«Se le istituzioni non stanno vicino a chi prova paura e rabbia, arrivano gli apprendisti stregoni»

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti ha presentato all’Università Cattolica di Piacenza il suo libro “Sicurezza è libertà”

Al centro Marco Minniti, tra i docenti Chizzoniti e Centonze

Viene dato tra i papabili candidati alla segreteria del Partito Democratico (spinto dai renziani), ma dell’argomento preferisce non parlare. Così si è limitato a presentato il suo libro “Sicurezza è libertà” senza entrare più di tanto sui temi d’attualità. Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, ha partecipato a un convegno all’Università Cattolica di Piacenza. Introdotto dai docenti Antonio Chizzoniti e Francesco Centonze, Minniti ha parlato del suo libro. «È un bilancio di una esperienza di vita. Vent'anni fa ho giurato fedeltà alle istituzioni italiane entrando da sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Governo D'Alema. Mi occupavo di altro in quel ruolo, in seguito però il tema sicurezza è diventato importante nella mia vita». Minniti agli studenti ha raccontato un po’ della sua vita. Sono di Reggio Calabria, nella mia città da ragazzo uno su due votava per l’estrema destra del Movimento Sociale Italiano, e io ero dall'altra parte, ero di sinistra, definito un rivoluzionario come tutti quelli di sinistra. Reggio Calabria era divisa in 5 repubbliche diverse, era una situazione complessa. A quell’epoca la ‘ndrangheta ammazzò un mio caro amico: andai io a dirlo ai suoi genitori in piena notte, fu la più terribile delle esperienze umane».

Vent’anni fa, nell’ottobre 1998, l’ingresso nel Governo. «Il primo governo con un ex comunista – Massimo D’Alema - come primo ministro. Era una maggioranza difficile, andava da Francesco Cossiga ad Armando Cossutta, dovevo tenere insieme cane e gatto. Fu una scuola di vita e di politica senza precedenti». Un altro episodio che Minniti considera spartiacque della sua vita e della sua esperienza politica è il caso Ocalan. «Mi chiamarono nel cuore della notte per lo sbarco, con un volo di linea proveniente dalla Russia, di Ocalan, il leader del Pkk curdo, ricercato in varie parti d'Europa. Chiedeva ospitalità da noi. Da lì iniziai a occuparmi di politiche di sicurezza. E così sono stato il primo ex comunista con la delega ai servizi segreti. Era già delicato avere un presidente del consiglio ex PCI, figuriamoci dare una delega ai servizi segreti a uno proveniente dal nostro partito. È stato come se crollasse per la seconda volta il muro di Berlino. Insomma, da bastian contrario- rivoluzionario a uomo delle istituzioni».

Il mondo è cambiato in modo profondo negli ultimi vent’anni. «La crisi del 2008 è stata più grave di quella del 1929. Ha sconvolto la vita di tutti, sono cresciute le ansie e le paure, a partire dalla paura di perdere il lavoro. La minaccia di un terrorismo internazionale – che c’è dall’11 settembre 2001, ha cambiato il senso della minaccia di tutta la terra. Ad Al Qaida si è sostituito poi lo stato islamico, ovvero la voglia di istituire un califfato nelle zone della mezzaluna fertile. In questo contesto, di crisi economica e di terrorismo, sono cresciuti i sentimenti di rabbia e paura. In un contesto del genere è difficile per le istituzioni dialogare con i cittadini, che non vogliono sentirsi ripetere le statistiche. Nel 2017 abbiamo avuto statistiche in calo per gran parte dei reati, con me al ministero. Però quando da cittadino quando subisco un furto o un altro reato, le statistiche non mi interessano. Come istituzioni dobbiamo stare vicino a chi sente paura, dobbiamo starci vicino noi alla gente, altrimenti le persone vanno dagli “apprendisti stregoni”, quelli che offrono più sicurezza in cambio della libertà. La società che accetta questo scambio mette in discussione se stessa. Non si dare tutto il potere nelle mani di qualcuno che decide per tutti in cambio di un po’ di sicurezza in più».

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