Napolitano al Festival: «L'Europa non sta crollando. Basta muri e filo spinato»

Si è aperta ufficialmente con il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, l'ottava edizione del Festival del Diritto: «L'Europa è il futuro. I conati neo-nazionalistici, i rozzi tentativi di ristabilimento di barriere ai confini sono anacronistici»

Dosi e Napolitano

Si è aperta ufficialmente con il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, l'ottava edizione del Festival del Diritto. A piedi, con Stefano Rodotà,  il senatore a vita ha raggiunto palazzo Gotico dall'Albergo Roma. Ad attenderlo il sindaco Dosi che lo ha accompagnato nella sala monumentale che nel frattempo aveva registrato il tutto esaurito.

Dopo la lettura del messaggio presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il saluto del primo cittadino e l'introduzione di Stefano Rodotà, responsabile scientifico della kermesse, Napolitano ha parlato per quasi un'ora di Europa e migrazioni: «Da tempo l'Europa appare agli europei - e non solo ad essi - ripiegata su sé stessa, dominata dalle sue dispute interne e dalle sue divisioni, segnata dalla difficoltà a decidere tempestivamente e con efficacia. Attribuire le regressioni economiche e le sofferenze sociali che abbiamo attraversato nei nostri paesi alle carenze, unilateralità o rigidità delle politiche anti-crisi adottate dopo il 2008 dalle istituzioni dell'Unione e dai governi nazionali dei suoi Stati membri, anziché a una crisi globale originata ed esplosa fuori dall'Europa, ha rappresentato, dal punto di vista europeo, una masochistica distorsione».

E sui fenomeni migratori: «Quel che conta oggi è che l'Unione Europa s'imponga ai recalcitranti che si agitano nel suo seno (come già dinanzi a altre necessarie innovazioni), giunga senza più tergiversazioni almeno alle scelte già delineate per mettere ordine e per esprimere concreta solidarietà nelle risposte all'ondata dei profughi. E insieme quel che conta è riflettere, e aprire un fronte di battaglia politica e culturale, su quanto è accaduto e accade in certi paesi, in certi luoghi d'impatto con l'ondata dei profughi. 
Il senso e la moralità dell'essere europei si sono rispecchiati in tutte le operazioni di salvataggio e assistenza per una parte significativa dei disperati che rischiavano di perire per bussare alle nostre porte. Ma quanto cinismo, quanto burocratismo e anche brutale violenza hanno sporcato in questo periodo l'immagine dell'Europa.  Non è possibile tollerare che uno Stato, membro da 10 anni dell'Unione europea  come l'Ungheria, innalzi contro i profughi quei muri e quel filo spinato che ricordano la vergogna del dominio bellico nazista nell'Europa soggiogata da Hitler. Che cosa si aspetta per attivare le procedure di applicazione dell'articolo 7 del Trattato dell'Unione Europea per violazione palese e persistente dei valori su cui, ai sensi dell'articolo 2, si fonda l'Unione?».

«I conati neo-nazionalistici, i rozzi tentativi di ristabilimento di barriere ai confini, le molteplici forme di arroccamento retorico nelle presunte vecchie identità, ed è quello che sotto le bandiere dell'euro-scetticismo e del populismo si sta diffondendo in troppi paesi dell'Unione, non sono solo una reazione anacronistica alla globalizzazione, destinata a fallire, ma sono lo specchio di una inane resistenza alla realtà» ha concluso.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • «Noi non ce l’abbiamo fatta». Dopo 15 anni di attività la trattoria finisce in “svendita”

  • Ripescata nel Po un'auto con a bordo un cadavere, è Daniele Premi

  • Nuovo decreto e spostamenti tra Regioni e Comuni: cosa si può fare (e cosa no) dal 16 gennaio

  • Per 30 anni in prima linea, il 118 piange Antonella Bego. «Perdiamo una professionista e un'amica»

  • Frontale tra due auto a Fiorenzuola: tre feriti, uno è gravissimo

  • L'Emilia-Romagna resta arancione, firmato il nuovo Dpcm

Torna su
IlPiacenza è in caricamento