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Coronavirus, sì all’immunità di gregge ma solo in presenza di un vaccino

Tra le tante notizie che stanno accompagnando la pandemia della Covid – 19 ricorre spesso anche il traguardo “Immunità di gregge”: l’auspicata situazione in cui la grande maggioranza degli individui è immune al virus perché l’hanno già contratto e sono guariti o ne è stata vaccinata, rendendo così difficile al virus la diffusione, immunizzando in maniera indiretta anche la minoranza di soggetti ancora esposti. E' quindi una forma di protezione indiretta per i soggetti non vaccinati, determinata da quelli vaccinati o immuni, perché già guariti della infezione e che sono dunque in grado di spezzare la catena dei contagi, frapponendosi tra patogeno e persona suscettibile alla malattia. L’immunità di gregge si ottiene quindi in modo spontaneo o con il vaccino che nella ipotesi più favorevole sarà disponibile tra qualche mese. Per raggiungere l’immunità senza il vaccino si stima che serva il contagio del 60% della popolazione, quindi, ad esempio, sui 60 milioni di abitanti della nostra nazione, sarebbero circa 36 milioni le persone contagiate e che con una mortalità oltre all'1%, significherebbe 400.000 decessi.

Alcuni Paesi, come l'Inghilterra non hanno escluso dai piani del Governo il ricorso alla immunità di gregge per fronteggiare la pandemia della Covid - 19. Graham Medley, studioso di modelli pandemici per il Governo britannico sostiene che un blocco prolungato di confinamento rischia di causare più sofferenza del virus stesso. Medley, professore di modellistica delle malattie infettive alla "London School of Hygiene and Tropical Medicine" e Direttore del "Center for the Mathematical Modeling of Malattie Infettive" ha dichiarato al "Times" che la Gran Bretagna deve prendere in considerazione la possibilità di consentire alle persone di essere contagiate dal virus, ma non in modo fatale. Medley riconosce che per controllare la pandemia e tenere basso i livelli di contagio "chiudere tutto" sia l'unica soluzione possibile ma, se applicata a lungo termine, sostiene che possa causare danni di tipo economico e anche in termini di salute mentale.

Ancora oggi, non è chiaro se tutte le persone che guariscono dalla infezione acquisiscono una immunità durevole. L'esperienza con altri Coronavirus suggerisce che una immunità parziale possa esserci e durare almeno un anno - dicono gli esperti - ma, al momento non abbiamo sufficienti evidenze. Non sappiamo neppure se i risultati dei test sierologici ora disponibili e non ancora validati dal Ministero della Salute, necessari per accertare la presenza di anticorpi, siano così precisi da poter essere applicati ai singoli individui. In genere, questi test si utilizzano per analisi epidemiologiche su gruppi di persone precisamente individuate, per garantire con certezza di potere uscire di casa, senza incorrere nel rischio di infettarsi o essere veicolo di infezione per altri. Un lavoro recente dell'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), stima che, in Italia, sono molte le persone contagiate (oltre dieci volte i 160.000 dichiarati in questi giorni) che, non essendo state sottoposte a tampone rino-faringeo, non è possibile verificarne la positività.

L’APPROFONDIMENTO

L’immunità di gregge (o di comunità o di gruppo) è un sistema di protezione che si basa sullo spezzare la catena dei contagi di una malattia infettiva, legato al numero delle persone immuni; è un meccanismo fondamentale per ridurre la circolazione e la trasmissione di malattie contagiose. Mira anche a proteggere quella piccola percentuale di persone che non può essere vaccinata per varie ragioni ad esempio, in alcune patologie.

Si costruisce in modo spontaneo o con il vaccino. "In questo momento, non siamo abbastanza preparati sulla Covid 19 - ha spiegato il professor Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas e Professore Emerito Humanitas University, essendo un virus nuovo e per questo è una pratica sconsigliata e da irresponsabili: l'immunità sarà raggiungibile con il vaccino.

Il Regno Unito, come detto, vorrebbe spezzare l'immunità di gregge per contrastare il Coronavirus. Essere circondati da individui vaccinati è determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva ed è su questo principio che si basa l'immunità di gregge (herd immunity o immunità di gruppo o di comunità). La strategia britannica per contrastare la diffusione del Coronavirus su scala nazionale, come declarato da Sir Patrick Vallance, Consigliere scientifico capo del Governo, si baserebbe proprio sulla immunità della popolazione. In pratica, si lascerebbe circolare, più o meno indisturbato, il virus Sars - CoV- 2 tra i cittadini, affinché il 60% di essi venga contagiato in questo modo, il restante 40% sarebbe protetto per il principio della immunità di gregge, ma senza considerare le gravi ed inevitabili conseguenze.

