La difesa al Tribunale della Libertà: «Rimettete in libertà quel carabiniere della Levante»

Primo riesame di un militare dopo l’inchiesta sulla caserma Levante. Il pm Colonna: confermare il carcere, c’è il rischio di inquinamento delle prove. La decisione del giudice potrebbe arrivare entro Ferragosto

La stazione Levante (Repertorio)

Si è svolto a Bologna il primo Tribunale della libertà per uno dei carabinieri coinvolto nell’operazione Odysséus, che ha portato a dieci ordinanze (cinque i militari tuttora in carcere) nei confronti di altrettanti appartenenti all’Arma e di altre 13 persone, per lo più spacciatori. 

Davanti al presidente del Riesame, Rocco Criscuolo, si è presentato, la mattina del 12 agosto, il carabiniere Daniele Spagnolo, apparso provato, assistito dall’avvocato Francesca Beoni. Presente in aula anche il sostituto procuratore Antonio Colonna, titolare dell’indagine, con il collega Matteo Centini, che è coordinata dal procuratore capo Grazia Pradella.

Beoni ha chiesto di annullare l’ordinanza di custodia cautelare, rimettendo quindi in libertà il carabiniere, oppure di concedergli gli arresti domiciliari a casa dei genitori in Sicilia. Di parere opposto il pm Colonna, secondo il quale i domiciliari non sarebbero sufficienti per evitare un inquinamento delle prove (come stabilito dal gip dopo l’interrogatorio di garanzia confermando la custodia in carcere). «Ho invitato il Tribunale - ha affermato Beoni - a leggere solo la posizione di Spagnolo, e inserirla nel contesto della stazione carabinieri Piacenza Levante, e verificare il reale apporto del mio assistito rispetto ai fatto contestati dalla procura».

Il Tribunale della libertà ha 30 giorni per decidere sull’ordinanza, ma la sensazione è che si potrà avere una risposta anche entro la settimana.

Spagnolo deve rispondere di diversi reati - dalla truffa al falso, all’arresto illegale all’omissione della segnalazione alla prefettura di due consumatori - ma secondo Beoni alcune di queste contestazioni potrebbero essere riviste alla luce dei risultati di alcune indagini difensive.

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L’inchiesta sui fatti avvenuti fuori e dentro la stazione Levante non si ferma nemmeno a Ferragosto. La mole di persone da sentire è ingente. Al gruppo dei militari della Levante, si è aggiunto di recente un altro carabiniere che risulta solo indagato per un reato di omissione e la sua pozione sarebbe ritenuta marginale dagli inquirenti. Ma gli interrogatori dei giorni scorsi, tra cui quello dell’appuntato Giuseppe Montella - considerato uno dei leader dal sodalizio tra carabinieri e pusher per gestire una considerevole parte del traffico di stupefacenti a Piacenza durante il lockdown - e di El Mehdi Ghormy avrebbero portato nuova benzina nel serbatoi della procura. E a interrogare, ma soprattutto verificare e cercare riscontri, numerose persone ci sono i finanzieri e la polizia locale. Che l’indagine si stesse allargando era apparso chiaro da giorni. Ora si attende che emergano gli sviluppi che porteranno al coinvolgimento di altre persone e alla contestazione di nuovi reati.

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