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il presidio dei lavoratori della Gls di Montale

il presidio dei lavoratori della Gls di Montale

Presidio dei lavoratori di Gls licenziati, Usb: «Scioperi non graditi ai padroni»

I 32 lavoratori licenziati hanno protestato sotto la sede della prefettura di Piacenza. Montanari (Usb): «Non rispettate le procedure disciplinari, licenziati solo perché scioperavano. Chiediamo il loro reintegro»

I lavoratori della Gls di Montale si sono presentati questa mattina sotto la sede della prefettura di Piacenza in via San Giovanni per protestare contro il licenziamento a carico di trentadue dipendenti e la sospensione di altri sei. Il presidio era organizzato dal sindacato Usb. «Il caso della Gls – ha spiegato il sindacalista Usb Roberto Montanari – è un caso inedito nella storia di questi ultimi cinquant’anni, perché si tratta di un licenziamento disciplinare collettivo avvenuto soltanto per aver organizzato e partecipato a lotte e scioperi assolutamente legittimi, senza blocchi e azioni radicali. Gli scioperi non sono stati graditi dai padroni, che non hanno rispettato neanche le normali procedure di contestazione disciplinare. Oggi siamo qua davanti alla prefettura per chiedere l’intervento delle istituzioni e il reintegro al lavoro». Ma la vicenda Gls si aggiunge a un’altra situazione di contrasto che vede protagonista il sindacato Usb – in questo caso – in Tribunale. Oggi si tengono infatti gli interrogatori per i 12 lavoratori della ditta “Tnt” di Le Mose per cui è scattato il divieto di dimora, accusati di minacce nei confronti degli addetti alla sicurezza dell'azienda. «Avranno così occasione – ha spiegato Montanari – di dimostrare l’inconsistenza delle accuse mosse nei loro confronti. Accuse non particolarmente pesanti. Sostenere che hanno minacciato qualcuno non è sufficiente per far scattare un provvedimento come il divieto di dimora da Piacenza. Siamo in grado di dimostrare che è un castello di bugie. Anzi, sono due casi avvenuti a distanza ravvicinata: stiamo parlando di lavoratori di due ditte ora sotto l’attacco brutale dei padroni».

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