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Il groppo di Colla di Brugneto e il suo "canalone": potrebbe essere un vallo difensivo scavato da una tribù ligure

Colla di Brugneto, la piccola frazione del comune di Ferriere posta a 913 metri di altitudine, è caratterizzata da un sorprendente groppo. La sua forma ricorda un panettone e si eleva per circa 70 metri ai piedi di un gruppo di case volte a sud

Colla di Brugneto, piccola frazione del comune di Ferriere posta a 913 metri di altitudine, è caratterizzata da un sorprendente Groppo. La sua forma ricorda un panettone e si eleva per circa 70 metri ai piedi di un gruppo di case volte a sud. Il suo pianoro verdeggiante si estende per circa 130 metri in linea sud-nord, su un dolce declivio. La parte bassa a sud è a quota 970 metri, mentre la parte alta a nord a 984 metri, ha una pendenza media del 10 per cento. Si accede alla sommità seguendo un sentiero sul lato ovest (sulla sinistra tenendo groppo Colla di Brugneto-2alle spalle il paese); si attraversa in salita una piccola pineta, quindi ci s’inerpica su uno stretto tracciato scavato sul fianco tra rocce ofiolitiche nere. Poco dopo il cammino si fa più facile e si arriva alla parte più bassa del pianoro che, circa a metà percorso per giungere alla parte estrema, è tagliato trasversalmente da un lungo canalone.  La singolare configurazione del terreno ha attratto l’attenzione di Sergio Bersani, da decenni ferrierese d’affezione (a Cassimorenga), studioso autodidatta di memorie scientifiche piacentine legate prevalentemente ad aspetti della natura pubblicate, in parte, dalle riviste “I quaderni della val Tolla” e “l’Urtiga”.

Bersani ci ha parlato dettagliatamente di questo fosso, in occasione di una ricognizione ferrierese ad alcune rilevanze ambientali (delle quali parleremo in successivi articoli) effettuata unitamente a Sergio Efosi, il noto blogger che documenta le sue ricerche in libri, articoli e nei siti Web “Valtolla’s blog” e “Valdarda’s blog”.

Lo scavo che solca la roccia basaltica nera affiorante dalla zolla erbosa è lungo 80 metri, largo circa 4,5 metri, profondo 180 cm.  Il suo tracciato rettilineo prosegue da ambo le estremità fino ai fianchi, precipitando in verticale nel dirupo. Definire sommariamente "canalone" questa lunga e profonda traccia scavata nella roccia a Bersani sembrava troppo banale e allora, dopo aver interrogato invano diverse persone che vivono nel paese ha compiuto diversi approfonditi sopralluoghi. Incoraggiato dal ritrovamento di un coltello litico-ligure modellato da una scheggia di Selce che poteva essere usato per difesa, lavori pesanti o per cacciare, ha  teorizzato una serie di interessanti considerazioni.

Il profondo solco non è opera della natura, ma sicuramente umana. Centinaia di uomini si sarebbero dedicati alla costruzione di questa coll-2impresa scavando nella roccia per un preciso ed importante scopo. Non certo per drenare il pianoro, quando la sua pendenza naturale di ben 14 metri è più che sufficiente per tenerlo asciutto. Non per ricavarne acqua sorgiva o piovana, poiché il suo profilo convesso lo porta a scaricarsi ai due lati nel precipizio. Non per attività agricola molto disagevole in quella posizione. Inoltre l’area ha una superficie inferiore a 600 mq. ed è priva di acqua, mentre nella parte bassa del villaggio ci sono ampi campi.  

Bersani ha quindi maturato la conclusione che doveva trattarsi di un antico vallo ligure di difesa incavato centinaia e centinaia di anni fa accumulando il terriccio tolto a valle per rendere più ardua la salita.  Di queste opere difensive a mo' di canale scavato nella roccia, ne conosciamo diverse. Ne esistono proprio sulla dorsale appenninica fino al Lazio e alla Lucania; sempre scavate nel fondo roccioso e risalgono fino a 2000 anni a.C. Ai piedi del Groppo poteva esistere un villaggio ligure ed il monte rappresentava la sicurezza per i suoi residenti. La zona poteva essere popolata da una colonia di famiglie allargate, del tutto imparentate tra di loro. Erano frequenti le guerriglie tra i diversi nuclei e per vari motivi.  Contro le aggressioni occorreva mettere in atto opere difensive e questo vallo poteva essere fortificato ulteriormente da una palizzata costruita in tronchi.

Diverse capanne dovevano esistere nella parte superiore per riporvi le derrate di riserva e costituire un rifugio per breve tempo agli assediati. La parte inferiore del pianoro poteva servire per ospitare il bestiame in caso di pericolo. Tutto lascia intendere che, secondo uno schema, molto diffuso e antico, le difese fisse fossero tese a indurre il nemico ad attaccare sul lato sinistro, lasciando così scoperto il lato destro del corpo che non poteva essere difeso dal piccolo scudo rotondo solitamente portato sul lato sinistro; una tecnica già adottata l'ipotesi-2nelle antichissime culture orientali. Tracce di questa consuetudine le troviamo nelle Porte Scee dell’antica Troia dove il vocabolo Scee, nell’idioma indoeuropeo significa sinistra.

Questo sistema di difesa continuerà anche in Europa fino al termine del Medioevo, quando le porte di accesso ai castelli erano ben fortificate con torri sul lato destro. La difesa del nostro Groppo era alquanto semplice ma efficace; gli assalitori, dovendosi inerpicare sul lato sinistro del monte, per arrivare alla parte inferiore del pianoro, avrebbero subito molte perdite. Qualora fossero riusciti a raggiungerlo, gli assediati si sarebbero rifugiati dietro alla palizzata; con lanci di frecce e lance avrebbero decimato gli assalitori, per poi passare alla controffensiva cacciando definitivamente gli aggressori.

Questa mia ricostruzione – mette in evidenza Bersani - non ha prove documentali ma potrebbe essere molto vicina alla realtà. La propongo come ipotesi ai cultori di storia locale e al tempo stesso come curiosità agli escursionisti con la certezza che, quanto meno, il Groppo riserverà loro la visione di un bel panorama.

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