Presentato il piano per sostenere la candidatura al Premio Nobel per la pace del Corpo sanitario italiano

La proposta è stata suggerita da Mauro Paladini e ha come testimonial l’oncologo piacentino Luigi Cavanna. Presentata nella sala consigliare della Provincia dal presidente Patrizia Barbieri

Piacenza, insignita nel 2018 del titolo “Città mondiale di costruzione di pace” dal Segretariato Permanente dei Nobel per la Pace, sta riempendo la nomina di contenuti e di attività ponendosi in prima linea in una missione di grande valore umanitario: sostenere la candidatura al Premio Nobel per la pace del Corpo sanitario italiano. In questi mesi medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, biologi, tecnici, operatori civili e militari hanno affrontato, in situazioni spesso drammatiche e proibitive, l’emergenza Covid-19, con straordinaria abnegazione, anche sacrificando la propria vita per preservare quella degli altri e per contenere la diffusione della pandemia.

La proposta di candidatura per questo o per l’anno prossimo, è stata suggerita da Mauro Paladini (Accademia di Brera);  ha come testimonial l’oncologo piacentino Luigi Cavanna ed è  stata presentata nella sala consigliare della Provincia dal Presidente Patrizia Barbieri e dai rappresentanti di alcune delle importanti realtà che costituiscono il team che sta lavorando al piano strategico e alle iniziative di sostegno.

Fra gli enti e le persone intervenute oltre al professor Paladini, Marzio Dallagiovanna presidente Fondazione Gorbachev Italian Branch, il dottor Luigi Cavanna, Gaetano Lupi dell’Associazione Nazionale Alpini, Pietro Boselli Banca di Piacenza, la Diocesi di Piacenza e Bobbio, Fondazione di Piacenza e Vigevano e altre istituzioni culturali e artistiche del nostro territorio e di Milano: ARD & NT Institute Accademia di Belle Arti di Brera e Politecnico. A sostenere la mission anche l’artista Franco Scepi che ha pensato un’opera-monumento, la prima al mondo, costruita in memoria delle vittime Covid-19, ma anche un simbolo di slancio economico e sociale: si tratta dell’altorilievo “Dal buio alla luce” opera di grande valore simbolico per trasformare il dolore in memoria, con curatela artistica del prof. Marco Eugenio di Giandomenico. La raffigurazione di Scepi potrebbe essere collocata sulla facciata di un palazzo della città - una prima indicazione è per la residenza Duchessa Margherita (viale Risorgimento- via della Ferma) - già ora costituisce il simbolo della locandina illustrativa della candidatura che con la collaborazione dei Comuni e dell’Unione Commercianti, sarà diffusa capillarmente all’interno e all’esterno del territorio provinciale.  

«L’Italia – ha detto il dottor Cavanna,  che nell’emergenza è stato spesso protagonista delle prime pagine dei giornali per il suo impegno nelle Unità speciali di continuità assistenziale -  ha affrontato il dramma sanitario più importante degli ultimi cento anni che ha richiesto un grande sacrificio all’intero corpo sanitario: questo percorso verso il Nobel è lungo e tortuoso, ma abbiamo i  titoli per sostenere la candidatura».

«Per i premi Nobel il concetto di “pace”, ha evidenzito l’avvocato Paladini, non è inteso soltanto come assenza di conflitti armati, ma come tutela effettiva dei diritti umani e dei valori universali che si pongono alla base della fratellanza tra i popoli. In coerenza con questa affermazione il Premio nel 1992 è stato assegnato, ad esempio, a Madre Teresa di Calcutta per la lotta non violenta per la democrazia e i diritti umani e nel 1999 a “Medici senza frontiere”. Le azioni del Corpo sanitario italiano sono state strumento di amore verso i fratelli. Ovviamente c’è l’impegno di tutti i corpi sanitari del mondo, ma l’Italia è stata la prima nazione duramente colpita e in Italia hanno operato i sanitari di tante nazioni».

In un libro appena uscito un medico piacentino, per molti anni ammalato di tumore, ha descritto la propria esperienza in terapia intensiva anche con questi pensieri: 

IL MORBO.  Ci consola il pensiero per chi da lontano abbiamo guardato guardare la morte ed ora è tornato. Se ne avremo il coraggio, potremo immaginare come sia stato vedere il suo volto. 

ESTUBATO

E mi svegliai.

Libero dunque

vidi la luce intorno

e dalla luce fui visto.

Tastai dunque

dell'anima i miei polsi.

Cauto era il respiro,

ancora stretto forse.

Ma il moto affannato

s'era infine placato

e l'angor era solo

terribile ricordo.

Dietro le maschere intorno

il sorriso vedevo contento

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