gli venne fatto un tampone e il responso fu di positività al Covid-19. Subito dopo veniva trasferito al pronto soccorso e poi ricoverato in ospedale, nel rispetto del protocollo.

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L’Asl, invece, conferma di aver trasferito il 17, dalla Neurologia dell’ospedale, un paziente anziano alla clinica Sant’Antonino. Lo stesso uomo, però, è tornato all’ospedale il 24 perché continuava a rimuovere il catetere vescicale, ma non avrebbe avuto sintomi riconducibili al Covid-19. Il giorno dopo, però, il 25 febbraio, all’85enne veniva eseguito un tampone che dava esito positivo al coronavirus. In Medicina d’urgenza, i sanitari avrebbero scoperto che pochi giorni prima, l’uomo era venuto a contatto con un parente proveniente dalla zona di Codogno.

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