Venerdì, 19 Luglio 2024
La presa di posizione

«La chiusura anticipata del calendario venatorio lede i diritti dei cacciatori»

Caccia, i consiglieri regionali del Pd intervengono sull’ordinanza del Tar che sospende in parte il calendario venatorio

«Prendiamo atto della sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che ordina alla Regione di sospendere in via cautelare alcuni articoli che vanno a penalizzare in modo molto incisivo l’attività venatoria e precisamente l’apertura generale della caccia dal 17 settembre al 1 ottobre, solamente una giornata integrativa alla migratoria anziché due, dal 1 ottobre al 30 novembre e infine l’anticipo della chiusura di caccia di alcune specie, precisamente della beccaccia al 31 dicembre, dei turdidi al 10 gennaio e degli acquatici al 10 gennaio». Lo affermano i consiglieri regionali del “sottogruppo caccia” del gruppo Pd Emilia-Romagna (tra loro il piacentino Gian Luigi Molinari) aggiungendo che l’ulteriore beffa è che sentenzia di entrare nel merito il 26 marzo 2024, a caccia chiusa, anche se di fatto la sospensiva significa già entrarci nel merito».

«A seguito di ciò – proseguono i consiglieri dem – si ritiene opportuno che la Regione ricorra contro questa sentenza del Tar secondo noi illegittima in quanto si basa sul parere vincolante di Ispra e che chieda al Tar di entrare immediatamente nel merito, non a marzo, per evitare che venga meno il motivo del contendere». «È giusto ribadire che l’attività venatoria è legittima e regolata da leggi dello Stato e delle Regioni, purtroppo però, da anni, vi è l’abitudine di utilizzare i ricorsi giocando sulle lungaggini e i ritardi burocratici e procedurali per condizionarne il regolare svolgimento fino a tentare di impedirlo. È chiaro a tutti che la legge 157/92 che regola la caccia, come affermato dal Tar del Lazio, qualifica l’Ispra come organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza per lo Stato e le Regioni la cui funzione istituzionale non può, pertanto, essere quella di sostituirsi alle Regioni nel compimento delle proprie scelte in materia di caccia», puntualizzano.

«I cacciatori, secondo le norme e nel rispetto delle leggi, pagano le tasse governative e regionali per la licenza di caccia in base ad un calendario venatorio approvato. Inoltre la caccia è necessaria per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi e svolgere attività di ripristino del territorio. La chiusura anticipata del calendario venatorio lede i diritti dei cacciatori che si aspettano di poter cacciare per l’intera stagione per cui hanno pagato la licenza», sottolineano. È fondamentale definire una volta per tutte in quale materia venatoria Ispra esprima un parere vincolante in modo da non beffare i cacciatori che si vedono tutti gli anni non poter praticare la loro passione secondo quanto previsto dal calendario venatorio vigente».

«Per dare certezze ai cittadini e alle istituzioni è importante che le decisioni degli organi della giustizia amministrativa siano coerenti nelle interpretazioni delle norme e più in generale alle leggi. Le proprie pronunce siano univoche per garantire la certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni, soprattutto in materia venatoria, per evitare di intaccare i diritti legittimi degli interessati». «Queste sospensioni sono la conseguenza di soggettive e diverse interpretazioni degli stessi pareri dell’Ispra e delle norme in vigore. Stupisce peraltro che con le stesse motivazioni, lo stesso Tar abbia rigettato il ricorso che era stato presentato con le medesime modalità e motivazioni a supporto del discostamento dal parere di Ispra l’anno passato. Basterebbe questo a smentire alcuni esponenti di destra romagnoli che in modo assolutamente controproducente (magari per prendere qualche voto in più), rispetto alla situazione, individuano responsabilità e colpe dove non ce ne sono, ovvero in capo ai dirigenti regionali e/o all’assessorato – stigmatizzano i consiglieri Pd. Tra l’altro, la stessa sorte di vedere sospeso in parte il calendario venatorio regionale, in questi anni è capitata a tante regioni anche a guida del centrodestra come Veneto, Lombardia, Abruzzo, Marche etc.. Non ci risulta fra l’altro che in Commissione o nei vari incontri con il sistema associativo sia stato evidenziato né l’anno scorso né quest’anno una carenza nelle motivazioni – proseguono.  C’è una cosa che tutti insieme possiamo chiedere a questo Ministro e a questo Governo di intervenire affinché si chiarisca dopo che per anni non l’hanno fatto i Governi, sia di centrodestra che di centrosinistra, dando il giusto ruolo scientifico ad Ispra ma riconfermando che i calendari venatori sono di competenza esclusiva delle Regioni come prevede la legge 157/92».

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