Festa del papà, la psicologa Meloni: «La violenza non ha genere»

Grazie a 'I connect with you' si inizia a parlare (anche) di uomini vittime di violenza

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

A seguito di esperienze come consulente tecnico di parte e di sei mesi di progetto, la dottoressa Maria Cristina Meloni, vincitrice del premio Ged col progetto ideato ‘I connect with you’, nell’occasione della Festa del Papà, ci tiene a specificare: “La violenza non ha genere!” Mentre le violenze nei confronti delle donne sono ormai un fenomeno noto, delle violenze verso gli uomini non parla mai nessuno. Spesso le violenze subite dagli uomini restano non denunciate. E più di quanto non avvenga per la donne. Fra i risultati significativi svolti sino ad ora col nostro lavoro è proprio la rilevazione di questi aspetti. Anche la donna è capace di agiti abusanti e persecutori che però vengono ‘minimizzati’ abbassandone l’allarme sociale. Il fenomeno è poco studiato e Meloni vuole puntare il faro su di essi con avvocati, professionisti, cittadini e tutte le persone che vorranno collaborare in questo. La dottoressa Meloni illustra come in Italia non ci siano indagini ufficiali a riguardo anche se i dati Istat illustrano un numero alto di vittime uomini, seppur inferiori alle donne. È anche vero, specifica Meloni, che i questionari Istat sono stati creati in collaborazione con i centri antiviolenza che si occupano esclusivamente di donne, per cui, non è sicuro che quel numero sia così reale. “Nel mondo virtuale, ancora di più durante la pandemia, le differenze si assottigliano: uomini e donne sono quasi sullo stesso piano come autori di reato per quanto riguarda le molestie sui social network, il cyberstalking (atti persecutori attraverso internet), il sextortion (estorsione di denaro a seguito di ricatto sessuale), il revenge porn (diffusione di immagini sessualmente esplicite). Tutti processi lenti e degeneranti.” Oltre al mondo virtuale, in occasione proprio della Festa del Papà, Meloni vuole accendere un faro sul fenomeno dei papà separati ed è per questo motivo che ha richiesto per iniziare la collaborazione da parte di tre avvocati del territorio che si occupano a tutto fondo, senza distinzione di genere, delle vittime: Sara Soresi, Wally Salvagnini, Sara Carsaniga che, data la loro esperienza sul tema, hanno accolto con interesse la convenzione con l’Associazione Tutela che porta avanti il progetto ‘I connect with you’, divenuto protocollo con la Polizia di Stato (Questura di Piacenza). “Ho accolto con entusiasmo l’idea della dottoressa Meloni”, aggiunge l’avvocato Soresi, “perché gli uomini, ed in particolare i papà, credo siano una categoria di “vittime” troppo spesso dimenticata. Con il mio lavoro assisto spesso a donne che tendono ad ostacolare il rapporto padre-figlio al solo fine di vendicarsi dell’ex compagno. A risentirne, in questi casi, non è solo il papà ma anche - e soprattutto - il figlio. Per questo mi sento di aderire con convinzione al progetto: quando una coppia smette di essere tale, rimangono, comunque, due genitori e rimane, comunque, un figlio. Tutelare questo importante aspetto penso sia fondamentale.” “Se l’uomo sfoga più spesso la sua violenza dal punto di vista fisico”, afferma Meloni, “molte donne agiscono violentemente sulla psiche dell’uomo, con forme distruttive di espressioni manipolatorie di esercizio del potere e controllo, con comportamenti di annullamento dell’altro”. Ogni anno sono circa 200 i padri che si suicidano perché le ex mogli gli impediscono di vedere i figli o li hanno accusati di un grave e falso reato. Allontanamento e denigrazione davanti ai figli, ricatti e minacce economiche o diffamatorie, pressioni, triangolazioni, accuse post-separazione di ‘vecchi’ maltrattamenti mai denunciati o di abusi sessuali sui figli, false accuse di violenza sessuale. Tutti casi che anche quando vengono archiviati, portano uomini innocenti a perdere tutto, dopo anni e anni di consulenze e battaglie legali (in cui le vittime, quelle ancora più invisibili, sono anche i minori stessi).

Lo stalking messo in atto dalle donne, a differenza di quello degli uomini, difficilmente arriva a una escalation che porta ad atti di violenza fisica. La ‘stalker donna’ si contraddistingue per strategie più sottili e indirette, per un alto livello di insistenza e spesso non si limita a pedinare o a scrivere continui messaggi, ma giunge fino al furto dell’identità digitale. Hanno una età media di 35 anni, un buon livello sociale e di istruzione, ma in quasi tutti i casi con una compromissione psichiatrica spesso non diagnosticata. Come intervenire? “Occorre - dice fermamente Meloni- fare indagini bilaterali, distinguendo tra femminicidio e violenza di genere e domestica che includono ogni violenza, anche quella che commettono le donne su altri componenti (maschi o femmine) delle relazioni interpersonali più significative. A tal proposito, sono tanti anche i casi di violenza psicologica di donne su donne, ma rispetto a questo bisognerebbe aprirne un altro capitolo.” Tutti e senza distinzione alcuna, come recita anche l’articolo 3 della nostra Costituzione, hanno il diritto di essere ascoltati, tutelati, sostenuti. Lo chiede anche la Convenzione di Istanbul che riconosce gli uomini come vittime di violenza. Perché non se ne parla? Meloni spiega: “Oltre al fatto, come già detto, che non viene studiata la violenza in maniera ‘neutra’, uno dei motivi principali per cui si tende a parlare poco di uomini come vittime di violenza è che, a livello sociale, si tende sempre a considerare l’uomo come carnefice e la donna come vittima. Anche questo rientra negli stereotipi di genere poco trattati in tutti i progetti che vengono portati nelle scuole dalle associazioni. Per questo, anche nel caso in cui un uomo sia consapevole di subire violenza e decida di chiedere aiuto, rischia di dover affrontare una serie di ostacoli, come il profondo senso di vergogna, la possibilità di non essere creduto, di non essere ascoltato e/o protetto.” Come uscirne? Il modo migliore per uscire da una situazione di violenza è quello di acquisire consapevolezza di essere vittima di un reato, uscire dal circolo facendosi aiutare e sporgere quanto prima denuncia. I connect with you, ricorda, in occasione della Festa del Papà, la presenza a Piacenza del Distretto di Tutela Crime&Cybercrime (ets) come spazio di recupero di autori di reati alla persona e soprattutto aiuto per tutte le vittime di violenza. Il numero di telefono dell’Associazione è 388 3713109 attivo ogni martedì dalle 9 alle 21 per le consulenze gratuite e fissare gli appuntamenti con i professionisti convenzionati. Il nostro obiettivo è contrastare questi fenomeni a prescindere dal genere dell’autore o della vittima, affrontando caso per caso.

Torna su
IlPiacenza è in caricamento