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La polemica

«Manifesti "gender", il sindaco sia garante dei diritti di tutti ad esprimere opinioni»

Il comitato locale Family Day intervene nella polemica tra consiglieri comunali dopo l'affissione di alcuni manifesti in città

«Ci attendiamo che il sindaco difenda il diritto di tutti ad esprimere le proprie opinioni». Così, tramite una nota ufficiale, interviene il comitato locale di Piacenza dell' associazione Family Day - Difendiamo i Nostri Figli in merito alla polemica per i manifesti "gender" che sono comparsi nei giorni scorsi in alcune vie della città, suscitando l'attacco da parte di due consiglieri comunali di Piacenza Coraggiosa e la replica di un consigliere di Fratelli d'Italia. 

«Il Family Day pur non entrando nel merito dei manifesti esposti dall’associazione ProVita e Famiglia - scrive l'associazione - non può che stigmatizzare l’interpellanza al sindaco promossa dai consiglieri Infantino e Anelli, che si lanciano in interpretazioni e considerazioni del tutto personali che non vengono minimamente espresse nei cartelloni in oggetto. I consiglieri sembrerebbero invocare, più che la censura di un’immagine, un messaggio assai più grave, ossia che chi è contrario all’insegnamento dell’ideologia gender debba tacere, non avendo il diritto di affermarlo pubblicamente».

«Il Family Day - prosegue la nota - ribadisce la centralità educativa della famiglia, la barbarie dell’utero in affitto e il diritto dei bambini di crescere liberi da un’ideologia che vuole spingerli a credere di poter scegliere se essere uomini, donne o altri infiniti generi. Ebbene, affermare questi principi non vuol dire discriminare, ma solamente difendere i diritti dei più deboli, nel rispetto delle leggi del nostro ordinamento, che si ricorda essere ancora democratico. Dopo il rientro nella “rete Re.a.dy”, ove la Giunta ha omesso ogni confronto con quella parte significativa della popolazione che aveva accolto con gioia la precedente uscita, ci attendiamo fiduciosi che la prima cittadina difenderà il diritto di tutti ad esprimere le proprie opinioni, respingendo l’interpellanza dei consiglieri, dal momento che essere sindaco significa esserlo di tutti i cittadini».

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