«Per il nuovo ospedale è necessaria una fermata ferroviaria»

Un lettore propone: «Perché non realizzare il nuovo nosocomio tra l’Università Cattolica, la tangenziale e la ferrovia?». Ecco perché

«Leggo sulla stampa locale notizie che riguardano la scelta della futura area per il nuovo Ospedale di Piacenza. Uno dei principali parametri è quello di localizzarlo in contesto con traffico poco congestionato. Lo ritengo però un falso problema. Immagino che il traffico veicolare sarebbe suppergiù quello che attualmente gravita attorno alle vie Taverna, Campagna, etc., a meno che si preveda un aumento esponenziale di pazienti da qui ai prossimi 50 anni. Non volendo semplicemente criticare le scelte operate dall’Amministrazione, ritengo che sia più utile farmi promotore, in ottica costruttiva, di un diverso punto di vista e sottoporlo agli esperti che si stanno occupando della vicenda. Le mie sono semplici considerazioni che, senza nessuna pretesa, fornisco per ampliare il dibattito su aspetto cruciale per la nostra città.

Come punto di partenza riterrei, dovendo immaginare l’accessibilità ad un’opera importante, che sia più sensato fornire all’utenza un valido e funzionale mezzo alternativo, come ad esempio il treno.

Si guardi a tal proposito l’esempio del nuovo ospedale di Bergamo, costruito di recente, e dotato di fermata ferroviaria. Se ragionassimo in quest’ottica il traffico veicolare, invece di aumentare, diminuirebbe perché sostituito da un mezzo meno congestionante, sfruttando oltretutto infrastrutture già esistenti. Per inciso, il treno, inquinerebbe meno dell’auto e degli autobus.

Così facendo il paziente potrebbe recarsi in maniera autonoma all’ospedale, senza necessità dell’autista di accompagnamento. Se il nuovo ospedale fosse posto su una linea ferroviaria esistente, creando una nuova fermata, si potrebbero intercettare utenze provenienti dagli estremi della Provincia (ed anche oltre).

In questo modo gli abitanti di Castel San Giovanni, Sarmato, Rottofreno, San Nicolò, Pontenure, Cadeo, Fiorenzuola ed ancora Caorso, Castelvetro e Monticelli d’Ongina potrebbero raggiungere facilmente l’ospedale, senza necessità di muoversi in auto. Nove dei quindici centri più popolosi della Provincia, potrebbero beneficiare di questo nuovo servizio.

L’area che si presterebbe a tale scopo sarebbe quel triangolo avente quali lati: 1- linea ferroviaria Piacenza-Parma; 2- linea ferroviaria Piacenza-Cremona; 3- tracciato della Tangenziale. Ovvero quella zona più ampia compresa tra: via Lombardia, via Martelli, la Tangenziale e L’Università Cattolica. Nel triangolo ad ovest, oltre la strada Anselma, si potrebbe creare una stazione ferroviaria bifronte, che possa accogliere svariate provenienze. Inoltre, la vicinanza al sistema Universitario della Cattolica, potrebbe far nascere anche un polo di ricerca in ambito medico (potenziale futura eccellenza per la Città di Piacenza). L’Università Cattolica risulterebbe finalmente dotata di stazione ferroviaria per gli studenti; come si suol dire: due piccioni con una fava.

Anche in questo caso, minori autobus che portano gli studenti = a minore traffico su gomma = a minore inquinamento. Non da ultimo, anche l’accessibilità automobilistica sarebbe ottima perché il nuovo insediamento ospedaliero cadrebbe in mezzaria tra due svincoli della Tangenziale ovvero quello di Montale e quello delle Mose e vicinissimo all’uscita autostradale di Piacenza Sud.

Riassumendo, la nuova area, oltre alle sei finora individuate dal Comune, porterebbe i seguenti vantaggi:

1.      Diminuzione del traffico su gomma.

2.      Diminuzione dell’inquinamento veicolare.

3.      Facilità di accesso per buona parte degli abitanti della Provincia di Piacenza.

4.      Moltiplicazione di opportunità come un nuovo polo universitario di ricerca in campo medico

5.      Dotare l’Università Cattolica di fermata ferroviaria.

Tutto questo lo faccio senza nessun tipo di interesse o ricerca di notorietà per cui potete utilizzare questa idea come meglio credete chiedendo solamente di essere citato come un semplice cittadino che ha a cuore il proprio territorio».

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Marcello Scalabro

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