«La manifestazione è stata pacifica perché l’abbiamo deciso noi»

In consiglio comunale cordoglio per Abd El Salam Ahmed El Danf e ampia discussione sulla manifestazione del 17 settembre. Il centrodestra: «La tragedia della Gls è stata sfruttata politicamente». Pallavicini (Sinistra) preso di mira da Tassi: «Giustifica la violenza, siamo tornati agli anni '70»

Carlo Pallavicini alla manifestazione (FOTO EMANUELA GATTI)

Gli echi e le polemiche della manifestazione di sabato 17 settembre in città – in ricordo della morte di Abd El Salam Ahmed El Danf  - sono inevitabilmente entrati in consiglio comunale. La seduta del 19 settembre si è aperta con l’intervento di uno dei protagonisti della protesta. «Non si è mai voluto guardare – ha detto Carlo Pallavicini (Sinistra per Piacenza), che è anche un rappresentante del sindacato Si Cobas - a una parte di città. Ho provato tante volte a portare quella realtà qua dentro e oggi piangiamo un morto, un morto che non ha precedenti da diversi anni in Italia. Ci vuole lo shock per far parlare di un argomento del genere: l’interessamento di questi giorni è ipocrita, sono lacrime di coccodrillo, è “piangere sul latte versato”. Da anni “Sinistra per Piacenza” chiede al centrosinistra di discutere e risolvere i problemi della logistica, era inserito anche nel programma elettorale. Ci sono stati solo tanti bei tavoli e impegni presi con il “padronato”, condannando le proteste».

«La manifestazione di sabato è stata una delle più grandi della nostra città – ha proseguito Pallavicini -, c’erano 4-5mila persone. È stata pacifica e civile, non perché abbiamo deciso di fare un favore ai signori delle istituzioni e ai padroni, ma perché abbiamo deciso così noi, l’abbiamo voluto. Ci siamo complimentati tra noi per questo. Ma se non era pacifica e civile c’era da complimentarsi lo stesso, perché sarebbe quello che una parte di mondo dimenticato avrebbe deciso. Ma abbiamo voluto diversamente: troveremo altri momenti di lotta dopo il momento del dolore. Quel giorno abbiamo deciso di sfilare così».

Il consigliere comunale ha commentato anche le polemiche sul commercio. «I commercianti del centro dovrebbero fare una class-action contro le istituzioni che hanno sparso terrore sulla manifestazione. Comunque sono venute meno le discussioni sul mondo  del lavoro, per colpa della politica e dei sindacati. Il problema non è la protesta, è la situazione di quel settore». «Piacenza è una città a vocazione logistica, e c’è stato un morto in questo settore – ha aggiunto Federico Sichel (Pd) -. La manifestazione è stata bella e senza violenza. Dobbiamo individuare quelle situazioni di illegalità nel polo logistico, senza fare delle cooperative piacentina di tutta un’erba un fascio. Ce ne sono di riconosciute e riconoscibili e di spurie». «Ci sono aziende - ha invece spiegato Maria Lucia Girometta di Forza Italia - le regole e con costi troppi bassi a Piacenza: vanno contrastate le aziende che permettono questo. Comunque c’è stata troppa strumentalizzazione della vicenda. Dire che qualcuno ha fomentato l’autista per uccidere il dipendente è assurdo. Così come assurdo è stato il blocco della città per una manifestazione. Sono stati inviati messaggi deleteri di paura alla città: inutile trasmettere questo senso di paura alla gente».

Pallavicini ha sfilato avendo sempre a portata di mano un casco: la curiosità è stata riportata da diversi consiglieri in aula. «C’è chi parla di sfruttamento – ha spiegato Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) - e poi sfrutta una vicenda del genere. C’è chi, pochi minuti dopo l’accaduto, a morto ancora caldo, ha fatto da pubblico ministero, si è sostituito al giudice e ha emesso la condanna, diffondendo menzogne. Non è stata una morte sul lavoro come dice Sichel. Io di manifestazioni ne ho fatte, al massimo ci vado con una bandiera, non con un casco come il consigliere Pallavicini o con un’ascia come qualcun altro. Il diritto di manifestare deve essere garantito, ma anche il diritto di poter lavorare e transitare nel giorno più importante della nostra città. Ringraziamo il questore e il prefetto che hanno garantito l’ordine pubblico, e hanno avuto l’autorevolezza di spostare il percorso del corteo da zone come prefettura e Tribunale. Così si è evitato un contatto troppo stretto con i palazzi istituzionali. Ricordo Cremona devastata qualche anno fa per una manifestazione: venne devastata pure la sede della Municipale, e sulla graticola finirono sindaco, questore e prefetto.  Non è stato sbagliato chiedere prudenza ai commercianti, se la gente sapesse manifestare non avrebbe bisogno di avere vicino le forze dell’ordine. Se vogliamo iniziare un processo alla logistica, partiamo da chi sta sfruttando la vicenda per fini politici».

«È in corso uno sfruttamento politico ed ideologico – ha proseguito Massimo Polledri (Lega Nord) -. Dopo essere stato sfruttato da lavoratore, viene sfruttato anche politicamente. Ringrazio le forze dell’ordine. Trovo difficile che sia una manifestazione pacifica se la gente si presenta con l’elmetto o un para-genitali. Qua non siamo in Cile o in Algeria: la polizia non picchia i manifestanti. Mi dispiace per i commercianti che hanno dovuto chiedere. Mi auguro che ci sia una risposta  giudiziaria su quanto successo. Immagino il dramma umano dell’investitore, che non ha fatto apposta e si porta con sé questo peso».

