Pomodoro da industria, nuove varietà e difesa mirata per migliorare la qualità

Alla sala Bertonazzi al Palazzo dell’Agricoltura si è trattato di "Sperimentazione varietale e nuovi approcci di sistema alle problematiche fitoiatriche del pomodoro industria"

Tiberio Rabboni

L’OI Pomodoro da industria del Nord Italia non si occupa di contratti, né di programmazione produttiva, ma tiene coesa la filiera per farla agire insieme, con regole condivise volontarie, nel rispetto dei contratti quadro e di quelli tra O.P e singole imprese. E promuove incontri tecnici sulle problematiche di coltivazione come quella che si è svolta nella sala Bertonazzi al Palazzo dell’Agricoltura dove si è trattato di "Sperimentazione varietale e nuovi approcci di sistema alle problematiche fitoiatriche del pomodoro industria". Nel suo saluto il presidente Tiberio Rabboni nel chiarire il ruolo dell’OI, ha poi ricordato che ulteriori suoi compiti sono la verifica effettiva delle superfici, delle consegne, dei pagamenti a 60 giorni e del controllo degli impianti ed eroga sanzioni anche economiche in caso di adempimento.

pomodoro2-3«I servizi - ha sottolineato Rabboni - riguardano inoltre il finanziamento delle prove varietali, la divulgazione tecnica anche su riviste specialistiche, l’uniformità dei disciplinari di produzione anche tra Regioni ed interloquisce con servizi fitosanitari come nel caso dei problemi di batteriosi (ralstonia, un grave problema emergente), con il progetto di sanificare gli impianti di trasformazione e per il ragnetto rosso, che quest’anno ha rappresentato soprattutto per il piacentino una vera e propria calamità, con pesanti ripercussioni sui raccolti». «Per questo - ha ricordato Rabboni - è stato avviato un tavolo di lavoro per strategie di contenimento. A questo proposito va citato il progetto per utilizzare immagini satellitari per individuare in modo precoce le malattie del pomodoro ma anche il grado di maturazione e le effettivi superfici coltivate. Ma ci sono intese anche con il Consorzio di Bonifica (Parma e Piacenza) per aumentare la disponibilità irrigua ed un protocollo con Crea per entrare nei loro programmi di ricerca nonché la richiesta di certificazione per buone prassi ambientali delle filiere produttive».

Sandro Cornali dell’Azienda agraria sperimentale Stuard ha presentato i dati dei confronti varietali 2018 a Parma e Piacenza, mentre Paolo Rendina di Sata-Cadirlab quelli dell’area di Piacenza e della Lombardia. Quindi Luca Sandei di Ssica (Stazione sperimentale industria conserve alimentari) ha affrontato la caratterizzazione e valorizzazione della qualità “olistica” del pomodoro da industria Made in Italy negli areali tipici di produzione. Infine focus finale con il bilancio fitosanitario 2018 ed approfondimento sulle infestazioni di ragnetto rosso nel Piacentino con interventi di Bruno Chiusa e Ruggero Colla del Consorzio fitosanitario provinciale di Piacenza; di Rocchina Tiso del Servizio fitosanitario regionale ed Emanuele Mazzoni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. «Si è trattato - è stato evidenziato - di un anno con alcune problematiche, con un consistente lavoro di monitoraggio per la ralstonia, la nottua gialla, ma soprattutto per il ragnetto rosso che ha colpito 1/3 delle superfici, da Piacenza alle colline, con tendenza ad espandersi, dai 3mila ai 5mila ettari». «Si utilizzano - è stato evidenziato dai relatori - da troppi anni i medesimi prodotti e quindi si sono stati danni consistenti sia sulle qualità che per il colore. Bisogna individuare strategie  alternando prodotti meno usati, monitorare ed intervenire immediatamente. Certo anche condizioni atmosferiche con  caldo secco, polvere e scarsa rugiada al mattino, poca ventilazione concorrono alla sua diffusione».

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