«In montagna la zootecnia da latte è giunta al capolinea»

L'intervento del presidente del consorzio "La Carne che Piace" Giampaolo Maloberti

Giampaolo Maloberti

«La zootecnia da latte in montagna sembra purtroppo essere giunta al capolinea. A parte qualche rara eccezione in cui gli operatori sono riusciti a mantenere la filiera in azienda, provvedendo in proprio alla trasformazione del latte producendo formaggi e derivati di altissima qualità, e provvedendo alla loro successiva commercializzazione, la maggior parte delle stalle è stata costretta a chiudere e di conseguenza sono venuti meno molti presidi sul territorio con conseguenze nefaste a livello di mantenimento degli equilibri ambientali. A metà degli anni Novanta, tanto per fare un esempio, Bettola aveva sessanta stalle; oggi, purtroppo, si contano sulle dita di una mano, e le poche ancora presenti si trovano in grossa difficoltà.

Mai come in questo momento occorre intervenire, come si suol dire, si devono chiudere le porte prima che i buoi siano scappati e che sia di conseguenza troppo tardi. Come afferma Mauro Corona uno dei principali problemi della montagna, in questi anni, è stato l’intervento - istituzionale e non - di chi non conosce per nulla questi luoghi dal punto di vista geografico, economico e sociale. Da qui, una provocazione: la montagna e la collina piacentina necessitano di una sana “anarchia imprenditoriale” e di un drastico abbattimento della burocrazia.

Una mano in questo senso può arrivare dalla adozione del decreto legge 728, già approvato e in attesa del passaggio alla Camera per la valorizzazione delle piccole produzioni alimentari. Questo provvedimento sburocratizzando anche dal punto di vista strutturale aspetti produttivi della trasformazione contribuirà in modo significativo ad incentivare l'agroalimentare del nostro territorio di montagna.

Il consorzio La Carne Che Piace, che ho l' onore di presiedere, attraverso esempi di filiera interamente realizzati in collina e montagna, ha dimostrato, sul campo, che questi territori possono trarre vantaggio da progetti incentrati su salubrità, qualità e serietà della lavorazione. Così, da Morfasso a Groppallo, da Farini a Bettola, da Mareto a Marsaglia, da Perino a Nibbiano, alcune realtà allevatoriali lavorando in stretta simbiosi con strutture di trasformazione e di vendita non solo sono sopravissute, ma sono cresciute, creando indotto.

Il nostro consorzio è pronto a fare la sua parte a favore di progetti seri che puntino a rimarcare la dignità della zootecnia di montagna, mettendo a disposizione il proprio marchio magari di fianco a qualche altro storico logo identificativo delle nostre zone svantaggiate. In collina e in montagna la zootecnia ha una sola possibilità per non morire: adottare la linea vacca-vitello, una tecnica allevatoriale che tra l’altro, facendo dei pascoli il proprio fulcro vitale, contribuisce alla diffusione sempre più sfrenata dei boschi e di conseguenza ad un equilibrio ambientale atto a prevenire frane, smottamenti e alluvioni».

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Giampaolo Maloberti
presidente del consorzio “La Carne che Piace”

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