Michele Bricchi del Pd ha riportato in aula una sua proposta del 2012, illustrata gli scontri all’Ikea, anch’essi finiti alla ribalta nazionale. «Ci vuole una mappatura del nostro polo: ci vuole un tavolo intersindacale con istituzioni pubbliche e privati per conoscere gli attori del polo e per far sì che denuncino loro i problemi. Si deve fare una scrematura dei soggetti che entrano nel nostro territorio. Ci sono soggetti ben poco raccomandabili.  Ci vorrebbe il silenzio di fronte alla morte di una persona. Mi spiace aver sentito da Pallavicini e da Polledri il tema della chiusura dei commercianti. Se di fronte la morte di una persona il tema diventa “una chiusura pomeridiana” e la mancanza di shopping, stiamo sbagliando. Dobbiamo porci altri interrogativi. Situazioni di abusi ce ne sono, ma è grave che la stampa – non del territorio – abbia messo in discussione una delle nostre eccellenze».

Cordoglio per la famiglia anche da Giovanni Castagnetti (Piacentini per Dosi), che ha pronunciato un intervento un po' controverso. «Abd El Salam è morto perché lottava per il lavoro e per una giustizia sociale, che a noi forse manca o teniamo nascosta. Il sindaco ha preso una decisione da padre di famiglia a dire di chiudersi in casa, a prestare attenzione. Io penso che si potesse manifestare anche con violenza al corteo di sabato scorso. Non voglio certamente incitare alla violenza, però nel momento in cui le persone percepiscono davvero qual è il livello di crisi ultima penso che questo possa anche sfociare in un personale livello di violenza. Questo accade nel momento in cui la povertà raggiunge un limite importante. Penso invece che non sia coerente insinuare l'aspetto della violenza all'interno di una manifestazione con atteggiamenti e abbigliamenti da sommossa: tenere un casco appeso ai pantaloni non è coerente, se poi non lo si adopera».

«Si è fatta una questione e una manifestazione politica – è stato il duro intervento di Marco Tassi (Pdl) - in cui sono volati grandi insulti. Piacenza ha vissuto una giornata in “stato d’assedio”. Sono andato in piazza Cavalli a vedere il corteo: non è accettabile che le istituzioni non fossero presenti mentre assediavano la città. Era tutto chiuso, non si poteva fare nulla. Questa manifestazione è costata milioni di euro: sono venuti giù reparti da altre città e i commercianti hanno chiuso. Non è civiltà, non si sanno neanche le cause della morte. Qua si fanno i processi prima della indagini. Io non ringrazio tutti come il sindaco, ringrazio solo le forze dell’ordine. Dove si ha paura di uscire di casa non è uno Stato civile, devo avere il diritto di uscire tranquillo per strada. Tecnicamente poteva essere un disastro questa manifestazione. Siamo tornati agli anni ’70, Pallavicini – che fa parte della maggioranza - girava con il casco. Menomale che siete voi i moderati e noi la “destra becera”, quando si giustifica la violenza. Non c'è un minimo di decenza in questi giorni».

«Il Festival del Diritto – è l’osservazione del capogruppo 5 Stelle Mirta Quagliaroli - parlerà di “dignità” e di dignità nel mondo del lavoro, in particolare nella logistica, ce ne è poca. Sono problemi evidenti da tempo nella logistica: non ci ha portato quella ricchezza che si prometteva negli anni passati. Ai cittadini di Piacenza hanno portato solo problemi e ai lavoratori stranieri è stata tolta la dignità in cambio di un pezzo di pane».

«Ci voleva un morto? – ha detto polemicamente Marco Colosimo di Piacenza Viva -. Ma a nessuno non gliene mai fregato nulla del problema della logistica. L’anno scorso con Colla ho chiesto una mappatura del polo logistico durante la discussione del bilancio. Apriamo il cassetto dove c’è questa mappa. Se era una marcia civile nessuno gridava “La pagherete cara”. L’amministrazione deve impegnarsi a realizzare questa mappatura, il sindaco e il vicesindaco lo devono ai cittadini». «Abbiamo criticato il sindaco perché non è successo niente alla manifestazione. Ci siete rimasti male che la città non è andata a ferro e fuoco. Dosi si dovrebbe dimettere – ha ironizzato Gugliemo Zucconi del Gruppo Misto – perché stavolta non è successo niente».

La ricostruzione dell’incidente – ha infine concluso il dibattito il sindaco Paolo Dosi - non spetta a noi. Una famiglia è distrutta, spero che ci sia un incontro con loro a breve. Ringrazio questura e prefettura per il coordinamento di sabato. La manifestazione non è stata autorizzata dal Comune, come ha detto qualcuno, non è nostro compito. C’erano timori e noi dovevamo prendere provvedimenti di tutela, che potevano essere necessari, e invece sono stati superflui, per evitare quanto successo a Cremona qualche anno fa. Stamattina abbiamo incontrato Gls e la sigla sindacale Usb. Noi in questi anni siamo intervenuti in tutte le delicate situazioni che coinvolgevano il polo logistico. Nel 2012 si era perso di vista lo sviluppo dell’area: a Castelsangiovanni c’è un unico interlocutore, a Piacenza sono tantie ci sono stati gli esempi eclatanti di Ikea e UniEuro in cui siamo stati protagonisti. Dal 2012 a oggi abbiamo preso atto delle difficoltà. Sono temi che non ci coinvolgono direttamente, ma non possiamo non interessarci. In passato abbiamo fatto mediazione, e questo vogliamo continuare a fare. Di fronte a fatti drammatici come quelli accaduti, credo che i nostri interlocutori abbiano capito la disponibilità dell’Amministrazione. Un comparto importante come la logistica deve essere preso in considerazione anche da noi: il Comune può essere utile a sviluppare rapporti e relazioni oggi difficili».

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