Emodialisi a domicilio, Piacenza parte con un’esperienza pilota in Emilia Romagna

È partito a Piacenza un progetto pilota, unico in Emilia Romagna, per rendere autosufficienti le persone e consentire loro di effettuare i trattamenti quotidiani a casa, senza dover andare ogni volta in ospedale

Migliorare la qualità di vita del paziente in dialisi oggi si può, grazie all’emodialisi a domicilio. È partito a Piacenza un progetto pilota, unico in Emilia Romagna, per rendere autosufficienti le persone e consentire loro di effettuare i trattamenti quotidiani a casa, senza dover andare ogni volta in ospedale.

Attualmente, le esperienze attivate sul territorio riguardano cinque pazienti. Tre di questi sono anziani che vivono nella sede di via Campagna dell’Asp Città di Piacenza. È la prima volta in Italia che si trattano in una Casa residenziale per anziani (RSA) ben tre persone: in Toscana sta partendo un'iniziativa analoga, ma che riguarda un solo utente.

Grazie alla sinergia tra il personale della struttura e medici e infermieri di Nefrologia e Dialisi, da qualche settimana le cure possono essere effettuate direttamente all'Asp, senza che sia più necessario un trasporto in reparto. Anche se solo poche centinaia di metri distanziano ospedale e ex Vittorio Emanuele, per i tre malati si tratta di un salto di qualità notevole: i trasporti, specie in condizioni di tempo disagevole (la calura estiva, il freddo invernale ma anche la pioggia) creavano spesso malori e necessità di ricovero. I pazienti, di età compresa tra i 74 e gli 86 anni, hanno esigenze diverse: due sono autosufficienti, mentre uno si muove utilizzando una carrozzina. Per tutti i benefici sono ormai accertati.

Le apparecchiature installate all’Asp sono tutte di ultimissima generazione, di produzione americana e consentono di limitare i trattamenti a sole due ore, da ripetersi più volte alla settimana. “Si tratta di una dialisi più “dolce” – evidenzia il direttore di Nefrologia e dialisi Roberto Scarpioni – perché la terapia è continua, più diluita e quindi più fisiologica”. Le ricadute cliniche sono già evidenti: “Ci aspettiamo, e già se ne vedono i segni, un miglioramento dell'anemia e della pressione arteriosa”. Anche il quadro clinico migliora con miglior controllo dell’equilibrio idro-elettrolitico: “Quindi auspichiamo di poter anche limitare i farmaci”. Oltre ai benefici per i pazienti, questa gestione a domicilio permette al sistema sanitario provinciale di risparmiare risorse.

Per quanto riguarda gli altri due pazienti che effettuano l’emodialisi a domicilio, si tratta di un uomo e una donna rispettivamente di 51 e 58 anni. Per loro l’opportunità di effettuare comodamente il trattamento a casa è stata una vera e propria rivoluzione di vita. Prima, per entrambi, il lavoro e l’organizzazione familiare dovevano ruotare attorno ai viaggi e alla permanenza in ospedale. Oggi, invece, possono anche spostarsi (uno dei due fa l’agente di commercio) e fare i trattamenti ovunque si trovino. “L’apparecchiatura è contenuta in un trolley a rotelle, che si può quindi spostare e portare con sé anche in occasione di viaggi”.

Fino a qualche mese fa c’era un altro piacentino, di 42 anni, che effettuava la dialisi a casa: grazie a un trapianto al rene, oggi la persona non ha più bisogno dei trattamenti.

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Alla recente ma significativa esperienza dell’emodialisi domiciliare, il reparto guidato da Scarpioni affianca una consolidata e rilevante attività di dialisi peritoneale. In 36 anni i pazienti curati a casa sono stati oltre 600: “Questo fa del nostro centro – evidenzia il primario – uno dei riferimenti, per casistica, del sistema emiliano romagnolo”. Non a caso Scarpioni è stato chiamato a far parte della commissione di esperti che sta scrivendo il testo della legge regionale che regolamenterà i trattamenti dialitici a domicilio. “Entro la fine dell’anno – anticipa – dovrebbe essere deliberata questa normativa quadro che terrà conto e beneficerà degli esiti del nostro progetto piacentino”.

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