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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Economia

Cisl e Cattolica, focus sulle tasse dei piacentini

Presentato il Terzo rapporto "Tasse e tariffe locali nei comuni della Provincia di Piacenza". Cisl: «Più iniqua la Tasi che l'Imu». Otto comuni del Piacentino con l'Irpef al massimo, tre non ce l'hanno proprio. Lo studio

È stato reso noto il III Rapporto “Tasse e tariffe locali nei comuni della Provincia di Piacenza”. Una mappatura completa, realizzata dall’Osservatorio Cisl in collaborazione con il Laboratorio Economia Locale dell’Università Cattolica, che ha l’obiettivo di diffondere buone pratiche tra gli amministratori perché i cittadini contribuenti non pagano nei diversi comuni allo stesso modo, nè sono sempre identici i servizi ricevuti. Presso la sala “Piana” dell’ateneo piacentino sono stati coinvolti sindaci e assessori, ma anche comuni cittadini che vogliono vederci chiaro e sindacalisti impegnati nella contrattazione sociale. Insieme al sindaco di Piacenza Paolo Dosi a commentare lo studio c’erano Marco Bricconi, sindaco di Cadeo, Luca Quintavalla, sindaco di Castelvetro e Raffaele Veneziani, sindaco di Rottofreno oltre all’onorevole Paola De Micheli, sottosegretario del ministero dell’Economia e delle Finanze.

«Da sempre – commenta lo studio la Cisl - le tasse non piacciono. Nè ai cittadini che le devono pagare, e oggi neppure agli amministratori che le devono imporre. Ma è proprio attraverso le tasse che gli Enti Locali possono, per esempio, offrire servizi sociali, garantire la manutenzione delle strade, la sicurezza delle scuole e degli asili, promuovere la cultura nel loro territorio. Tutto ciò è diventato ancora più difficile in queste 7 anni di crisi. Meno soldi, e più esigenze, più povertà, più bisogni. Il Rapporto cerca di valorizzare l’impegno di chi queste tasse ha provato ad applicarle con maggiore equità e attenzione alle famiglie. Tasse e tariffe, se ben modulate possono alleviare la disuguaglianza e non aumentarla. Le scelte degli amministratori non sono scontate o ininfluenti. Ed è bene che siano rese note le diverse opzioni possibili. Ma occorre un approccio scientifico per sistematizzare i dati, raccolti dal sindacato, e portarli a sintesi. Ecco quindi l’importanza del lavoro svolto nel corso del suo stage da Davide Gatti, della supervisione effettuata dal LEL e dal Prof. Paolo Rizzi, che hanno contribuito con la loro competenza metodologica. Emerge dal Rapporto, in primo luogo, la conferma della tendenza all’aumento della tassazione complessiva e, in particolare, della tassazione locale. Il fenomeno di incremento ha riguardato sia la tassazione regionale, sia quella provinciale e anche quella comunale, salvo rare ma interessanti eccezioni. In particolare, nel 2014, è rilevante l’ulteriore aumento della tassazione sulla casa, sia essa la “prima casa” di abitazione o le “seconde” case. La rendita catastale della casa fa base imponibile per la TASI e per l’IMU (IUC), mentre la sua metratura concorre a determinare la TARI. Un carico gravoso, non privo di incongruità. Come nel caso della TASI sulla prima casa, che si è dimostrata ancora più iniqua della IMU: i proprietari delle case più modeste sono quelli che hanno dovuto contribuire proporzionalmente di più. Le vicende della tassa “mutante”, oggi denominata TARI, dimostrano, nell’arco di tre anni, come gli importi da pagare non solo aumentano generalmente, ma possano anche quadruplicarsi. Inoltre i cambi di denominazione e di modalità di calcolo e di pagamento (attraverso il modello F24) hanno disorientato il contribuente, che si sente ormai vessato anche nel caso, quando capita, in cui si trovi a pagare di meno.

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Anche nel 2014 si osserva che nei comuni di montagna si pagano complessivamente meno imposte ma che questi importi sono percentualmente più incidenti sui redditi familiari meno consistenti. Una concreta proposta per migliorare la situazione viene avanzata: le fusioni dei Comuni possono essere il giusto strumento per ridurre i costi senza rinunciare ai servizi; una strada non ancora intrapresa a Piacenza, mentre a Parma c’è già stata la fusione tra Sissa e Trecasali ed è in corso di realizzazione quella tra Polesine e Zibello».

Lo studio ha messo in luce come i diversi comuni del Piacentino affrontino il tema tasse. Per fare un esempio, tre paesi hanno deciso di non far pagare l’Irpef ai propri cittadini: Caminata, Caorso e Villanova. Mentre otto comuni l’hanno elevata al massimo delle possibilità: Farini, Bobbio, Alseno, Cadeo, Lugagnano, Morfasso, Piozzano e Rottofreno. Dallo studio emerge quanto le rendite catastali siano più costose per gli abitanti della montagna piuttosto che della pianura. Secondo il sindacati, a dover scegliere tra Imu e Tasi, si è dimostrata – a conti fatti – più iniqua la seconda. E sui dati incombe lo spettro della vicina Parma, forse nostra futura compagna di viaggio nell’Area Vasta: il territorio parmigiano presenta tasse, gabelle e aliquote nettamente maggiori.

Lo studio nel dettaglio

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