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Pandemia e solitudine degli adolescenti dell'Emilia-Romagna: meno amici e sport, più musica, chat e tv

L'indagine ha coinvolto 20.750 studentesse e studenti, anche di Piacenza, tra gli 11 e i 19 anni: «Solo il 40,7% ha tenuto contatti diretti con gli amici, il 63,8% lamenta di non aver vissuto le esperienze immaginate»

Pandemia e solitudine degli adolescenti dell’Emilia-Romagna: meno amicizia e sport, più musica, chat e tv. Sono alcuni dei cambiamenti emersi dalla ricerca “Noi, al tempo della pandemia. Essere adolescenti in Emilia-Romagna nel 2021”, condotta dalla Regione con il contributo dell’Ufficio scolastico regionale e dell'Osservatorio Adolescenti del Comune di Ferrara. L’indagine ha coinvolto 20.750 studentesse e studenti - anche di Piacenza -  tra gli 11 e i 19 anni, delle scuole secondarie di primo e secondo grado della regione, che hanno risposto volontariamente e in maniera autonoma a un questionario online diffuso dall’Ufficio scolastico regionale. Adolescenti che «Si dicono provati dalla pandemia e dalle conseguenti limitazioni che li hanno costretti a un lungo isolamento, ma anche contenti di aver riscoperto il valore della famiglia, l’importanza della solidarietà con il resto delle persone e dell’aiuto reciproco. Sono convinti della necessità di continuare a rispettare le norme anti Covid e di mantenere alto il livello delle informazioni. Della scuola in presenza hanno rimpianto la dimensione relazionale e la possibilità di condividere esperienze con i compagni e gli insegnanti» riporta la nota della Regione.

La fotografia degli intervistati - Il campione complessivo degli intervistati (20.750 adolescenti) rappresenta il 5,6% della popolazione giovanile dell’Emilia-Romagna tra 11 e 19 anni di età: 31,7% dagli 11 ai 13 anni, 24,4% dai 14 ai 15 anni, 26,5% dai 16 ai 17 anni e 16,7% dai 18 ai 19 anni. Per il 43,5% sono maschi e per il 56% femmine; per il 6,7% del totale sono di origine straniera e per il 14,8% di seconda generazione, nati cioè in Italia da genitori stranieri. Il 35% degli studenti che hanno risposto al questionario frequenta la scuola secondaria di I° grado, il 28% studia al liceo e il 18,7% in un istituto tecnico. L’11,7% ha scelto una scuola professionale e, infine, il 6,7% frequenta un centro di formazione professionale. 

«Se si analizza il cambiamento negli stili di vita e nei comportamenti tra i ragazzi intervistati, nel rapporto si legge quanto siano cambiati radicalmente, se confrontati con il “prima epidemia”. In particolare, oltre alla frequenza della scuola con la didattica a distanza, i maggiori cambiamenti di sono riscontrati sull’utilizzo del tempo libero. Se le restrizioni hanno costretto i ragazzi a praticare meno sport e amicizie, sono aumentate le attività più stanziali come coltivare hobby (+36,3%) e cucinare (+44,5%); si sono poi intensificate altre modalità di svago a cui si dedicavano già prima dell’emergenza, come l’ascoltare musica (+60,3%), chattare (+65,1%) guardare la Tv (+45,6). In aumento anche la propensione all’informazione (+49,7%), soprattutto sul Covid e sull’emergenza sanitaria».  

«Il questionario proposto al campione regionale - prosegue - ha approfondito anche la questione della Didattica a distanza per comprendere in quali ambiti abbia avuto conseguenze più significative. Oltre la metà dei ragazzi intervistati (54,3%) riconosce che l’elemento più positivo conseguente al lungo periodo della scuola a distanza è stato l’aumento e il consolidamento delle capacità informatiche, purtroppo senza che si siano tradotte in maggiore autonomia di studio, preparazione e rendimento. In controtendenza le risposte degli adolescenti di origine straniera che si sono sentiti più motivati all’apprendimento (voglia di imparare +32,4% contro il 19,2% dei ragazzi italiani) ma meno competenti nell’uso della tecnologia. Le capacità informatiche sono aumentate del 41% per gli adolescenti di origine straniera contro il 56,3% dei coetanei autoctoni». 

«Ma se la fotografia degli adolescenti nel post pandemia risulta positiva nel suo complesso  - sottolinea la nota - la ricerca rivela anche un aspetto più critico: il senso di solitudine riscontato dalla maggioranza degli adolescenti chiamati in causa attraverso la ricerca regionale. Infatti, solo il 40,7% ha tenuto contatti diretti con gli amici, e il 63,8% lamenta di non aver vissuto le esperienze immaginate. Dalla ricerca emerge poi le più colpite dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria sono state le ragazze: molto più dei coetanei maschi rivelano di aver provato insicurezza, ansia, paura. Infine, per quanto riguarda il proprio futuro, il campione intervistato avverte come problemi urgenti da affrontare e sui quali concentrare l’attenzione e le azioni future il lavoro (66,5%), la politica (58,7%), la sanità (55,9%).

A presentare gli esiti del rapporto, oggi in un evento organizzato on line in occasione della Giornata universale dei bambini e degli adolescenti delle Nazioni unite che si celebra ogni anno il 20 novembre, la vicepresidente con delega alle Politiche giovanili, Elly Schlein, la Garante regionale dell'infanzia e dell'adolescenza, Clede Maria Garavini, istituzioni locali e rappresentanti di Comitati e Associazioni di genitori. «Ascoltare le voci delle ragazze e dei ragazzi, che voglio ringraziare di cuore per aver condiviso con noi i loro pensieri e le loro emozioni, ci permette di capire meglio come hanno vissuto un momento così difficile» ha sottolineato la vicepresidente Schlein. «Occorre sempre di più ascoltare il punto di vista dei giovani, facendone una componente attiva del futuro che vogliamo costruire insieme. Lo facciamo oggi con questa ricerca - ha aggiunto - e l’abbiamo fatto nelle settimane scorse con il percorso Youz, da cui sono scaturite idee e suggerimenti sui cui stiamo lavorando per costruire le future politiche regionali per le giovani generazioni, le cui esigenze non possono essere sottovalutate». Durante il convegno si è parlato anche del post pandemia e di come le ragazze e i ragazzi dell’Emilia-Romagna vedono il proprio futuro, e sono stati presentati i progetti in corso in alcune scuole della regione sugli obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare transizione ecologica, inclusione sociale e transizione digitale.

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