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Sabato, 27 Novembre 2021
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Papa Francesco per i sessant’anni di Medicina e chirurgia della Cattolica a Roma

Ad assistere alla celebrazione oltre 2mila tra docenti, studenti, personale amministrativo, medici e operatori sanitari della sede di Roma della Cattolica e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Una delegazione piacentina ha partecipato alla messa

Ricordo, passione e conforto. Sono le tre parole scelte da Papa Francesco nell’omelia pronunciata venerdì 5 novembre a Roma in occasione della Santa Messa celebrata per il Sessantesimo anniversario di inaugurazione della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Mentre commemoriamo con gratitudine il dono di questa sede dell’Università Cattolica, vorrei condividere qualche pensiero a proposito del suo nome», ha esordito il Santo Padre. «Essa è intitolata al Sacro Cuore di Gesù, a cui è dedicato questo giorno, primo venerdì del mese».

Ad assistere alla celebrazione oltre 2mila tra docenti, studenti, personale amministrativo, medici e operatori sanitari della sede di Roma della Cattolica e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, nonché numerosi degenti dell’ospedale, riuniti nel piazzale antistante la facoltà di Medicina e chirurgia, istituita il 5 novembre 1961, a completamento del progetto di Padre Agostino Gemelli di dar vita a un’università che mettesse la persona umana al centro di ogni attività di ricerca e di formazione.

Era presente anche una delegazione di piacentini: i presidi Anna Maria Fellegara e Marco Trevisan, il delegato del rettore per il coordinamento dei 18.26.06-2 progetti di internazionalizzazione dell’ateneo Pier Sandro Cocconcelli e Mauro Balordi, direttore del campus di Piacenza.

Nel suo saluto di benvenuto al Papa l’Assistente Ecclesiastico Generale dell’Ateneo, monsignor Claudio Giuliodori, che ha concelebrato insieme al segretario della Cei monsignor Stefano Russo ha espresso al Santo Padre la più profonda gratitudine per aver accettato di presiedere questa Celebrazione Eucaristica. «Ogni passo, in questi 60 anni di straordinaria crescita, è stato accompagnato dalla premura e dall’incoraggiamento dei pontefici a partire dall’augurio formulato da San Giovanni XXIII il giorno dell’inaugurazione», ha detto monsignor Claudio Giuliodori all’inizio della celebrazione ricordando i giorni di ricovero del Santo Padre presso il Policlinico Gemelli. «Sempre abbiamo sentito il forte sostegno e la guida sicura del successore di Pietro», ha aggiunto l’Assistente Ecclesiastico generale: «Abbiamo ancora bisogno di essere confortati e orientati nella realizzazione dell’affascinante missione, di formare testimoni dell’amore misericordioso di Dio: medici, personale sanitario e amministrativo» che sappiano «prendersi cura» con le più «alte competenze scientifiche» e con «autentica compassione dei più bisognosi».

L’importanza della cura, della compassione, del conforto è tornata più volte nell’omelia del Santo Padre, dove non sono mancati riferimenti all’incertezza del momento che ha reso tutti noi più piccoli e fragili. Forse per questo, in questo tempo di pandemia, può esserci d’aiuto «ri-cordare» che per papa Francesco «significa “ritornare con il cuore”». Tuttavia, ha osservato il Santo Padre, «nella fretta di oggi, tra mille corse e continui affanni, stiamo perdendo la capacità di commuoverci e di provare compassione, perché stiamo smarrendo questo ritornare al cuore, il ricordo, la memoria. Senza memoria si perdono le radici e senza radici non si cresce. Ci fa bene alimentare la memoria di chi ci ha amato, curato, risollevato. Io vorrei rinnovare oggi il mio “grazie” per le cure e l’affetto che ho ricevuto qui. Credo che in questo tempo di pandemia ci faccia bene fare memoria anche dei periodi più sofferti: non per intristirci, ma per non dimenticare, e per orientarci nelle scelte alla luce di un passato molto recente».

Di qui la necessità per il Santo Padre di «coltivare l’arte del ricordo, facendo tesoro dei volti che incontriamo». Il pensiero va alle «giornate faticose in ospedale, in università, al lavoro. Rischiamo che tutto passi senza lasciare traccia o che restino addosso solo tanta fatica e stanchezza. Ci fa bene, alla sera, passare in rassegna i volti che abbiamo incontrato, i sorrisi ricevuti, le parole buone. Sono ricordi di amore e aiutano la nostra memoria a ritrovare sé stessa. Quanto sono importanti questi ricordi negli ospedali! Possono dare il senso alla giornata di un ammalato. Una parola fraterna, un sorriso, una carezza sul viso: sono ricordi che risanano dentro, fanno bene al cuore. Non dimentichiamo la terapia del ricordo!».

