I foraggi prodotti in azienda hanno un ruolo tecnologico per la produzione dei formaggi Dop

A questo fondamentale alimento delle bovine è stato dedicata la terza edizione del Convegno su “Come produrre più latte dai propri foraggi”

L’uso dei foraggi locali prodotti in azienda ha un vero e proprio ruolo tecnologico, perché modifica le caratteristiche organolettiche del latte; rappresentano oltre il 60% della razione e sempre per la stessa percentuale sono prodotti localmente dagli stessi imprenditori agricoli. Ecco dunque perché foraggio e fibra sono veramente “alle origini del latte”. A questo fondamentale alimento delle bovine è stato dedicata la terza edizione del Convegno su “Come produrre più latte dai propri foraggi”. Il titolo esplicita l’importanza che gli organizzatori ed i relatori dell’incontro che si è svolto presso Piacenza Expo, riservano all’incremento di qualità delle colture foraggere, vera e propria pietra miliare per la riduzione dei costi alimentari.

Produrre foraggi di qualità infatti comporta, oltre al miglioramento economico, un accresciuto rispetto nei confronti della fisiologia digestiva dei ruminanti che, in quanto tali, abbisognano della massima quantità possibile di foraggi in razione. Quantità che è fortemente legata alla qualità degli stessi.

Proprio perché si è giunti alla terza edizione, è stata pure l’opportunità per fare il punto sull’evoluzione della ricerca scientifica e di quella che ne consegue a livello tecnico-commerciale. Ad esempio, prendendo spunto da uno degli argomenti topici della scorsa edizione, cioè i cambiamenti climatici e le carenze idriche emergenti, comunicazione drammaticamente lungimirante, è stato riservata una relazione ai sorghi quali foraggi alternativi al mais, proprio per il ridotto fabbisogno idrico.

Chairman ed animatore della III° edizione del convegno è stato il prof. Andrea Formigoni, dell’Università di Bologna cui è stato affidato il coordinamento degli interventi e delle risposte alle domande dei partecipanti, ma anche la relazione introduttiva di inquadramento degli argomenti.

Prima del’inizio degli interventi, il preside della Facoltà di Agrarie, alimentari e ambientali di  Piacenza prof. Marco Trevisan, ha ricordato la figura e l’attività scientifica del prof. Luigi Calamari insigne studioso scomparso un anno fa; quindi Formigoni ha ricordato che la filiera dei foraggi non è sostituibile; è fondamentale per il grasso, la salute del rumine e le capacità proteiche del latte, zuccheri, minerali, proteine. Ha ricordato che oltre il 60% del latte prodotto in Italia è destinato alla produzione di formaggi di alta qualità, molti Dop.

Apportano all’interno della stalla molti microorganismi quindi una loro conservazione ottimale è fondamentale. Se non si verificano queste condizioni aumentano i clostridi  che poi entrano direttamente in caseificio. Fondamentale anche la genetica delle piante e l’uso di interventi mirati con la verifica dei risultati. “La qualità- ha sostenuto- si costruisce con la ricerca su cui è essenziale investire sempre più”.

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E’ seguita la relazione del Prof. Francesco Masoero, dell’Università di Piacenza, sul tema dell’ottimizzazione delle produzioni aziendali di foraggio in un sistema integrato aziendale. “Obiettivo- ha detto- è aumentare l’efficienza, il confort ed il benessere. Uno strumento importante è la precision farming come la precision feedeng, ma anche la genomica e le tecnologie. E’ necessario definire adeguatamente i costi aziendali, di manutenzione e gli ammortamenti delle macchine. Dieta e piani colturali sono un sistema che si autocondiziona. Oggi si producono mais ottimi, ma bisogna migliorare e selezionare sempre meglio il triticale”. Il Prof. Limin Kung, dell’Università di Delaware, ha poi trattato di fermentazioni delle masse foraggere insilate per ottenere la miglior qualità possibile dal foraggio stoccato mentre il Prof. Alex Bach, Professore di Ricerca ICREA e Capo del Dipartimento di Produzione di Ruminanti dell’IRTA spagnola, ha parlato dei “foraggi con fibra altamente lignificata. Un altro punto di vista nell’utilizzo della fibra in razioni per manze e vacche in lattazione”. Il Prof. David. K. Combs, dell’Università di Wisconsin, ha parlato dell’ assimilazione dei componenti della razione, con particolare riferimento alle fibre,  prendendo in considerazione tutto il tratto digerente (TTNDFD) ed il Prof. Igino Andrighetto, dell’Università di Padova, ha illustrato i nuovi indicatori per misurare l’efficienza alimentare delle razioni. In conclusione il dott. Sergio Vaiani, ha spiegato l’evoluzione che il sorgo da foraggio ha avuto negli Stati Uniti negli ultimi anni, riportando esperienze vissute in un recente viaggio lampo presso centri genetici in Texas, unitamente ad evoluzioni nazionali nella diffusione di questa foraggera. E’ seguito il dibattito, quindi le conclusioni del prof. Formigoni.

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