Levante, la procura prepara le carte per l’interrogazione in Parlamento

Il deputato Cirielli (FdI) aveva chiesto spiegazioni al ministro Bonafede sul sequestro della caserma Levante. Intanto, altri due escono dal carcere e vanno ai domiciliari. Per gli inquirenti c’è stata “piena collaborazione”

La procura generale ha chiesto informazioni alla procura della Repubblica di Piacenza per rispondere all’interrogazione del deputato Edmondo Cirielli (FdI) presentata al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sull’inchiesta che vede coinvolta una decina di carabinieri e il sequestro della caserma Levante, in via Caccialupo. E’ stato questo il primo caso in Italia di una caserma dei carabinieri sequestrata. Intanto, altre due persone finite in carcere hanno ottenuto gli arresti domiciliari: Megid Seniguer e El Mehdi Ghormy.

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE Il deputato di Fratelli d’Italia, intervenuto subito il 22 luglio, cioè il giorno degli arresti, aveva scritto che « il sequestro di una caserma, oltre ad essere un fatto stravagante e senza precedenti, rappresenta una lesione degli interessi dello Stato. Siamo di fronte, infatti, ad una evidente intromissione nelle funzioni del Governo che, inevitabilmente, avrà ripercussioni anche sugli abitanti di Piacenza, in quanto saranno privati di un importante presidio di sicurezza, per eventuali colpe di taluni carabinieri e non certamente della Istituzione che essi rappresentano e di cui dobbiamo essere orgogliosi». Cirielli aveva anche proposto un esempio: «E’ come se di fronte ad un reato commesso da un pm (cosa che capita non raramente) venisse sequestrata la Procura dove egli presta servizio». Poi, il parlamentare, che è anche uno dei questori della Camera, aveva parlato di interrompere la «spettacolarizzazione degli atti giudiziari».

Fin dalla conferenza stampa, tenuta dal procuratore capo Grazia Pradella, con i sostituti Antonio Colonna e Matteo Centini, era stato spiegato che si trattava di un sequestro probatorio e che a essere sequestrata era stata la caserma che ospita la stazione. Pochi giorni dopo, i carabinieri posizionarono una stazione mobile e alcuni uffici della ex stazione sono stati trasferito nel comando attiguo dei carabinieri forestali, proprio per non interrompere un servizio importante per i cittadini. Sui tempi lunghi del sequestro, poi, si è inserita anche la richiesta di un incidente probatorio, il 28 luglio. Il giorno prima era stato chiesto un accertamento tecnico, da parte della procura, che consisteva nella copia forense dei dispositivi elettronici dei carabinieri coinvolti e dei computer. Il 28 era in programma un intervento del Ris per cercare eventuali tracce ematiche o biologiche. Ma i Ris vennero fermati dalla richiesta di incidente probatorio, avanzata dai difensori dell’appuntato Angelo Esposito, gli avvocati Mariapaola Marro e Pierpaolo Rivello. I legali, però, non avrebbero richiesto la sospensione dei termini feriali - il lavoro del Tribunale riprenderà a settembre - e il giudice per le indagini preliminari non ha potuto così fissare l’incidente probatorio.

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ARRESTI DOMICILIARI Nel frattempo, altri due arrestati nell’operazione Odysséus sono usciti dal carcere. Dopo un lungo interrogatorio davanti al pm, avvenuto nei giorni scorsi, sono stati concessi gli arresti domiciliari al piacentino Megid Seniguer, difeso dall’avvocato Vittorio Antonini, e al marocchino El Mehdi Ghormy, assistito da Angelo Rovegno. Entrambi sono accusati di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. A far decidere il gip a concedere loro i domiciliari sono stati i risultati dei lunghi interrogatori dove ci sarebbe stata la “piena collaborazione” con gli inquirenti. Tanto che la stessa procura aveva dato parere favorevole a una modifica della misura cautelare. Insomma, i due avrebbero chiarito nei dettagli il meccanismo del presunto spaccio di droga che sarebbe stato gestito dai carabinieri arrestati e da alcuni pusher.

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