Sconfortante viaggio in alta Valtrebbia: incuria, desolazione e pochi segni di vita

Bobbio, Cortebrugnatella, Rovaiola, Bivio Cerignale. Dalla Statale 45 alle provinciali 17 di Cerignale, 52 di Cariseto e 62 di Orezzoli su verso la montagna

Bobbio, Cortebrugnatella, Rovaiola, Bivio Cerignale. Dalla Statale 45 sulle provinciali 17 di Cerignale, 52 di Cariseto e  62 di Orezzoli su verso la montagna. Poche decine di metri, un grande cartello, non dà il  benvenuto, ma  avvisa  “Attenzione, strada stretta e pericolosa, mancano parapetti di protezione”.

Sapendo da anni della incuria e dell’abbandono di quelle provinciali, sono andato avanti: bivio di Castello, il paese di Carisasca con la sua chiesetta in mezzo alle case come una chioccia fra i pulcini, ma non una persona, non un animale né bipede né quadrupede. Il deserto, nessun segno di vita. Qualche chilometro di strada accidentata e sono arrivato sulla piazza di Cerignale, sede del municipio. Ad onore del vero il paese si presenta molto bene, pulite le strade, ben tenute le case. Sulla piazzetta  si affaccia quello che ricordavo essere il ristorante  dove regnava la mitica Stella. Oggi l’ insegna è "Albergo del Pino" chiamato confidenzialmente “del Sindaco” in quanto gestito dalla famiglia del primo cittadino, che nel tempo si è guadagnato notorietà per la prelibatezza della sua cucina.  Anche qui però nessun segno di vita, qualche camino fumante e nulla più, umani neanche l’ombra, ed è metà pomeriggio.

Passo oltre, qualche chilometro fuori dal paese, una ruspa sta cercando di risolvere i problemi che ha creato una frana, lì finalmente incontro due uomini, neanche a  dirlo capelli bianchi, volti di persone che vivono all’aria aperta, al sole ed al freddo, ma dalla loro carta di identità si potrebbe verificare che di primavere ne hanno viste  passare un considerevole numero.  Salendo in direzione di Cariseto il panorama è magnifico. Anche se famigliare non finisce mai di stupirmi. Avevo i calzoni corti e con mio papà Gino in quei luoghi ero di casa. Purtroppo c’è un ma, la strada è scandalosamente dissestata, impressionante è la  mancanza totale di parapetti . Guardare  giù verso il fondovalle dove scorre il fiume Aveto sicuramente crea apprensione  in tutti, abituati e non abituati a simili incivili tracciati stradali.

Che si stia arrivando al paese di Cariseto lo si capisce vedendo il cocuzzolo dove c’era un tempo il castello, ora ne restano solo poche vestigia. A Cariseto respiro aria di casa, lì sono nati i miei antenati.  Le case sono tenute in modo perfetto, anche le strette  stradine che lo percorrono, ma aimè nessun segno di vita né umana, né animale: un paese fantasma. Pochissima strada e sono arrivato alla  vecchia Chiesa di Selva dove in tempi lontani era parroco don Andrea Varinotti, una sorta di Don Camillo. Ultimo parroco è stato don Luigi Genesi. 

L’antica chiesa che già Don Varinotti aveva abbandonato perché diventata inagibile costruendone, materialmente lui stesso una nuova nell’ abitato di Selva, oggi appare approssimativamente restaurata, come sempre si è chiusa la stalla quando i buoi erano già fuggiti. Sul piccolo sagrato, vicino anche al cimitero c’è il monumento ai Caduti di tutte le guerre: nessuna traccia  di una corona di alloro, né di un mazzo di fiori. Sotto le fotografie ormai sbiadite dei caduti, ci sono ancora quasi illeggibili alcune scritte:  “Dulce et decorum est Pro Patria Mori”, "E’  dolce e dignitoso morire per la patria" , “Beati mortui qui in Domini moriuntur", "Beati quelli che muoiono nel Signore".

In un silenzio rotto solo dallo stormire delle fronde grazie ad un fresco venticello e dal cinguettio degli  uccellini, siamo arrivati al Passo Bivio Veri,  sulla sinistra si va ai due Orezzoli: quello di qua e quello di là quindi si arriva a Cabanne di Rezzoaglio ,a destra si scende verso Ottone. Un chilometro, un cippo ed una croce in ferro  battuto ricordano i caduti. Anche lì nessuna mano ha deposto un fiore o un segno di devozione: chi ha dato, ha dato. Una targa reca incisa la frase "Lì i caduti sono eroi se noi ci ricorderemo di loro, Dio si ricorderà di noi". Fabbrica,  Frassi, due  paesi, un tempo brulicanti di gente, due Chiese ancora ben tenute, in ciascuna il parroco celebrava le funzioni religiose. Nessun segno di vita. Il circuito  l’ho chiuso in Piazza della Vittoria ad Ottone. Lo ricordavo vivo e pulsante, gli alberghi Genova e Nazionale, il Belvedere, il ristorante della Gina il negozio della Angelica e quant’altro. Emozioni e sdegno sono tutt’uno in me.  Salvo un miracolo non finisce sicuramente bene. 

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