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Ettore FIttavolini, ex presidente dei Pendolari

Ettore FIttavolini, ex presidente dei Pendolari

«La compravendita di Borgo Faxhall non è stata nell’interesse del pubblico»

Inchiesta Borgo Faxhall, l’ex presidente dei Pendolari Ettore Fittavolini ricostruisce la vicenda e scrive al capogruppo dem Cugini: «Ecco cosa non va di quell’accordo»

Ettore Fittavolini, ex presidente dei Pendolari Piacentini, scrive al capogruppo del Pd Stefano Cugini, che è intervenuto in Consiglio comunale polemizzando con il sindaco Patrizia Barbieri. Lo fa dopo la notizia dell’inchiesta su Borgo Faxhall, e l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex assessore Silvio Bisotti, insieme a due dirigenti comunali: Taziano Giannessi e Giovanni Carini.

«Da frequentatore – scrive Fittavolini a Cugini - mio malgrado da oltre 30 anni (ne farei volentieri a meno) dell’area stazione e pertinenze limitrofe (non chiamatelo Borgo Faxhall che sennò il buon Bertola si arrabbia) e da ex presidente, per dodici anni, dell’Associazione Pendolari Piacenza, rimango basito nel leggere le sue dichiarazioni, esternate ieri in Consiglio Comunale. E le confermo che, come abbiamo avuto modo di scrivere negli anni, ma soprattutto a valle dello scellerato accordo che fa felice solo l’ex proprietario degli immobili (leggi Coemi Property) a tutto danno delle casse del Comune (e quindi dei piacentini tutti) non vedevamo l’ora che qualcuno sottoponesse la pratica agli organi competenti, Corte dei Conti e Procura della Repubblica.

Posto che la stessa, negli ultimi 15 anni di amministrazioni del suo partito (se dobbiamo buttarla in politica, ma lo fa per primo lei, le due giunte Reggi e e quella Dosi) è risultata essere, a fronte delle nostre reiterate richieste, equiparata al 4° mistero di Fatima. Non se ne doveva parlare, “ tanto voi che ne volete sapere...” e non credo proprio, pronto a discuterne in ogni sede, carte e storia alla mano, che quanto partorito nel 2017 possa classificarsi come qualcosa da menare a vanto.

Prescindendo dalle valutazioni tecniche sugli importi delle opere di adeguamento (i tecnici che qualche Tribunale nominerà daranno i pareri in merito) il dato di fatto incontrovertibile è che non crediamo affatto che questo piano “salvaguardi pienamente l’interesse pubblico” come dichiarato dall’assessore competente e da altri consiglieri, perorando la sua approvazione, avvenuta in un infausto 19 dicembre.

La sintesi del famigerato accordo è la seguente: diamo 2,6 milioni di euro di denaro pubblico ai costruttori inadempienti di Borgo Faxhall; li liberiamo definitivamente da qualunque impegno; gli acquistiamo degli uffici invendibili, vincolando inoltre l’attuale amministrazione (Giunta Barbieri) a trovarne un utilizzo; e ci assumiamo noi (Comune) l'onere di realizzare autostazione, verde, viabilità e parcheggi.

Oltre a questo, abbiamo assistito a un’ulteriore presa in giro, con le minacce al Comune di azioni clamorose da parte dell'amministratore di Borgo Faxhall. Il quale, magari, le minacce doveva farle molto prima, e contro i veri responsabili della situazione, cioè i costruttori dell'edificio che in tutti questi anni si sono dimenticati di realizzare le uniche cose dovute, cioè l'autostazione e le aree verdi, e di pagare gli oneri di urbanizzazione.

Tra le varie quisquilie, ai tempi via Primogenita doveva essere raddoppiata, e invece ci ha rimesso il marciapiede (e il piano approvato ora non risolve nemmeno questo problema).  Le mura cinquecentesche dovevano essere visibili dall'esterno,  e invece sono diventate appoggi di passerelle e tappetini verdi.  Poi lo striscione-beffa “Qui sorgerà un parco per giocare” dove l'unica cosa che è sorta sono i due brutti palazzi su piazzale Roma, anche loro a cavallo delle mura cinquecentesche, mentre dell'autostazione e del pagamento dovuto sempre nessuna traccia.

