Leonardo Sciascia, la scrittura come speranza: il paese ed i suoi personaggi

Leonardo Sciascia

La prima puntata della conferenza di Carmelo Sciascia su Leonardo Sciascia

LA SECONDA PARTE

Racalmuto, oltre che nelle Parrocchie, sarà menzionato ed analizzato nelle Feste religiose in Sicilia, Gli zii di Sicilia, Morte dell’inquisitore, Candido-ovvero un sogno fatto in Sicilia- ed in diverse altre opere.

Racalmuto, un paese che se pur dista solo 20 km dalla costa, può essere considerato come un paese dell’entroterra dell’isola; posto sull’altipiano dei monti Sicani, da un lato paesaggio nudo e desertico, il regno delle miniere e delle zolfare, dall’altro vigne, uliveti e mandorleti. Qui, Leonardo Sciascia nacque nel 1921, morirà a Palermo ma sarà seppellito nel cimitero di Racalmuto e sulla lastra di marmo troviamo incisa, per sua espressa volontà, la seguente frase: “Ce ne ricorderemo di questo pianeta”.

Quarant’anni di vita letteraria e politica sono stati attraversati e segnati dal Nostro.

Scrive Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella Regalpetra-2gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo”.

Sciascia, diversamente da Pavese, nel suo paese ci sta tranquillamente, soprattutto in contrada Noce, dove continua spesso a ritornare per scrivere, da Caltanissetta prima, da Palermo poi. A proposito, venticinquenne, ebbe ad affermare: “Quando saremo lontani da questo piccolo paese in cui siamo nati e viviamo, quando finalmente ci sentiamo nascere dentro amore e nostalgia per le cose che adesso ci circondano e mortalmente ci annoiano… quello sarà veramente il nostro paese: perché la lontananza darà dolci cadenze alla noia di oggi e all’ingiustizia; e diventerà un po’ amore quel che ora è insofferenza e reazione”.

Lo scrittore si tiene sempre informato di tutto ciò che accade a Racalmuto, dalle vicende politiche a quelle di costume.

Dei politici del paese dice: “Tutti coloro che finora hanno amministrato questo paese avrebbero di che vergognarsi…”.

Sciascia si è impegnato in prima persona per ridare vita al teatro “Regina Margherita” del paese che, per essere restaurato ha richiesto un’impresa faraonica; il restauro è stato realizzato dall’architetto Antonio Foscari, in quel teatro da giovane Leonardo aveva assistito alle prime opere teatrali ed operistiche.        

Lo scrittore ha ispirato e dato il titolo ad un giornale locale “Malgrado tutto”, che ha permesso ad una generazione di giovani di crescere e formarsi, un nome tra tutti lo scrittore e giornalista Gaetano Savatteri, in questo foglio hanno scritto autori come Bufalino e Consolo, nonché giornalisti ed opinionisti di fama internazionale.

Arrivando in treno a Racalmuto, non si sa fino a quando, visto che lo smantellamento delle linee improduttive comprende anche la Canicattì-Agrigento, si imbocca un viale in discesa, adornato da pini. Quasi subito, sulla sinistra, troviamo la Fondazione Sciascia, l’edificio era una vecchia centrale ENEL, ristrutturata dallo stesso architetto Foscari dell’Università di Venezia, contiene, donati dallo stesso Sciascia, una pregevole collezione di ritratti di scrittori, quasi tutte le edizioni italiane e straniere dei suoi libri, le lettere ricevute in mezzo secolo d’attività letteraria e circa 2000 volumi della sua biblioteca.

A proposito di personaggi e di teorie originali Sciascia scrisse: “Racalmuto è un paese straordinario… che ha una dimensione un po’ folle… tutti sono come personaggi in cerca d’autore”.

Ditemi se un personaggio, realmente esistito, come il professore Fulvio, personaggio di raffinata cultura non può essere collegato ad uno dei personaggi che hanno colorato il mare del colore del vino. Il professore Fulvio sosteneva che Racalmuto era al centro del mondo e dell’intero universo, perché la via Appia che collegava, a suo dire, Roma alle province africane passava proprio sotto la chiesa Madre, attraversando la piazza del paese.

A proposito di chiese, non rimane che citare Fra Diego La Matina, frate agostiniano “famoso per la sua eresia che professò, e di cui nulla si seppe e si sa (sappiamo soltanto di un suo libro scritto di sua mano con molti propositi ereticali), ma per avere ucciso a colpi di manette, durante un interrogatorio, l’inquisitore di Sicilia Juan Lopez de Cisneros”.

Fatto sta che il Nostro sentì molto il fascino di questo monaco racalmutese ed il libro In morte dell’Inquisitore altro non è che un atto d’accusa contro ogni forma di intolleranza religiosa, Sciascia riesuma questo personaggio che la tradizione popolare aveva cercato di rimuovere dalla memoria collettiva, perché il senso comune, allora come adesso, aveva rimosso chi al potere si era opposto.

Per inciso va detto che numerosi sono stati i gesuiti cui il paese ha dato i natali, tra questi un “papa nero” Nalbone S.J. Generale dei Gesuiti.

Continua…

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