I dati della Regione

A Piacenza 367 interruzioni di gravidanza volontarie, il 27,5% con Ru486. Ginecologi obiettori al 77,3%

Stabile rispetto al 2019 il numero di Igv effettuate dall’Ausl, la quota maggiore nella fascia 30-34 anni. Qui la percentuale di donne straniere più alta della regione (46,1%) e di ginecologi obiettori. Il report 2020

A Piacenza 367 Igv (Interruzioni di gravidanza volontarie) nel 2020, il 27,5% farmacologiche, con impiego di RU486, utilizzo che nella media regionale dell’ultimo anno ha raggiunto il 48%. Il numero di Igv eseguite sul territorio locale è pari a quello del 2019 (complessivamente 366) e in diminuzione se confrontato con il 2018 (412) e il 2017 (425), mentre in regione nel 2020 sono calate mediamente di oltre il 7%. Qui si registra la percentuale più elevata in Emilia-Romagna di Igv su donne con cittadinanza straniera (il 46,1%) e di ginecologi obiettori di coscienza - 17 su un totale di 22 - pari al 77,3%. Sono alcuni dei dati relativi alla provincia di Piacenza, contenuti nel report messo a punto dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute (che raccoglie i dati per conto di Istat). Oltre ad un’analisi a livello regionale del fenomeno, nello studio sono contenute anche tabelle che elencano e confrontano numeri e percentuali dei singoli territori.

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Il quadro sulle Ivg effettuate per Ausl di residenza e cittadinanza, indica in quella piacentina la quota più elevata in regione di donne con cittadinanza straniera, pari al 46,1%, mentre quelle con cittadinanza italiana sono il 53,9% del totale.

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Sotto l’aspetto anagrafico la fascia d’età in cui si rileva il numero maggiore d’interruzioni di gravidanza volontarie a Piacenza - sostanzialmente in linea con l’andamento regionale - è quella compresa tra i 30 e i 34 anni (il 24,8%) seguita dalla fascia 25-29 (21,3%), quest’ultima poco distante da quella che include le donne dai 35 ai 39 anni (20,7%).

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La tabella delle Igv effettuate in Emilia-Romagna in base all’urgenza per azienda d’intervento, indica che all’Ausl Piacenza le urgenti nel 2020 sono state il 7,4%, le non urgenti il 92,6%. Sulla tipologia di terapia antalgica (escluse le ivg farmacologiche) all’Ausl di Piacenza il 10,2% è stato effettuato in anestesia generale, lo 0,4% in anestesia locale, l’1,9% analgesia senza anestesia, l’84,6% con sedazione profonda (1,5% altra e 1,5% nessuna). Per quanto riguarda le Ivg effettuate in Emilia-Romagna con impiego di RU486, le pazienti trattate dall’Ausl sono 101, di cui 84 residenti in Regione (l’83,2%). La percentuale di Igv farmacologiche sul totale delle Ivg eseguite è del 27,5%. Nella Ausl della regione una quota più bassa si trova solo a Ferrara (12%), mentre quella più elevata si registra all’Ausl di Bologna (70,2%). Nell’analisi dei dati per distretto di residenza delle Igv con impiego di RU846 (Dati per Distretto di residenza - Anno 2020) all’Ausl sono state 54 nel distretto Città di Piacenza (il 29%), 23 nel Distretto di Levante (26,7%), 18 nel distretto di Ponente (25,4%).

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«L’analisi della quota di Ivg farmacologiche in base al Distretto di residenza delle donne mostra un notevole range di variabilità - sottolinea il report - dal 25,4% del Distretto Ponente dell’Ausl di Piacenza al 69,9% del Distretto Appennino Bolognese dell’Ausl di Bologna. Questo dato è con ogni probabilità determinato sia dalla capacità di presa in carico precoce della donna al momento del primo contatto con le strutture (in particolare i servizi consultoriali), che dall’offerta della metodica farmacologica nella struttura ospedaliera di riferimento». Spicca il dato dell'Ausl di Piacenza dei ginecologi obiettori di coscienza - 17 su 22 - complessivamente il 77,3%, la percentuale più alta della regione.

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Il Report Ivg 2020 in Emilia-Romagna: una sintesi - Continuano a diminuire, in Emilia-Romagna, le Interruzioni volontarie di gravidanza: nel 2020, come evidenzia il Report realizzato dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute (che raccoglie i dati per conto di Istat), sono state 6.025 (con un calo di oltre il 7% rispetto al 2019), di cui 5.474 a carico di donne residenti sul territorio. Si conferma così la costante diminuzione delle Ivg in regione, con un calo percentuale di quasi il 50% tra il 2004 (è dopo quest’anno che è iniziata la diminuzione progressiva) e il 2020. Analizzando il dato relativo alle residenti, si osserva che anche il tasso di abortività regionale (Ivg di residenti per 1000 donne residenti in età 15-49), calcolato sui dati di popolazione al 1° gennaio 2021, è in diminuzione rispetto all’anno precedente (6,2% nel 2020, 6,4% nel 2019), proseguendo il trend - in calo - a cui si assiste dal 2005.

