Tagliaferri (Fd'I) interroga la Regione sulla "Plastic Tax"

Il consigliere di Giorgia Meloni chiede alla Giunta di attivarsi al fine di convincere il Governo a emendare la plastic tax togliendola dalla manovra economica, al fine di scongiurare una profonda crisi in un settore industriale la cui storia, in buona parte, è stata scritta dal nostro paese e dalla nostra provincia

Tagliaferri

La tassa sulla plastica che il governo ha previsto nella manovra economica (DPEF 2020) rischia di mettere in ginocchio un settore del nostro territorio particolarmente importante sia economicamente che a livello occupazionale, poiché potrebbe spingere le aziende che vi operano alla delocalizzazione in altri stati. E’ quanto emerge dalle testimonianze, riportate dalla stampa locale, di importanti dirigenti di aziende coinvolte a Piacenza e di Confindustria, dove un settore come quello della “Packanging valley” conta circa mille addetti e mezzo miliardo di euro di fatturato, è quanto segnalano inoltre unitariamente anche dalle principali associazioni sindacali del settore.La tassa si tradurrebbe, secondo alcuni calcoli degli operatori, in circa un milione di euro in più ogni mille tonnellate di prodotto che, ad esempio per il Gruppo Gualapack (450 dipendenti) comporterebbe una incidenza di 15 milioni di euro su un fatturato di 200 milioni per lo più di prodotto che va all’estero, se infatti i lavorati fossero solo per il mercato nazionale la plastic tax si scaricherebbe sul consumatore finale, ma essendo per lo più destinati all’estero l’effetto sarebbe la perdita di competitività sul mercato.

L’unica alternativa sarebbe dunque delocalizzare gli stabilimenti in stati che non prevedono tale ulteriore ‘gabella’, e dove inoltre l’energia si paga già molto meno. Gli addetti del settore, inoltre, puntano il dito sulla campagna mediatica ingiustamente scatenatasi sui prodotti di materie plastiche. La plastica oggi si fa con pochissima materia prima, pochissima energia elettrica e pochissimo consumo di suolo, con il più contenuto consumo di Co2, quindi da questi punti di vista è la materia più ecologica, il problema semmai è il recupero e l’educazione al recupero. Un sacchetto di carta richiede il 50% in più di acqua, con la carta al posto della plastica occorrerebbero altre tre foreste amazzoniche, inoltre, gli imballaggi alimentari in plastica, che rappresentano solo il 2,5% dei rifiuti totali, garantiscono una conservazione dei prodotti senza paragone, quindi con una riduzione senza eguali negli sprechi alimentari, dove maggiori sprechi si traducono in maggiore produzione e di conseguenza maggiori consumi ambientali. L’applicazione della plastic tax quindi porterebbe solo ad una pesante ricaduta sui lavoratori del settore e nessun beneficio all’ambiente.

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Alla luce di tutto ciò, il consigliere di Giorgia Meloni chiede alla Giunta di «attivarsi al fine di convincere il Governo a emendare la plastic tax togliendola dalla manovra economica, al fine di scongiurare una profonda crisi in un settore industriale la cui storia, in buona parte, è stata scritta dal nostro paese, nella nostra regione e in particolare anche nella provincia di Piacenza. Piuttosto, di cercare con le aziende interessate nuovi investimenti per una ricerca destinata ad una economia circolare, una maggiore educazione al recupero, nuove soluzioni di prodotti biodegradabili o riconversioni industriali».

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