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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Il progetto

Dal Farnese al lungo Po, ecco come sarà la nuova ciclopedonale

Il termine dei lavori è previsto entro il 30 settembre 2025, Groppelli: «Rendere l’intero percorso più accessibile e protetto»

La Giunta comunale ha approvato in linea tecnica, nella seduta odierna, il progetto dell’anello ciclopedonale che collegherà in sicurezza il centro storico e il Lungo Po: un’opera cofinanziata dalla Regione Emilia Romagna con uno specifico bando, nell’ambito dell’Azione 2.8.1 del PR FESR 2021-2027, per il quale la candidatura di Piacenza è risultata quarta in graduatoria su 90 proposte pervenute. «Un risultato importante – sottolinea l’assessore all’Ambiente Serena Groppelli – che oggi ci permette di dare concretamente il via a quel piano più ampio di riqualificazione e riavvicinamento della città alle sponde fluviali, di cui il percorso ciclopedonale è il primo, fondamentale tassello».

Il progetto, redatto dalla spin-off del Politecnico Studio + Lento, prevede un tragitto complessivo di oltre 3.4 chilometri, con partenza da viale Risorgimento all’altezza di Palazzo Farnese – dove si interverrebbe anche, come previsto dal Biciplan, per restringere e mettere in sicurezza l’attraversamento pedonale all’intersezione con piazza Cittadella – e ritorno sul lato opposto, in corrispondenza delle scuole, tenendo separati i due sensi di marcia per garantire spazi più ampi e una fruibilità maggiore rispetto alla situazione attuale. Raggiunta Barriera Milano, l’itinerario ciclopedonale costeggerà l’arena Daturi e l’adiacente parcheggio sulla cui segnaletica orizzontale, mantenendo inalterati gli spazi di sosta disponibili, si procederà a un riassetto per lasciare uno spazio più largo alla pista ciclabile, raggiungendo così le Mura Farnesiane e Porta Borghetto. Da lì, sfruttando l’attraversamento pedonale esistente, si procede in direzione del fiume.

«L’obiettivo – spiega l’assessore Groppelli – è quello di rendere l’intero percorso più accessibile e protetto, sopratutto nei punti di collegamento che ad oggi risultano discontinui o interconnessi in modo non adeguato. Basti pensare, per fare solo un esempio, che gli approfondimenti tecnici rilevano in buone condizioni solo i circa 650 metri in cubetti di porfido, mentre oltre 2.5 chilometri tra asfalto, sabbia e ghiaia fine risultano dissestati e necessitano di manutenzione. Altri tratti sono privi di zone d’ombra, scontano una segnaletica vetusta o la presenza di ostacoli difficili da aggirare, nonché misure di tutela e separazione non sufficienti rispetto al traffico veicolare».

«La pavimentazione verrà uniformata con l’utilizzo di materiale drenante specifico – anticipa Serena Groppelli – e si metterà a nuovo l’impianto di illuminazione nel sottopasso che da via 21 Aprile immette su di via Del Pontiere, dove prevediamo anche un intervento di abbellimento grazie alle opere di street art e la sostituzione del parapetto attuale, troppo basso, con una barriera di protezione più alta. In corrispondenza del secondo sottopasso, non potendo inserire una corsia separata per le biciclette, sarà installato invece un semaforo a chiamata, mentre tutta l’area che costeggia il fiume sarà soggetta ai limiti di velocità della Zona 30». In via Del Pontiere si innesterà, in futuro, anche il collegamento con il tratto piacentino della ciclovia Vento.

Il costo complessivo della nuova infrastruttura ciclopedonale è di 1 milione e 159 mila euro, di cui oltre 833 mila finanziati dalla Regione Emilia Romagna e i restanti 325 mila circa a carico del Comune di Piacenza. Il termine dei lavori è previsto entro il 30 settembre 2025, con successivo collaudo entro la fine dell’anno. «E’ un progetto a cui teniamo molto – conclude l’assessore Groppelli – perché crediamo sia indispensabile, nell’ottica di restituire alla collettività le sue aree fluviali e ricucire il legame con il Po, creare le giuste condizioni perché ciò possa avvenire non solo in piena sicurezza, come è doveroso se vogliamo incentivare la mobilità dolce, ma anche rendendo piacevole l’esperienza del cicloturismo e favorendo, così, il legame tra la bellezza dei monumenti e quella dei nostri paesaggi golenali».

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