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Paolo Colagrande

Paolo Colagrande

Lo scrittore Colagrande alla Passerini Landi: appuntamento il primo febbraio

Tra le opere pubblicate da Paolo Colagrande sono da ricordare "Kammerspiel" e "Dioblú" e "Senti le rane" che ha vinto il Premio Selezione Campiello 2015

Lunedì primo febbraio alle 16.30, presso la sala Augusto Balsamo della biblioteca Passerini Landi in via Carducci 14, si terrà una conversazione tra lo scrittore piacentino Paolo Colagrande, già vincitore nel 2007 con il suo romanzo d'esordio "Fìdeg" (Alet edizioni) del Premio Campiello nella sezione Opera prima, e il giornalista Giorgio Lambri. Tra le opere pubblicate da Paolo Colagrande sono da ricordare "Kammerspiel" (Alet) e "Dioblú" (Rizzoli), mentre più recentemente il suo ultimo romanzo "Senti le rane" (Nottetempo) ha vinto il Premio Selezione Campiello 2015.

«Ogni libro lascia un segno – ha commentato Colagrande nel corso di un’intervista a Youbookers nel maggio 2015 - lo lasciano anche i libri brutti, perché senza la bruttezza il gusto non si sperimenta e non reagisce. L'esercizio del gusto è un processo chimico complesso, autodidattico, ha bisogno anche di bruttezza, oltre che di lentezza e indolenza, di vizi capitali già sedimentati. E' un viaggio pigro e tutto all'interno di una nostra meccanica affettiva e pensante. Io il viaggio l'ho cominciato nell'estate in cui ho compiuto quindici anni, dopo esser stato rimandato, e questo non è un particolare da niente perché la rimandatura – meritata e, alla lunga, salvifica – mi era caduta addosso come una condanna a morte, con tutta la sua cifra penitenziale e uno strascico di infamia. E ho cominciato così: "Sono giovane, ricco e colto. E sono infelice, nevrotico e solo", prime parole – bellissime, non mie e neanche adatte a me (mai stato ricco e mai stato colto), del romanzo/confessione di Fritz Zorn, "Il Cavaliere la morte e il diavolo", preso in prestito e subito adottato come mia guida nell'agonia. E proprio tra agonia, condanna e morte, con incursioni di diavoli e cavalieri – tutti temi stupendi da cui bisogna partire per cercar di capire un po' le cose, guardarsi addosso e cominciare a divertirsi – si può sguazzare all'infinito, come ho fatto da lì in poi, e non c'è bisogno di segnare le tappe, si indovinano tutte».  

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