«Maggioranza divisa, si fa opposizione da sola al suo interno»

Le minoranze mettono il dito nella piaga sul caso Iren-Liberali. Il Pd: «Manca l’unità nel centrodestra, troppi condizionamenti nell’azione dell’Amministrazione». Trespidi: «Se vendiamo le quote meglio realizzare un’opera simbolo». Rabuffi: «Gestione imbarazzante». Foti: «Nella maggioranza non siamo una chiesa, ma neanche un pollaio»

Il Consiglio comunale del 4 marzo

Solidarietà all’assessore al bilancio Paolo Passoni e al dirigente Vittorio Boccaletti per gli attacchi subiti dal consigliere Antonio Levoni (Liberali Piacentini). Ma anche un’osservazione pungente, riferita proprio al comportamento del rappresentante dei Liberali, feroce nelle sue contestazioni alla sua stessa coalizione: «Ci rubi il mestiere». Le opposizioni ironizzano ma al tempo stesso mette il dito nella piaga, in merito alla messa in vendita delle quote comunali di Iren, che verranno piazzate a 2,20 euro sul mercato. Il centrodestra palesa le sue difficoltà, la quarta gamba del centrodestra – i Liberali Piacentini – sono più fuori che dentro la maggioranza. Pd, Liberi, Piacenza in Comune e Movimento 5 Stelle non si fanno attendere - «qua stiamo tirando un calcio di rigore a porta vuota», ha dichiarato Roberto Colla di Piacenza Oltre – e fanno notare i troppi dissidi interni mostrati negli ultimi mesi. In maggioranza non è la prima volta che si apre una faida interna molto aspra su un singolo provvedimento con attacchi personali tra i suoi membri.

IL PD: «UNO PSICODRAMMA, COMINCIATE A GOVERNARE»

 «La tenuta della maggioranza – è la sintesi del discorso di Giulia Piroli (Pd) - è a rischio. Non è vero che è l'opposizione a bloccare i lavori, è Piroli, Cugini e Buscarini Pd-2l’assessore Passoni che è risentito dalle dichiarazioni nei suoi confronti dei "suoi". Ci voleva più maturità nel gestire la situazione, sono in gioco anche i lavoratori piacentini di Iren. Il mercato cambia: nel 2015 Iren vendette la sede di Borgoforte perché era in difficoltà, qualche mese fa l’ha ricomprata. A breve dovremo anche nominare il rappresentante piacentino nel Cd’A di Iren e sarà interessante capire chi è». «Diteci la priorità di queste opere pubbliche finanziate dalla vendita delle quote Iren – è il commento di Giorgia Buscarini (Pd) - non siamo contrari a prescindere ma vogliamo capire meglio. È evidente la crisi politica all’interno della maggioranza. Cappucciati invita a non litigare ma i problemi sono tutti vostri: è uno spettacolo sgradevole per i cittadini. Siete una maggioranza che non sta più insieme, manca la tenuta». Infine, una battuta: «Alla maggioranza dico, ci state rubando il lavoro, perché vi fate l’opposizione da soli e vi parlate tramite i giornali». Ha messo il dito nella piaga anche il capogruppo del Pd Stefano Cugini. «È uno psicodramma, vi siete mandati dei messaggi precisi. Chiediamo alla maggioranza di farci fare l’opposizione a noi, ci state veramente rubando il lavoro. Avete vinto promettendo discontinuità e raccontando bugie, ora vi fate opposizione tra voi. La città è paralizzata per colpa di un braccio di ferro tra poteri forti e qua non si ha il coraggio di dire quali sono le ingerenze che intervengono da fuori: l’avvocato Sforza Fogliani è il leader dei Liberali ed è il padre nobile del centrodestra. Ora basta, risolvete le vostre beghe, il sindaco vinca questa partita e andate avanti, anzi, cominciate a governare senza condizionamenti».

LIBERI: «UNA GRANDE OPERA»

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Lungo e articolato l’intervento di Massimo Trespidi (Liberi). «Questione di natura politica – ha osservato il consigliere, che fu il primo Consiglio comunale-15all’inizio del mandato a suggerire la possibile vendita di quote per aiutare le casse comunali -. Il sindaco ha un problema robusto: Chi è intervenuto per contestare la vendita delle quote non lo ha fatto per ragioni tecniche. Non credo che sia alle porte una crisi nell’Amministrazione, però quello che è accaduto sull’Irpef, e ora su Iren, coinvolge sempre l’assessore Passoni. Sta diventando qualcosa in più di un indizio». Trespidi ha proseguito nel suo intervento. «Le opere pubbliche vengano finanziate non solo da questa vendita, ma anche dall’avanzo d’amministrazione. La preoccupazione mia è questa: vendiamo le quote e poi non riusciamo a fare i progetti in tempo e i soldi finiscono nell’avanzo. Ritengo comunque che ci sia bisogno di realizzare una grande opera "simbolo" che resti alla città. Utilizziamo questo grande patrimonio ottenuto dalla vendita per qualcosa che rimanga ai piacentini. Comunque vendere le quote a un euro e 90 centesimi è una manifestazione di debolezza. Fissiamo un prezzo più alto: meglio 2 euro e 05, altrimenti perderemmo 345mila euro», (al termine del dibattito il prezzo fissato è stato di 2,20 euro). 

 

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