Filosa, terzo arresto: consegnata una memoria di proprio pugno al gip

E' arrivato nel primo pomeriggio in tribunale Alfonso Filosa, ex responsabile della Direzione provinciale del lavoro, per l'interrogatorio di garanzia davanti al gip Bussi. Al giudice il funzionario ha consegnato una memoria scritta di proprio pugno, nella quale ha offerto il suo punto di vista sulle vicende che lo coinvolgono

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Nelle immagini, l'arrivo di Filosa in tribunale
Alfonso Filosa ha consegnato una memoria, scritta di suo pugno, al giudice Gianandrea Bussi. Si tratta di un paio di pagine scritte al computer nelle quali Filosa ripercorre a grandi linee alcune vicende che lo vedono coinvolto riguardo alla clamorosa inchiesta per corruzione e concussione avviata lo scorso anno dai carabinieri del Nucleo investigativo. L'ex direttore dell'ufficio provinciale del lavoro si è infatti presentato oggi pomeriggio in tribunale per l'interrogatorio di garanzia riguardante la terza custodia cautelare, quella notificatagli sabato scorso.

«ESTRANEO ALLA VICENDA» - «Filosa si è avvalso della facoltà di non rispondere - ha affermato all'uscita dall'aula l'avvocato Luigi Alibrandi - e nel suo documento ha effettuato anche un'analisi di tutta la vicenda». Senza però fare nomi, a quanto pare. Il 63enne, che è arrivato in auto insieme all'altro legale di fiducia, l'avvocato Benedetto Ricciardi, ha tuttavia propugnato ancora la sua totale innocenza ed estraneità ad ogni pagamento che invece è accusato di aver ricevuto.

L'ARRIVO - E' arrivato puntuale, nel primo pomeriggio, alla convocazione in tribunale davanti al gip Gianandrea Bussi per l'interrogatorio di garanzia, Alfonso Filosa, ex responsabile della Direzione provinciale del lavoro, raggiunto nei giorni scorsi da una terza ordinanza di custodia cautelare per corruzione e concussione. 

LA STORIA - Filosa è apparso in buon forma fisica - ha subito recentemente un delicato intervento alla laringe -, e non ha risposto alle domande dei giornalisti assiepati davanti alla procura per il suo arrivo. La vicenda giudiziaria di don Alfonso cominciò nel giugno dello scorso anno, quando venne arrestato con l'accusa di corruzione: in cambio di denaro e regali - scriveva l'accusa - avvisava le aziende di eventuali controlli del proprio organismo. La seconda ordinanza di custiodia cautelare fu per concussione: sempre secondo l'accusa, aveva imposto contratti di consulenza fittizi a 4 imprese da parte di una società da lui controllata. 

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