Cugini (Pd): «La Giunta ha rimandato l’aumento solo per salvare la faccia»

Il capogruppo dem commenta la decisione della Giunta Barbieri di non ritoccare l’Irpef: «Curioso che ora il centrodestra definisca un’occasione persa il mancato aumento da parte della precedente Amministrazione»

Stefano Cugini (Pd)

Anche il capogruppo del Partito Democratico Stefano Cugini interviene in merito alla decisione dell'Amministrazione Barbieri di non ritoccare l'addizionale Irpef per il 2019, rimandando poi la questione al 2020, con già nel cassetto la delibera della Giunta Dosi già approvata e solo da re-introdurre dopo il blocco del Governo. «Troppe facce - commenta il portavoce del Pd in Consiglio Comunale - si sarebbero perse in caso di ritocco delle aliquote: meglio rimandare. Si riassume in questo principio assoluto l’aumento delle tasse che la destra piacentina ha a malincuore ritardato al 2020 e 2021. D’altronde mica puoi fare una campagna elettorale su questo argomento e poi imbastire l’ennesimo dietro-front sperando di passarla liscia. Se poi aggiungi le dichiarazioni a dir poco avventate di molti consiglieri, pronti nelle scorse settimane a tuonare contro gli aumenti e in odore di dover sconfessare se stessi, la frittata è bell’e pronta. A dimostrazione del fatto che si tratta solo di uno spostamento temporale, il mal di pancia di Fratelli d’Italia, culminato con la polemica assenza alla conferenza stampa dell’assessore Erika Opizzi.

Il ragionamento di Foti & Co. non fa una piega: se davvero non vuoi aumentare le tasse, non mantieni la porta aperta per il 2020 e 2021: semplicemente metti una pietra tombale sulla possibilità di toccare l’Irpef (cosa non fatta). Definire contorta la ricostruzione dell’assessore Passoni è riduttivo, quando dice, a proposito della “clausola di salvaguardia”, inserita dalla Giunta Dosi in caso di mancato reperimento delle risorse senza ricorrere alla leva fiscale.

“Noi la togliamo”, salvo poi smentirsi nell’affermare che per il 2020 e 2021 abbiamo mantenuto l’aumento dell’addizionale Irpef come clausola di salvaguardia degli equilibri di bilancio. In altre parole, se la clausola la mette il centrosinistra è un parto del Diavolo su cui vincere le elezioni; se la pensa la destra, è un atto di buon senso e oculata gestione. Spassosa, ai limiti del cabaret, la confessione finale, in cui ammette candidamente che il mancato aumento delle tasse di chi c’era prima (“al massimo dell’aliquota”, addirittura!), che gli avrebbe tolto chissà quante castagne dal fuoco, è stata una vera occasione persa. Ma pensa tu che cattivoni ‘sti sinistri che non gli han fatto trovare la pappa pronta! Il fatto è che noi le tasse le abbiamo ridotte, abbiamo ampliato i servizi, diminuito di brutto l’indebitamento del Comune… Sotto a chi tocca adesso».

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