Inchiesta Levante, contestati altri reati: tortura, abuso e falso

Quattro militari sono accusati di aver schiaffeggiato e lasciato nudo un ragazzo nel cortile; per il maresciallo e il maggiore contestate invece irregolarità di alcuni atti. Nuovi interrogatori in procura e nel carcere di Pavia. La prossima settimana, l’incidente probatorio con sette persone che dicono di aver subito violenze dai carabinieri

La Caserma Levante

Spuntano nuove accuse nell’inchiesta che vede al centro alcuni militari della caserma Levante. A quattro carabinieri, tre in carcere e uno ai domiciliari, la procura contesta il reato di tortura. All’ex comandante, il maresciallo Marco Orlando, e all’ex comandante della compagnia, il maggiore Stefano Bezzeccheri, vengono invece contestati rispettivamente un altro falso e un abuso d’atti d’ufficio. Intanto, è stato fissato l’incidente probatorio, che si svolgerà in due giorni la prossima settimana, in cui verranno ascoltate sette persone che lamentano violenze da parte di alcuni dei carabinieri coinvolti nell’inchiesta. Il 2 ottobre, sono stati interrogati - in procura e nel carcere di Pavia - i carabinieri indagati. A quattro persone in servizio alla Levante - tra cui Giuseppe Montella e Daniele Spagnolo, entrambi ascoltati oggi dai magistrati - i pm che indagano sui presunti abusi commessi tra il 2018 e il 2020 hanno contestato un nuovo reato di tortura. La contestazione è anche per Salvatore Cappellano (difeso dall’avvocato Paolo Fiori) e per Giacomo Falanga (assistito dagli avvocati lodigiani Daniele Mancini e Paolo Molaschi). Questi ultimi due non sono stati sentiti.

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L’episodio risalirebbe al fermo di un ragazzo di 19 anni. Il giovane, secondo le accuse sarebbe stato schiaffeggiato e poi lasciato seminudo nel cortile della Levante. Il maresciallo, invece, dovrà rispondere di un altro reato di falso, mentre il maggiore di un altro abuso d’ufficio, per aver omesso di segnalare alcuni particolari in una relazione. Tutti, tranne Orlando che si è avvalso della facoltà di non rispondere, hanno risposto alle domande dei tre magistrati: il procuratore Grazia Pradella, che si è recata in carcere a Pavia, e ai sostituti Matteo Centini e Antonio Colonna, in procura. Nel frattempo, a Pavia, il procuratore Pradella ha interrogato anche l’appuntato Angelo Esposito (difeso dagli avvocati Mariapaola Marro e Pierpaolo Rivello) in relazione alla conferma di precedenti dichiarazioni. Le persone ascoltate erano assistite dai rispettivi avvocati. La pattuglia delle toghe era composta da Cosimo Pricolo e Wally Salvagnini (per Bezzeccheri), Francesca Beoni (per Spagnolo), Antonio Nicoli (per Orlando). A Pavia, invece, si sono recati Giuseppe Dametti ed Emanuele Solari (per Montella). Intanto uno dei presunti spacciatori, Tiziano Gherardi, ha ottenuto i domiciliari. Era stato ascoltato nei giorni scorsi e aveva collaborato. E' difeso dagli avvocati Carlo Bordi e Ascanio Sforza Fogliani. 

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