9-9-'43: "Anche se ammazzati, questi soldati non moriranno mai"

Commemorazione del 9 settembre 1943, quando ci fu la prima insurrezione piacentina, a barriera Genova, contro i nazisti e decine furono i caduti. I discorsi, le immagini

caduti-039Intensa cerimonia, questa mattina, a barriera Genova, in occasione della commemorazione del 9 settembre 1943. Fu il giorno, infatti, della prima insurrezione contro il regime nazifascista ad opera dei piacentini, che respinsero i tedeschi proprio nella zona di barriera Genova, ai tempi margine della città.

Hanno partecipato i rappresentati delle associazioni combattentistiche e d'arma, oltre alle massime autorità civili cittadine.

LIBERAZIONE - "Autorità, cittadini, rappresentanti delle Associazioni combattentistiche - ha detto il vicesindaco Francesco Cacciatore -. Commemorare l'eccidio di Barriera Genova non significa - al di là della solennità della cerimonia ufficiale, che oggi vede riunite le istituzioni e la cittadinanza - rispettare unicamente i dettami della ritualità, ma vuol dire conferire, al ricordo, una dimensione collettiva che esprime partecipazione, sincera gratitudine, consapevolezza di ciò che questo episodio ha rappresentato per la nostra città e per il cammino verso la Liberazione".

"UN REGIME CHE SOFFOCAVA OGNI RESPIRO" - "Non c'è retorica, nel ricordo della Resistenza, né anacronismo - continua Cacciatore -. Perché la difesa di princìpi costituzionali della libertà e della democrazia, dell'uguaglianza e del rispetto delle differenze, è un dovere cui ciascuno di noi, oggi come allora, è chiamato ad adempiere quotidianamente. Lo dobbiamo a coloro cui rendiamo omaggio in questa ricorrenza, così come ai tanti di cui forse non conosciamo il nome, ma nei cui passi abbiamo trovato, già tracciata, la strada da seguire. I gonfaloni e i labari che incorniciano la cerimonia odierna, testimoniano la presenza importante delle associazioni combattentistiche e dell'Anpi, che ringrazio per la costanza e la dedizione nel tramandare ai giovani l'insegnamento prezioso di un passato che non possiamo dimenticare. Ho avuto modo di sottolinearlo più volte, anche intervenendo a questa stessa commemorazione: c'è una profonda e triste attualità, nelle vicende del 9 settembre 1943 così come nella rievocazione di ciò che la guerra è stata in un'Italia dilaniata dal conflitto civile, dall'oppressione straniera, da un regime dittatoriale che soffocava ogni respiro, ogni anelito di dialogo e confronto".

militari_8GUERRA - "Autorità, associazioni combattentistiche, cittadini tutti, il 9 settembre 1943 segna una data tragica per la nostra città - attacca il presidente della Provincia Massimo Trespidi -. Tragica per la barbara uccisione di militari e civili, vittime della furia nazista. Ma quel 9 settembre rivive anche come una data di speranza e di libertà. L'attacco alla città coincise, infatti, anche con l'inizio della guerra di liberazione nazionale. L'Italia, arresasi agli alleati l'8 settembre, uscì dall'alleanza con Germania e Giappone e decise di rialzare la testa e iniziare una nuova battaglia di libertà. Come già sottolineato in alcuni discorsi precedenti, resto un profondo assertore del principio del rifiuto della guerra come metodo per risolvere le controversie tra i popoli".

AFGHANISTAN - "Sono passati meno di due mesi dalla morte in Afghanistan del primo maresciallo Mauro Gigli e del caporalmaggiore capo Pierdavide De Cillis - continua Trespidi -. Un attentato terrorista ha spezzato le loro vite e ferito il "nostro" capitano Federica Luciani nel corso di una missione di pace. I nostri militari erano alle porte di Herat per rimuovere ordigni esplosivi improvvisati, mezzo subdolo e tremendo per seminare terrore e morte. Nel tentativo di bonificare l'area sono rimasti vittime di un'esplosione. Allora come oggi quelle vite portano con sé l'alta marca della lotta per la pace e la libertà, per portare la democrazia laddove la democrazia non è presente, è un desiderio di qualche intellettuale illuminato. Cambiano i luoghi, cambiano i tempi, ma il nemico rimane uno: l'estremismo. Non c'è una ragione che giustifichi la morte di innocenti, di ragioni ce ne sono tante per opporsi con ogni mezzo alla dittatura e alla feroce negazione delle libertà.

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LA SCELTA CONTRO L'OPPRESSIONE - "Ci furono intellettuali - conclude il presidente della Provincia - che nella Francia occupata dissero: "Mai siamo stati tanto liberi come sotto l'occupazione tedesca". L'occupazione, infatti, ha posto il popolo civile di fronte a una scelta, appunto quella tra la libertà e l'oppressione. Una scelta tanto più autentica quanto più la situazione obbligava a prendere una netta e ferma posizione. Da quella scelta "totalmente responsabile", perché assunta in piena solitudine e in assoluta necessità, nasceva la più forte delle "Repubbliche", nata dalla convinzione, frutto della consapevolezza. Così, dal vuoto lasciatoci dai caduti, oggi come allora può rinascere l'iniziativa, la speranza, la ricerca. Per questo, parafrasando le parole di Giovannino Guareschi a distanza di 67 anni possiamo dire che, "anche se ammazzati, questi soldati non moriranno mai".

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