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Scuola, la Regione invita Piacenza a costituire istituti comprensivi in città

La commissione 3 ha discusso l'indirizzo - proposto dalla Regione - di trasformare anche le scuole di Piacenza in istituti comprensivi. Quagliaroli (M5s): «Cerchiamo di spostare più in là questa trasformazione». Rocchi: «Dobbiamo creare "reti" tra scuole»

L’aggregazione in istituti comprensivi della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome, fa parte del processo di riorganizzazione della rete scolastica  promosso dalla Regione Emilia-Romagna. È stato per primo il consigliere comunale Rino Curtoni a chiedere in commissione 3 quali siano gli sviluppi in corso nella riorganizzazione del sistema scolastico piacentino. «La riorganizzazione della rete scolastica – ha detto – quali ripercussioni può avere sui nostri istituti? L’amministrazione ci deve informare. È indispensabile avere su tutto il territorio piacentino soli istituti comprensivi. Un istituto in meno in città ha un impatto molto forte. E se disarticoliamo i plessi già esistenti, che fine farà il personale? Si riesce a garantire la continuità didattica?» Curtoni ha poi chiesto di poter gestire il passaggio tra elementari e medie in modo più continuativo. «È un tema – ha detto in commissione l’assessore all’istruzione Giulia Piroli - di cui parliamo da poco tempo, ma ci viene chiesto dalla Regione un approfondimento su questo discorso. La riorganizzazione della rete scolastica era anche nelle linee di mandato della nostra amministrazione. Non stiamo pensando a un ridimensionamento degli istituti cittadini, che hanno tutti tra gli 800-1200 studenti. Ma fare un istituto comprensivo serve a gestire il passaggio da un ciclo di studi all’altro, da elementari a medie. Si possono prevedere incontri e iniziative. Siamo l’unico comune in regione che non ha ancora affrontato questo percorso».

«La continuità tra un ciclo di studi e l’altro – afferma Lucia Rocchi - viene a mancare perché non c’è vincolo stradario. È impossibile avere continuità se uno può iscriversi dove vuole, anche lontano da dove abita. Finchè è possibile, cerchiamo di non fare istituti comprensivi – che invece sono molto utili in provincia – nella nostra città. Dobbiamo fare “reti” tra scuole per scambiare informazioni ed esperienze, ma non unire gli istituti. Ogni scuola ha la sua identità e il proprio modo d’essere». «In Provincia gli istituti comprensivi sono necessari – sostiene Mirta Quagliaroli del M5S - perchè fanno funzionare al meglio tutte le sedi decentrate: sono indispensabili. Condivido le critiche di Curtoni e Rocchi, ci sono difficoltà. Posticipiamo in là il più possibile la trasformazione in istituti comprensivi a Piacenza. Non è giusto porre il vincolo dello stradario: i genitori hanno il diritto di far frequentare ai propri figli la scuola che vogliono». «È vero che siamo gli unici a non esserci ancora mossi in Regione – ammette Giuseppe Magistrali - ma tranne Reggio Emilia, nessuna città ha trasformato ancora le proprie scuole cittadine in istituti comprensivi». È una scelta per razionalizzare le risorse finanziarie? «Forse, ma l’amministrazione comunale non si muove in questa direzione, vuole soprattutto migliorare il livello formativo scolastico, tanto che stiamo investendo più risorse, piuttosto che razionalizzarle. Vogliamo qualificare l’offerta: i risparmi sono un risultato secondario». «Non siamo obbligati a fare queste scelte ora – ha chiarito l’assessore Piroli - ma ci sono indirizzi regionali che andrebbero seguiti in futuro. Siamo consapevoli delle difficoltà che possono emergere. Vorremmo concentrarci su altre cose: all’Alberoni perfino i genitori di stranieri di seconda generazione non vogliono iscrivere i loro figli lì per l’alto numero di studenti stranieri». 

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