Il profilo socio-demografico delle donne che ricorrono all’Ivg - Le Interruzioni di gravidanza di donne residenti in Emilia-Romagna (5.474 casi) rappresentano il 90,9% degli interventi eseguiti in regione; il 6,6% (397 casi) sono quelle effettuate da residenti in altre regioni e il 2,6% (154) quelle effettuate da residenti all’estero (dato in diminuzione). A livello regionale, tra le residenti, il 39,1% degli interventi (2.354 casi) è a carico di cittadine straniere; quota, questa, in calo negli ultimi anni, dopo essere cresciuta in modo continuo fino al 2011 (quando erano il 44,9% degli interventi).La distribuzione per classi di età delle donne si mantiene abbastanza stabile negli anni, anche se tende a spostarsi verso le classi più alte: la grande maggioranza dei casi si concentrano nelle fasce 30-34 anni (25,3%), 35-39 anni (21,7%) e 25-29 anni (20,0%).

Per quanto riguarda lo stato civile, il 54,6% delle donne risulta nubile, il 39,3% coniugata o unita civilmente, il 6,1% è separata, divorziata o vedova. Relativamente al titolo di studio, il 36,8% delle donne ha una scolarità bassa (4,2% licenza elementare o nessun titolo e 32,5% diploma di scuola media inferiore), il 46,1% ha un diploma di scuola media superiore e le laureate sono il 17,2%. Analizzando la condizione professionale, il 53,9% delle donne residenti che hanno effettuato un’Ivg risulta occupata, il 14,3% casalinga, il 23,4% disoccupata o in cerca di prima occupazione e l’8,3% studentessa (o in altra condizione).

La certificazione e l’intervento - Esaminando il luogo della certificazione, il 73,3% delle residenti che nel 2020 hanno effettuato una Ivg si è rivolto al consultorio familiare; il dato è in aumento rispetto al 2019, e decisamente più alto della media nazionale (44,2% nel 2019, ultimo dato disponibile). La scelta del consultorio appare in particolare prevalere fra le cittadine straniere, anche se cresce la percentuale delle donne italiane (78,5% rispetto al 70%). Per quanto riguarda il tipo di intervento, il 2020 è il primo anno in cui prevale il ricorso al metodo farmacologico (48%) rispetto a quello chirurgico (47,5%). Nello specifico, le Ivg effettuate con trattamento farmacologico (RU486) risultano essere state 2.894.

«Quasi la metà (2.894, il 48%) delle Igv lo scorso anno sono state effettuate con trattamento farmacologico, che dal 2022 potrà essere effettuato, in caso di donne maggiorenni, anche all’interno dei consultori familiari, e non unicamente nei presidi ospedalieri come avviene adesso» spiega la nota della Regione.

«L’Emilia-Romagna - con una determina dell’assessorato regionale alle Politiche per la salute - recepisce dunque le raccomandazioni nazionali del ministero della Salute: dare alle donne la possibilità di eseguire l’interruzione volontaria di gravidanza con trattamento farmacologico in regime ambulatoriale anche negli spazi dei consultori, che da sempre svolgono un ruolo fondamentale in tutte le fasi della vita riproduttiva femminile. E la Regione, per garantire alle donne la massima sicurezza nell’assistenza, ha definito un protocollo sperimentale che avrà durata di 12 mesi e sarà utilizzato unicamente dai consultori inseriti e abilitati all’Ivg nell’anagrafe regionale. Le Aziende sanitarie sono già all’opera per individuare le strutture che partiranno, predisponendo spazi adeguati ad accogliere e seguire le pazienti nei diversi momenti dell’Ivg farmacologica nei consultori, che sono in grado di garantire la presenza di una équipe multiprofessionale. Le strutture individuate dovranno avere determinate caratteristiche, e vengono anche definiti i criteri di ammissione alla procedura. Tra le caratteristiche che rendono un consultorio idoneo c’è ad esempio la distanza ravvicinata (entro 30 minuti) da un presidio ospedaliero di riferimento, la presenza di un’equipe adeguatamente formata, la garanzia di un numero adeguato di personale ostetrico e ginecologico non obiettore, la presenza di attrezzature adeguate e rifornimenti farmacologici per gestire l’emergenza e il trattamento di effetti collaterali».

«Tra le condizioni per poter effettuare in consultorio l’Igv con trattamento farmacologico ci sono - conclude la nota - oltre alla maggiore età, il certificato rilasciato dal medico e firmato dalla donna, il consenso informato e la gravidanza con datazione ecografica inferiore o uguale a 49 giorni. Le Ivg farmacologiche entro il 63° giorno di età gestazionale saranno invece eseguite presso i presidi ospedalieri». 

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