Operaio travolto e ucciso dal Tir alla Gls, assolto il camionista

Colpo di scena nell'ultima udienza del processo in tribunale a Piacenza per la tragedia avvenuta nel settembre del 2016 davanti alla ditta di Montale. Il pm aveva chiesto 8 mesi di condanna

La tragica scena (Foto E.Gatti)

Colpo di scena al processo per la morte dell'operaio egiziano Abd El Salam, 53 anni, morto sotto le ruote di un Tir davanti alla Gls logistica, durante un sit-in di protesta il 14 settembre del 2016. Il conducente del camion, Alberto Pagliarini, 46 anni, imputato di omicidio stradale, è stato assolto dal giudice monocratico Gianandrea Bussi, pm Monica Bubba, al termine dell'ultima udienza che si è tenuta la mattina dell'8 luglio in tribunale a Piacenza. Il pm titolare Emilio Pisante aveva chiesto, il 27 gennaio scorso, la condanna a 8 mesi di reclusione, mentre la difesa, Romina Cattivelli e Guido Colella avevano chiesto l’assoluzione.

romina cattivelli avvocato-2«Sono soddisfatta decisione del giudice - ha affermato Cattivelli - perché questa vicenda, certamente triste, ha visto coinvolto il mio cliente per tre anni. Lui, come accertato dal dibattimento, non ha alcun tipo di responsabilità». Dei tanti avvocati difensori di parte civile, che rappresentavano la famiglia dell’egiziano, in aula c’era Augusto Cornalba (Foro di Lodi) che assiste la madre e 5 tra fratelli e sorelle. «Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza - ha dichiarato - nel frattempo continueremo la causa civile e aspettiamo di vedere se il pm impugnerà o meno la sentenza». Antonio Salerni (Foro di Roma) assiste la moglie dell’operaio egiziano e un figlio oltre all’Usb, l’avvocato Mario Angelelli altri due figli. Tutti avevano chiesto un risarcimento di 500mila euro per ogni familiare. Si conclude così il primo grado di un processo che, fin dalla tragica morte di Abd El Salam, aveva provocato accese reazioni, polemiche e critiche sia alla procura, da parte del sindacato, sia al mondo della logistica. Abd Ed Salam, aveva perso la vita il 14 settembre 2016 schiacciato da un tir in via Riva, all’uscita del magazzino della Gls.

Secondo l’accusa, la zona era illuminata e il camionista avrebbe dovuto usare maggiore prudenza. Il pm, però, aveva chiesto la condanna, ma aveva anche sollecitato le attenuanti ritenendo che esistesse una corresponsabilità dell’operaio, che si sarebbe messo davanti al Tir nell’intento di bloccarlo, un gesto di protesta a sostegno di un sit in di altri lavoratori dell’Usb che si trovava lì vicino. I difensori, Cattivelli e Colella, avevano subito affermato che il camionista, che aveva rispettato i limiti di velocità, non aveva colpe né avrebbe potuto prevedere quel gesto. La situazione era tranquilla, come hanno dimostrato le telecamere, e il sit era distante dall’uscita. Quando è stato visto Abd El Salam sdraiato davanti al tir, in un punto non visibile dalla cabina, era troppo tardi e l’autista non ha nemmeno sentito le urla di alcuni poliziotti che gli dicevano di fermarsi. La stessa linea della non prevedibilità dell’incidente l’aveva sostenuta anche il responsabile civile (l’assicurazione), l’avvocato Francesco Lo Curcio: l’autista è stato diligente e ha guardato a sinistra verso il sit in e i manifestanti erano sul marciapiede. Non ci sono prove che l’operaio avesse battuto con le mani sul frontale del Tir, anzi: la polizia dice di averlo visto a terra che sferrava calci al mezzo pesante.

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Ma le parti civili avevano sostenuto che l’autista era stato imprudente. Il cronotachigrafo aveva registrato una velocità di 10 km/ora per una decina di secondi, segno che il mezzo non si è fermato subito. Inoltre, a rendere precaria la visuale dal posto di guida c’erano delle scritte adesive situate sotto il parabrezza. Il camionista non poteva vedere, tanto che non si è accorto nemmeno dei poliziotti che si sbracciavano e gli urlavano di fermarsi. Avrebbe dovuto usare una maggior prudenza. L’operaio, inoltre, secondo le parti civili, era a una decina di metri e non sotto il muso del tir.

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