I carabinieri ripuliscono i Giardini Margherita: «Non c'è più spazio per chi vuole delinquere»

Trenta militari e un'unità cinofila della Guardia di Finanza hanno battuto palmo a palmo il parco e fermato decine di persone, quasi tutte straniere. Il controllo ha portato ad alcuni arresti e al sequestro di cocaina e hascisc. Il comandante provinciale dell'Arma: «Non c'è più spazio per chi vuole delinquere»

Un momento dei controlli ai Giardini Margherita (foto Gatti)

Maxi blitz antidroga dei carabinieri della Compagnia di Piacenza ai Giardini Margherita nel pomeriggio del 10 novembre. Trenta militari e un'unità cinofila della Guardia di Finanza hanno battuto palmo a palmo il parco e bloccato decine di persone, quasi tutte straniere. Il controllo, coordinato dal maggiore Stefano Bezzeccheri e dai comandanti della stazione carabinieri Levante e della stazione di Piacenza Principale, ha portato ad alcuni arresti e al sequestro di cocaina e hascisc ben nascoste nei cespugli. Diverse le posizioni al vaglio di alcuni immigrati.

Contemporaneamente sono anche scattate alcune perquisizioni domiciliari. Uno degli stranieri ha cercato di scappare ma è stato bloccato: in casa aveva cocaina. Il blitz è scattato alle 16 quando sono stati chiusi tutti i cancelli del parco. Sul posto anche il comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Corrado Scattaretico: «Vogliamo dare un segnale forte alle persone che pensano che questo parco è terra di nessuno. Non c'è più spazio per chi vuole delinquere. E i cittadini onesti hanno il diritto di sentirsi sicuri e di poter frequentare la zona senza avere paura». 

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Da anni una delle aree verdi più belle della città è effettivamente diventata una piazza di spaccio a cielo aperto. Carabinieri, polizia e polizia municipale (diversi i blitz delle volanti e della municipale nei mesi scorsi) hanno fatto e fanno del loro meglio (con le risorse che hanno) per constrastare il fenomeno quotidianamente. «Lo spaccio ai Giardini Margherita, dove abbiamo effettuato 35 arresti in pochi mesi - ha spiegato nelle settimane scorse il maresciallo Pietro Semeraro della stazione Levante - si è evoluto: c'è chi fornisce la droga all'ingrosso, chi la dà materialmente ai clienti in piccole dosi (i "cavallini") e chi invece custodisce i soldi. Due le persone che tirano le fila e una terza che si muove in bicicletta e che cambia ogni volta. Si tratta per lo più di gambiani, quasi sempre richiedenti asilo: una catena di "montaggio" ben rodata». Un senso di insicurezza, quello denunciato da tempo dai residenti, che cresce spesso nelle ore serali quando la zona, in generale, è teatro di risse (ultima quella di via Pozzo qualche giorno fa) ma anche di comportamenti al limite della decenza che non fanno altro che alimentare il disagio di chi invece, italiano o no, ha il diritto di vivere senza paura nel Quartiere Roma. 

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