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Coldiretti Piacenza: Obiettivo la tutela del reddito delle aziende agricole

Primo bilancio con il direttore Giovanni Cremonesi a pochi mesi dal suo insediamento al vertice dell’organizzazione professionale agricola piacentina

“La forza della Coldiretti è che si parla il medesimo linguaggio da Bolzano a Palermo”, intendendo con questa accezione le strategie di fondo che, essendo commisurate al momento storico-economico, variano poi periodicamente dopo gli opportuni bilanci periodici”. Così ora- spiega il direttore di Coldiretti Piacenza Giovanni Cremonesi - tracciando un primo bilancio a pochi mesi dalla sua nomina a Piacenza- “si assiste ad un mutamento di approccio, sia a livello Confederale che, ovviamente periferico, di queste strategie, tese a rinsaldare il legame con i soci, rimettendo al centro propulsivo l’azienda agricola e la tutela del suo reddito”.

Pochi - ricorda Cremonesi- inizialmente avevano compreso tutta la forza dirompente del Patto con il consumatore ed ancora di più la vitalità di un piano come quello di Campagna amica che ha saputo ridisegnare (anche grazie alla legge di orientamento) il ruolo dell’imprenditore agricolo e tutta l’attenzione verso ciò che finiva sulle tavole degli italiani, dalla GDO al consumatore. Ed oggi se ne vedono i risultati. Eppure ancora adesso, c’è qualcuno che appartiene al mondo agricolo che denigra salubrità e qualità dei nostri prodotti. Ma la nostra forza è avere con costanza proseguito la nostra strada. Certo, è stato- ribadisce Cremonesi- un passaggio seppur epocale, ed oggi l’obiettivo primario è la tutela dei redditi degli agricoltori, sempre più erosi dalla crisi e che necessitano dunque di nuovi rapporti nella filiera. Tutto ciò comporta dunque, per conseguire questi risultati, come è stato in precedenza, una riorganizzazione della struttura che proprio per sua intrinseca natura, non è statica (pur salvaguardando i suoi valori storici di fondo), ma dinamica, che opera con progressivi aggiustamenti”.

Ciò significa, a parere di Cremonesi, continuare ad erogare servizi, ma senza perdere di vista la specializzazione, offrendo consulenza a tutto campo, integrale, con un’adeguata revisione delle professionalità che devono essere messe a disposizione dei soci. “In questo processo- commenta Cremonesi- ancora in sviluppo, sono stato agevolato perché ho trovato a Piacenza una struttura con adeguate professionalità e competenze che in più, rispetto ad altri, oltre a poter fornire servizi completi, è in grado di erogare consulenza a tutto tondo, soprattutto in campo sindacale per ottenere benefici. Certo ci sono ampi margini di miglioramento, ma deve essere chiaro che Coldiretti non può, ne deve, essere la medesima di dieci anni fa.

La marginalità- ribadisce il direttore Cremonesi- è diminuita e cambiata e se dobbiamo poter aiutare le imprese verso una sempre maggiore efficienza aziendale, a maggior ragione, lo dobbiamo attuare anche in casa nostra; servizi organizzativi rinnovati, in base alle nuove esigenze e a contesti di mercato profondamente modificati”.

Ci sono poi ancora sfide non semplici da superare. “Una di queste- chiarisce Cremonesi- è il processo di informatizzazione che è ancora molto arretrato. Pensi- mi chiarisce- che il 40% della Pec (posta elettronica certificata ndr.) è ancora gestita direttamente da noi; manca un diverso approccio culturale che dovrebbe stimolare almeno la fatturazione interna alle aziende, lasciando per l’associazione professionale, più spazio per le consulenze”.

E l’agricoltura piacentina? “Macro prodotti, ma sempre più scarsa remunerazione- ricorda- per la crisi. Per il pomodoro si è concluso un contratto non certo favorevole, ma i produttori avevano bisogno di certezze per programmare. Certo con il senno di poi, viste le previsioni produttive….ma alla fine sarà il mercato che farà il prezzo.

Per il latte, dopo mesi, ci sono timidi segnali di ripresa, soprattutto per lo spot, ma ci si scontra con un mercato “drogato”, con indicatori molto differenti. Ho avuto modo di confrontarmi con gli industriali ma anche per loro c’è perdita di contrattazione, il tutto a vantaggio della Gdo che condiziona sempre più pesantemente. Sono equilibri che vanno adeguatamente rivisti. In più confidiamo che, con l’etichettatura obbligatoria, che deve essere “licenziata” dalla Ue, il nostro prodotto possa essere più valorizzato, ma le cose non cambieranno repentinamente. Quello che è certo è che dovrà, da parte nostra, accrescere ulteriormente la vigilanza per evitare ancora di più le frodi. Anche aumentando i presidi al Brennero.

Il settore del vino tiene: il testo unico sulla semplificazione è stato un buon risultato, ma dobbiamo ottenere di più per una burocrazia sempre più snella che ci favorisca anche nell’export su cui è vero dobbiamo puntare, ma prima concentrandoci anche sul mercato interno, perché per i vini piacentini ci sono enormi potenzialità sul mercato lombardo, come verso il Sud.

La sinergia con gli altri prodotti di qualità della Regione è vincente. Abbiamo verificato al Cibus quanto sia importante fare squadra ed ora utilizzeremo importanti manifestazioni come per esempio al Macfrut  per portare aziende ed eccellenze del territorio piacentino, offrendo possibilità a piccole realtà di eccellenza del territorio; così faremo ad Apimell- Buon vivere, con un ruolo da protagonisti come organizzazione professionale ed i suoi soci”.

Infine una annotazione sulla “casa comune”: “con consiglio e giunta- chiarisce- ho trovato piena collaborazione e sintonia; il mio compito, tra le mie numerose incombenze, è quello di adattare le strategie nazionali alla realtà locale attraverso i dirigenti che ben conoscono il territorio e le diverse problematiche. E’ necessario anche formare una nuova classe dirigente, favorendo un ricambio generazionale al passo con i tempi, sempre in un continuità con i nostri valori, in una logica di omogeneità, di condivisione ed unità”.

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