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«Uscire dalla rete Ready è un atto vergognoso», la protesta di Arcigay davanti al municipio

 

Nel luglio 2013 il Comune di Piacenza entrò a far parte di "Ready", la rete nazionale delle amministrazioni pubbliche anti discriminazioni per l'orientamento sessuale e identità di genere, progetto dell'ufficio pari opportunità. Alla rete hanno aderito nel corso di questi anni sempre più comuni. Ora, a distanza di quattro anni, Piacenza si sfila. Lo ha deciso la Giunta comunale. La proposta è stata suggerita dal gruppo consiliare della Lega Nord e portata avanti dall’assessore alla famiglia, in quota Lega, Massimo Polledri.

Contro questa decisione definita "scellerata e irresponsbile" da tutto il mondo gay friendly nel pomeriggio del 14 ottobre circa cento persone si sono radunate in piazza Cavalli davanti al municipio per protestare e per far sentire la propria voce. Alla manifestazione hanno aderito Atomo Arcigay Piacenza con Paola Romanini e Davide Bombini, Agedo - Associazione di Genitori parenti e amici di persone Lgbti e Famiglie Arcobaleno Piacenza ai quali si sono aggiunti anche  il segretario di Arcigay Nazionale Gabriele Piazzoni, il presidente di Arcigay Nazionale Flavio Romani, le delegazioni dei comitati Arcigay delle città confinanti con Piacenza, gli esponenti delle opposizioni in comune (Stefano Cugini, Luigi Rabuffi, Cristian Fiazza, Giorgia Buscarini, Giulia Piroli), i rappresentanti delle sigle sindacali confederate (Gianluca Zilocchi, segretario provinciale Cgili). 

PERCHE' USCIRE DALLA RETE - Il centrodestra non aveva visto di buon occhio l'ingresso del capoluogo nella rete: arrivati a guidare l'Amministrazione, il tema è riemerso e la Giunta ha dato il suo ok all'uscita dal protocollo. «La rete in questi anni – commenta l’assessore Polledri – si è contraddistinta per aver propagandato progetti di educazione sessuale che si basano sull’ideologia gender. A nostro giudizio interveniva in un campo in cui si dovrebbe privilegiare l’autonomia educativa della famiglia». Polledri, nel 2013 con il centrodestra all'opposizione, si era battuto in Consiglio comunale nel 2015 contro un progetto di educazione sessuale promosso nelle scuole elementari dell'Emilia Romagna. 

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