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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Cala nel Piacentino il ricorso alla cassa integrazione: -55%

L'analisi di "Piacenza Economia" a cura di Antonio Colnaghi. Rispetto al 2015 il ricorso a questo strumento si è ridotto di quasi 1,9 milioni di ore (-55%)

Le ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate dall’Inps costituiscono un indicatore molto importante per comprendere lo stato di salute del sistema imprenditoriale locale, perchè consente di evidenziare quali settori hanno mostrato i maggiori segnali di difficoltà congiunturale. Si tratta di uno strumento importante, finalizzato a mitigare l’impatto delle fasi cicliche negative sul mercato del lavoro, contenendo la riduzione dei livelli occupazionali. Anche nell’anno 2016 prosegue a Piacenza la tendenziale contrazione della CIG, in atto dal 2012/13, e accentuatasi negli ultimi due anni anche a seguito delle condizioni più restrittive per l’accesso a questo istituto.  Secondo i dati INPS nell’anno 2016 le ore autorizzate di cassa integrazione in ambito provinciale sono state poco più di 1 milione e 500mila. La ripartizione in base alla tipologia mostra come 454.404 sono le ore concesse per interventi ordinari, 895.238 quelle approvate per interventi straordinari, mentre le ore autorizzate per la cassa integrazione in deroga sono risultate 186.787. Rispetto al 2015 il ricorso a questo strumento si è ridotto di quasi 1,9 milioni di ore (-55%), e la contrazione ha interessato tutte le tre tipologie di intervento: la cassa ordinaria scende di oltre 650mila ore (-59%), quella straordinaria di 1milione di ore (-53%), mentre quella in deroga contribuisce con circa 200mila ore in meno (-52%).

E’ da segnalare inoltre come la diminuzione delle ore autorizzate rilevata in provincia di Piacenza nel 2016 rispetto al 2015 sia notevolmente più elevata di quella registrata a livello nazionale (-15%), e soprattutto come nel nostro territorio sia presente un’evoluzione in controtendenza rispetto alla dinamica regionale, che si caratterizza infatti per un aumento della cassa integrazione nel suo complesso (+6%), e in particolare di quella ordinaria (+52%) e straordinaria (+22%). 

A livello settoriale, il comparto più colpito si conferma l’industria metalmeccanica, che con quasi 650.000 ore autorizzate pesa per il 42% sul totale. Seguono il commercio (oltre 250mila ore, il 17%), l’edilizia (più di 210mila ore, il 14%) e il settore della lavorazione dei minerali non metalliferi (circa 110mila ore, il 7%). Insieme questi comparti rappresentano l’80% delle ore di cassa autorizzate complessivamente in provincia di Piacenza. Il comparto che ha ridotto maggiormente il ricorso alla CIG nel 2016 è stato quello meccanico, con 800mila ore autorizzate in meno rispetto al 2015 (-68%), ma anche il settore dei minerali non metalliferi ha registrato un calo significativo (-670mila ore, -86%), così come il commercio (-290mila, -53%) e l’edilizia (-230mila, -52%); bene anche le industrie tessili (-110mila ore), che arrivano quasi ad azzerare il loro ricorso alla CIG. Aumenti si registrano al contrario nel settore metallurgico, con oltre 200mila ore in più rispetto al 2015, e nei comparti della carta, stampa, editoria, dei servizi e delle attività estrattive. Con riferimento alle diverse tipologie di cassa, i principali settori che nel 2016 hanno richiesto la cassa integrazione ordinaria sono l’industria metalmeccanica (173mila ore, il 38% delle ore concesse nella gestione ordinaria) e l’edilizia (164mila ore, il 36%), seguono l’industria della lavorazione di minerali non metalliferi (34mila ore, il 7%) e l’industria estrattiva (29mila ore, il 6%). Anche nella cassa integrazione straordinaria il settore che ha fatto maggior ricorso a questo strumento è l’industria metalmeccanica, con oltre 435.000 ore (il 49% di quelle complessivamente autorizzate), seguita dal commercio (230mila ore, pari al 26%). Per quanto riguarda infine il ricorso da parte delle aziende piacentine alla cassa integrazione in deroga emerge come questo strumento sia stato utilizzato soprattutto dalle imprese del commercio dei pubblici esercizi e dei servizi alle imprese (oltre il 54% del totale delle ore autorizzate), superando con ciò anche l’industria manifatturiera nel suo complesso (43%). 

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