In dettaglio, ma lo dovrebbe ben sapere, visto che faceva parte della Giunta Dosi, Il Comune finalmente riceve da Coemi 4,5 milioni di euro per gli oneri di urbanizzazione dovuti dal 1996. Meglio tardi che mai, uno dice. Invece no: in cambio ora alla ditta dobbiamo (noi) 7,1 milioni di euro, visto che loro rifilano al Comune 3.382 mq di uffici invendibili (valutati 5 milioni di euro), un'area in via Primogenita per un parcheggio pubblico, e diritti edificatori di natura commerciale (sicuramente ambitissimi, visto tutti i negozi vuoti in giro per Piacenza). Quindi, non solo non vediamo soldi e autostazione, ma rimangono anche 2,6 milioni di euro da versare alla ditta. Ma non basta: il Comune spenderà altri 212 mila euro per oneri finanziari, e 400 mila euro per l’adeguamento degli uffici, che verranno quindi a costare almeno 5,4 milioni di euro. Inoltre il Comune si prende in carico la realizzazione del terminal delle corriere e dei parcheggi e la riqualificazione degli spazi verdi. Altri costi da aggiungere ai 2,6 milioni. In pratica, anziché sanzionare il mancato rispetto degli accordi (che ha danneggiato tutta la città e i commercianti che avevano creduto alle promesse dei costruttori acquistando o affittando spazi in galleria), con questo piano di “riqualificazione” tutto quello che era a carico della proprietà lo pagheremo noi piacentini: autostazione, parcheggi e aree verdi. Autostazione che, fra l'altro, sarà un costosissimo solettone sopraelevato che renderà invisibile il vallo delle mura cinquecentesche, e dunque dubitiamo possa essere approvato dalla Soprintendenza.

L’assessore ha dichiarato essersi attenuti rigorosamente alle linee guida della delibera, uno dei cui obiettivi era “realizzare in tempi brevi l’autostazione nell’area retrostante Borgo Faxhall”. La soluzione del solettone oltre che impattante non sembra realizzabile in tempi brevi. È già stato chiesto il parere della Soprintendenza? E quanti soldi pubblici costerà realizzare il tutto?

Altro costo “non dichiarato” dell’operazione: l’assessore ha detto che l’insediamento degli uffici tecnici comunali “non potrà avvenire subito perché temporaneamente si mantiene la presenza del Centro per l’Impiego, di cui deve farsi carico il Comune, perché è allo studio la possibilità di delocalizzarlo in altre sedi, ma è una delocalizzazione significativamente onerosa”. Quindi, questo trasferimento comporta un ulteriore onere significativo per il Comune? Di quanto? Non va aggiunto ai costi dell’operazione?

Altro punto: nella perizia dell’ingegnere del Tribunale sono presenti alcuni rilievi indicati come “gravi” riguardanti i giunti strutturali. Però secondo l’assessore gli uffici comunali hanno “redatto un elemento esplicativo relativamente rassicurante”: i lavori da effettuare sui giunti sarebbero riferiti solo ad aggiustamenti di crepe dell’intonaco, in quanto le pareti hanno una rigidità che non si sposa con l’elasticità dei giunti stessi. Speriamo solo che abbiano ragione gli uffici e non il perito ingegnere.

Ennesimo punto da chiarire nella sezione “costi per la collettività”: Coemi cederà in uso gratuito all’amministrazione 50 posti auto per almeno due anni. Ma che vuol dire “almeno”? E dopo i due anni, il Comune dovrà dare altri soldi a Coemi per acquistare questi parcheggi? Anche questa eventualità andrebbe chiarita ed eventualmente computata nei costi di tutta l’operazione, su cui non sembra esserci molta chiarezza.

Passiamo ai costi “visibili”: dove troviamo i milioni da regalare alla proprietà inadempiente e per pagare tutte queste opere al posto suo? Dirottiamo qui 800 mila euro ricavati dalla vendita dell'ex Olivetti, i finanziamenti pubblici del "Bando periferie", e i fondi privati per la riqualificazione del Consorzio Agrario. Cioè, contributi che dovrebbero servire per migliorare Piacenza, o comunque tutta l’area nord, finiscono in gran parte nelle tasche di chi Piacenza l'ha peggiorata e in una ventina d'anni non ha rispettato né prescrizioni né impegni, e il resto è utilizzato per realizzare cose al posto suo.

Non sappiamo se, anche solo dal punto di vista etico, sia una cosa così giusta. Aggiungiamo che, sul perché di fronte alle inadempienze non sia stata escussa la fideiussione di 1 milione 750 mila euro, l’assessore ha dichiarato che “sostituirsi al privato per fare quel tipo di opere non credo sia un interesse pubblico”. Ma di fatto è proprio quello che questo incredibile piano fa, col Comune che realizza tutto ciò che da vent’anni doveva realizzare il privato! Tanto che l’assessore ha detto che “la scelta necessitante, oltre che la tutela dell’interesse pubblico” è che “questa delibera consentirà al Comune di Piacenza di assumere il fondamentale ruolo di regia nell’attuazione di un progetto organico e articolato di rigenerazione di tutto il comparto; quindi d’ora in avanti l’interlocutore sarà solo ed esclusivamente l’amministrazione comunale”.

Altra domanda: il Comune non dovrebbe avere comunque il ruolo di regia su tutto quel che viene costruito in città? Non ci sono leggi, norme ecc. per cui il Comune può elaborare un progetto di rigenerazione o far rispettare gli impegni senza dovere realizzare lui le opere con soldi pubblici, addirittura sostituendosi ai costruttori inadempienti? Da cittadino al quale frullano gli zebedei come pale di un elicottero, gradirei avere un dettagliato riscontro, che non sia la solita risposta infarcita di inutile politichese».

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