Passione è la seconda parola su cui riflette il Santo Padre che ricorre all’immagine del Sacro Cuore per spiegarla. Essa «è l’icona della passione: ci mostra la tenerezza viscerale di Dio, la sua passione amorosa per noi, e al contempo, sormontato dalla croce e circondato di spine, fa vedere quanta sofferenza sia costata la nostra salvezza». Per questo «se vogliamo amare davvero Dio, dobbiamo appassionarci dell’uomo, di ogni uomo, soprattutto di quello che vive la condizione in cui il Cuore di Gesù si è manifestato: il dolore, l’abbandono, lo scarto. Quando serviamo chi soffre consoliamo e rallegriamo il Cuore di Cristo. Un passaggio del Vangelo colpisce».   

La terza parola, conforto, secondo Papa Francesco «indica una forza che non viene da noi, ma da chi sta con noi. Gesù, il Dio-con-noi, ci dà questa forza, il suo Cuore dà coraggio nelle avversità. Tante incertezze ci spaventano: in questo tempo di pandemia ci siamo scoperti più piccoli e fragili. Nonostante tanti meravigliosi progressi, lo si vede anche in campo medico: quante malattie rare e ignote, quanta fatica a stare dietro alle patologie, alle strutture di cura, a una sanità che sia davvero come dev’essere, per tutti. Potremmo scoraggiarci. Per questo abbiamo bisogno di conforto».

Un tema, quello del conforto e del coraggio, che ritorna anche nel ringraziamento finale del Rettore Franco Anelli. «Santo Padre, in questi tempi difficili siamo costantemente confortati e incoraggiati dal Suo Magistero, dai Suoi gesti e dalle parole che ci hanno accompagnato nei momenti più dolorosi per dirci di guardare al male che ci sfidava come a un’occasione per apprendere e riflettere, crescere e migliorare». Nel corso di questi sessant’anni, che ricorrono nell’anno del Centenario dell’Ateneo, ha aggiunto il Rettore, «la Facoltà di Medicina e Chirurgia ha fatto grandi progressi nell’attività didattica e di ricerca, mantenendo una missione chiara e immutata: unire, come Ella ci insegna, il linguaggio della mente, del cuore e delle mani, e porli tutti al servizio del malato, nel quale si riflette l’immagine dell’umanità». In tal senso, ha osservato il Rettore Franco Anelli «è significativo ciò che scrive il teologo Tomáš Halík, in un libro di recente tradotto dalla nostra casa editrice universitaria, Vita e Pensiero, quando osserva che, invitando l’apostolo Tommaso a toccare le sue ferite, Gesù gli ha voluto dire che “lì dove tocchi la sofferenza dell’uomo, e forse solo lì, riconoscerai che Io sono vivo, che Io sono”». 

Persona al centro e capacità di prendersi cura. L’invito finale del Papa è infatti quello di cambiare prospettiva e guardare la realtà a partire dalla «grandezza del Cuore» di Gesù. «Chiediamo al Sacro Cuore la grazia di essere capaci a nostra volta di consolare. È una grazia che va chiesta, mentre ci impegniamo con coraggio ad aprirci, aiutarci, portare gli uni i  pesi degli altri. Vale anche per il futuro della sanità, in particolare della sanità “cattolica”: Gesù apra i cuori di chi si prende cura dei malati alla collaborazione e alla coesione».

Dopo la Celebrazione Eucaristica il Santo Padre ha incontrato alcuni ospiti della Villetta della Misericordia, il primo centro di accoglienza a Roma per persone senza fissa dimora in un’area universitaria e ospedaliera, inaugurata il 16 giugno 2016 nel Campus dell’Ateneo del Sacro Cuore e del Gemelli e realizzata per iniziativa della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Comunità di Sant’Egidio.

L’Università Cattolica, infine, per i 60 anni della Facoltà di Medicina e chirurgia ha donato farmaci di prima necessità per strutture sanitarie di Libano, Siria e Sudan attraverso l’Elemosiniere della Santa Sede Cardinale Konrad Krajewski.

Al Santo Padre, che prima di far rientro in Vaticano ha benedetto l’opera del maestro Roberto Joppolo “Fratellanza Universale” che sarà posizionata all’ingresso del Policlinico Gemelli, l’Ateneo ha donato anche un’opera bronzea del maestro Federico Severino che rappresenta il Sacro Cuore e che richiama il patrono e l’identità dell’Ateneo.

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