Nuovo statuto comunale pronto ma bloccato dai 5 Stelle

Il testo, più snello, è frutto del lavoro di quattro anni di una sotto-commissione. I grillini chiedono la cancellazione della commissione delle elette, poi escono dall'aula

Barbara Tarquini (5 Stelle)

Era il 7 ottobre 1991 quando venne approvato lo statuto comunale. Dopo un iter complicato partito nel 2012, il consiglio comunale – attraverso una sotto-commissione, costola della commissione 1 “Affari istituzionali” guidata da Stefano Perrucci  (Pd) – ha deciso di rimettere mano al testo. «Lo statuto del Comune – ha detto lo stesso presidente di commissione - è del 1991, ha subito poi modifiche in seguito a leggi nazionali, soprattutto la Bassanini-bis e il testo unico sugli enti locali del 2000, mentre l’ultima volta in cui si è discusso di statuto in consiglio era il 2001. Sono passati 15 anni e c’è il bisogno di rivedere lo statuto, il tema è stato sollecitato più volte nel corso degli ultimi anni, in maniera trasversale. C’è questa esigenza di intervenire, aggiornandolo e attualizzandolo. È un lavoro iniziato nel 2012 e che ha visto coinvolti in modo partecipativo tutti i gruppi consiliari». Nella sotto-commissione 1 in questi anni è uscito il Movimento 5 Stelle, in polemica per il modo in cui l’attività è stata svolta. E i grillini hanno ripetuto il comportamento anche in sede di voto durante la seduta di consiglio del 26 settembre: dopo aver criticato aspramente la sotto-commissione, sono usciti dall’aula facendo mancare il numero necessario di voti favorevoli per far passare in questa seduta il testo.

Le novità più importanti, illustrate da Perrucci, sono la riduzione degli articoli da 91 a 68 gli articoli dello Statuto. La vicepresidenza andrà sempre alle opposizioni. Nasce inoltre la figura del consigliere aggiunto, che ha facoltà di intervenire ma non ha diritto di voto. Nessuno dei due sessi potrà inoltre essere inferiore al 40%. Critiche sono piovute proprio dai banchi dei 5 stelle. «Il tema è molto autoreferenziale – ha spiegato Mirta Quagliaroli, capogruppo 5 Stelle - che non ha coinvolto né i cittadini né la stampa. A Parma il percorso è stato più partecipato. Al di fuori di quest’aula interessa poco di questa bozza di statuto, che è un po’ come la Costituzione per lo Stato».

«Questa è stata un’azione di disboscamento – è il pensiero di Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) - di tutta una serie di articoli e frasi fatte che potevano essere eliminate. Il testo non è rivoluzionario, non restringe spazi di democrazia: abbiamo cercato di dare un contributo alla semplificazione del nostro Comune. D’ora in poi sarebbe giusto concentrarsi anche a rivedere il regolamento del consiglio comunale, in vista della nuova consigliatura del prossimo anno». «C’è maggiore democraticità – è la sintesi dell’osservazione di Lucia Rocchi (Moderati) - attenzione per l’opposizione. Nel testo si precisa che il vicepresidente sarà delle opposizioni nel caso in cui non avessero il ruolo di presidente e il consigliere esterno rappresenterà le realtà straniere della città, per portare le istanze dei non piacentini in questa assemblea». «C’è la volontà – ha concluso Perrucci - di mettere mano anche al regolamento del consiglio comunale entro la fine del mandato. Non è vero che siamo stati autoreferenziali: c’è stato un confronto interno alla sotto commissione e i 5 Stelle inizialmente non hanno fatto presente il problema della partecipazione».

Quagliaroli ha chiesto in un emendamento di trattare i temi della "commissione delle elette" - dedicata alle donne e alle pari opportunità - nella commissione 3. «Non ci può essere una commissione in cui solo le donne parlano dei loro problemi. Sono temi che devono essere discussi da tutti, per essere più incisivi». Maria Lucia Girometta, consigliere di Forza Italia e presidente della commissione elette, ha difeso l’organismo di cui è a capo. «Io combatto per una commissione che non vede mai gli uomini impegnati. In 14 anni solo tre uomini hanno partecipato a qualche seduta: Luigi Salice, Daniel Negri e Cristian Fiazza. Credo proprio che gli uomini non partecipino perché non ci sarebbe per loro la possibilità di ottenere il gettone di presenza. Noi molte volte ci riuniamo informalmente senza gettone. Al 70esimo del voto delle donne però tutte le consigliere si sono presentate e hanno parlato senza mai aver partecipato alla commissione. I 5 stelle poi sono in disaccordo con quanto dicono e fanno a Roma sul tema». «Il Pdl – ha detto Marco Tassi (Pdl) - è sempre stato critico sulla commissione delle elette non tanto per l’impegno, ma per i costi». «Vedo che viene messa in discussione la sua utilità – ha sbottato Sandra Ponzini del Pd, che fa parte della commissione -, mi sembra di buttare a mare anni di battaglie e obiettivi raggiunti. Posso affermare che il lavoro fatto dal 1998 a oggi ha migliorato la vita delle donne a Piacenza».  

«Stiamo parlando – ha aggiunto Erika Opizzi di Fratelli d’Italia - di una commissione speciale che si comporta come se fosse permanente e non vede il coinvolgimento di uomini. Se c’è discriminazione nei loro confronti c’è chiusura e mancata condivisione». «Sono uscita dalla commissione delle elette – ha sottolineato ancora Rocchi dei Moderati – motivando il perchè, ma ora voto contro all’emendamento dei 5 Stelle. C’è stato un lavoro paziente nella sotto commissione per lo statuto, che non obbliga l’istituzione della commissione, ma dà la possibilità a questa di realizzarsi». L’aula ha respinto la proposta dei 5 Stelle con solo 9 favorevoli e 17 contrari: la commissione delle elette continuerà ad esistere. Ma per avere il nuovo statuto occorrerà aspettare ancora: i 5 Stelle hanno fatto mancare il numero al momento della conta. «Persone arroganti – si è sentito di fare un intervento il presidente del consiglio comunale Christian Fiazza – qua dentro non ce ne sono, al contrario di quello che dicono i grillini. Chi è rimasto a discutere ha dato prova di lealtà politica». Con solo 16 favorevoli su 16 votanti, il consiglio non è riuscito ad approvare il nuovo statuto: se ne riparlerà alla prossima occasione.  

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