L'immunità di gregge è stata utilizzata negli anni 70 del secolo scorso per eradicare il vaiolo (numero di infezioni pari a zero). "Questa strategia avrebbe senso solo quando c'è un vaccino a disposizione - ha dichiarato il professor Roberto Burioni, virologo della Università San Raffaele di Milano - l'immunità di gregge, non ha senso perché oltre a non esserci un vaccino non è ancora chiaro se una volta presa la malattia, sia garantita la immunità, sono infatti noti possibili casi di recidiva e non si esclude un andamento bifasico della infezione". Secondo il professor Mantovani, le misure restrittive prese in Italia sono encomiabili. "Gli italiani hanno accettato di vivere in quarantena questi giorni difficili, stiamo proteggendo i più deboli e l'augurio è che l'Europa non sottovaluti queste situazioni e impari la lezione dalla Lombardia".

L’immunità di gregge è un modo per proteggere soggetti che non possono essere vaccinati: esempio immunodepressi o immunocompromessi perchè affetti da specifiche patologie. Per ottenere questo risultato, una parte della popolazione deve risultare immune e infatti, per le malattie di grande diffusione come ad es. il morbillo, la immunità di gregge si ottiene con il 95% delle persone vaccinate, come specificato dall'OMS; per la parotite tra il 75 e 86%, per la pertosse tra il 92 e il 94%, per la difterite e la rosolia tra l'80 - 86%, per la polio tra l'80 - 86%. Questa percentuale si chiama "soglia minima di efficacia" ed è variabile a seconda del patogeno in causa. Il valore si ottiene sulla base di equazioni matematiche nelle quali entra in gioco il fattore R0, ovvero il numero medio di persone che un contagiato può infettare. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, l'indice R0 (R con zero, Basic Reproductive Rate, numero di riproduzione di base) è il numero atteso di nuovi ospiti infettanti causati da una persona infetta durante il suo periodo di contagiosità, in una popolazione suscettibile, cioè che non è mai stata a contatto con il nuovo virus. Quanto più il valore che misura la velocità di diffusione del virus è elevato, maggiore è il rischio di diffusione della pandemia. Secondo l'OMS e di numerosi Istituti di Ricerca di tutto il mondo, l'epidemia del nuovo Coronavirus, in una fase iniziale del contagio ha un R0 molto alto compreso nella fascia che va da 1,4 a 3,8. Attualmente, l'Istituto Superiore di Sanità riferisce che, in Italia il valore è molto vicino a 1.

Il fattore R0 al 16 marzo 2020, era stimato attorno a 2.5, ora quasi vicino ad 1 - ha dichiarato il professor Fabrizio Pregliasco, Virologo della Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario della IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, precisando che - nella situazione attuale è difficile che la soluzione della immunità di gregge si possa applicare, soprattutto perchè non esiste ancora un vaccino per il Coronavirus e di conseguenza nessuna persona vaccinata.

La soglia per la immunità, diversa tra patogeni, per la Covid - 19 deve essere altissima (circa il 95%) di soggetti immunizzati. Anche in Italia, si arriverà a questa situazione, ma al momento siamo ancora lontani. L'attivazione di misure restrittive adottate da ciascuna nazione - ha proseguito il professor Pregliasco - per limitare il più possibile i contatti e quindi eventuali contagi, sta procedendo sulla buona strada e dando i primi risultati positivi. Basti vedere la situazione del calo dei contagi a Wuhan o a Codogno, epicentro del contagio in Italia. La nostra unica arma è il senso di responsabilità e il rispetto delle disposizioni date dallo Stato: restare a casa e limitare il più possibile i contatti". L'epidemiologo, professor Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università di Siena, ha spiegato che il virus si fermerà quando il 60% della popolazione avrà sviluppato anticorpi contro la malattia ed è per questo che Sir Patrick Vallance ha citato questa percentuale per il raggiungimento della immunità di gregge. "La riapertura andrà fatta in sicurezza e con cautela e anche dopo, sarà fondamentale mantenere le misure di distanziamento sociale ed utilizzo di mascherine" - ha aggiunto il professor Lopalco.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (1)

  • prima che Johnson si infettasse l'Inghilterra non aveva escluso dai piani del Governo il ricorso alla immunità di gregge per fronteggiare la pandemia della Covid – 19 (puntando tra l’altro all’immunità di gregge in assenza di vaccino, cioè a quella più drammatica). Adesso, dopo che Boris ha rischiato di lasciarci quasi le penne, sembra che egli si sia pentito di aver spavaldamente avvisato poche settimane fa gli inglesi che avrebbero dovuto prepararsi a perdere molte persone care (forse l’essersi sentito vicino alla fossa gli ha restituito un po’ di umanità)

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