«Alle Novate la situaizone è buona, ma manca un disegno progettuale»

Una delegazione di amministratori in visita al carcere riferisce di una presenza di 323 detenuti (13 donne) a fronte di una capienza regolamentare di 178 nel vecchio padiglione e 200 nel nuovo, inaugurato recentemente ma non ancora a regime

Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale, e Alberto Gromi, Garante comunale a Piacenza, insieme a Monica Donini, presidente della commissione Politiche per la salute e Politiche sociali dell’Assemblea legislativa regionale, Andrea Pollastri, consigliere regionale, e Stefano Cugini, assessore al Welfare del Comune di Piacenza, il 16 aprile hanno fatto visita alla Casa circondariale piacentina. La delegazione è stata accompagnata dalla direttrice, Caterina Zurlo, e dal comandante di Polizia penitenziaria, Mauro Cardarelli, che hanno riferito di una presenza di 323 detenuti (13 donne) a fronte di una capienza regolamentare di 178 nel vecchio padiglione e 200 nel nuovo, inaugurato recentemente ma non ancora a regime.

Le valutazioni che seguono sono state condivise da Desi Bruno, Alberto Gromi e Monica Donini.

«Non c’è sovraffollamento - nella visita effettuata nell’aprile del 2013, prima dell’apertura del nuovo padiglione, i detenuti erano 315 - e in tutte le sezioni vige la disposizione dipartimentale di apertura delle celle, almeno per otto ore giornaliere, in alcune situazioni fino a dieci, come per le donne. I dirigenti dell’Istituto riferiscono che gli eventi critici nella struttura risultano avere lo stesso ordine di grandezza di prima del regime di “apertura”. A cambiare sono le tipologie: si registrano meno atti di autolesionismo, ma maggiori risse tra gruppi di detenuti, soprattutto stranieri. Per questo motivo, la Direzione riferisce di lagnanze da parte degli agenti di polizia penitenziaria, preoccupati per la loro incolumità, soprattutto nel vecchio padiglione dove non sono installate le videocamere per la vigilanza dinamica».

«La scelta del Provveditorato regionale, in conformità con le disposizioni di razionalizzazione dei “circuiti regionali”, ha portato alla soppressione del reparto di Alta sicurezza, affidando a Piacenza la vocazione di accoglienza dei cosiddetti “sex offenders”, che nel giro di poco tempo tenderanno a raddoppiare».

«Positiva è apparsa la presenza del Servizio sanitario regionale, con servizio medico e infermieristico H24, secondo il modello poliambulatoriale (oculistica, odontoiatrica, diagnostica ecografica, medicina generale e trattamento delle dipendenze). È attivo, con cinque posti letto, il Reparto di Osservazione Psichiatrica, in grado di ospitare persone detenute in regione che necessitano di osservazione prediagnosi per una permanenza massima di trenta giorni; i referenti hanno evidenziato come a volte vengano inviati anche detenuti in fase acuta e come la presenza H24 di specialisti qualificati “attiri” l’invio di detenuti problematici, ma in ogni caso non da osservazione, che vengono sistemati nelle sezioni comuni, con qualche problema di convivenza con gli altri detenuti. Sono in corso contatti con il team medico professionale del progetto di trattamento e presa in carico di autori di reati sessuali del carcere di Bollate, per verificare se la positiva esperienza del carcere milanese può essere esportata  a Piacenza in previsione dell’ampliamento della sezione per i sex offenders».

«La valutazione da parte dei Garanti e della Presidenza della Commissione assembleare Politiche per la salute e politiche sociali, è che il nuovo padiglione, rispetto al vecchio, rappresenti un miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e che l’abbattimento del sovraffollamento potrebbe rappresentare un futuro cambio di clima generale, sia per la convivenza tra detenuti che per gli operatori sia civili che della polizia penitenziaria».

«Va registrata, tuttavia, la scarsa possibilità di lavoro: la mancanza di attività e il regime di celle aperte fa emergere ancora di più la necessità di trovare forme di occupazione che possano risvegliare gli interessi di detenuti che si ritrovano a vagare per il padiglione».

«Mancano i corsi di formazione professionalizzanti e la scuola professionale “Marcora” è presente in carcere con le prime e seconde classi; manca la classe terza, che consentirebbe l’accesso alla qualifica di operatore agroalimentare. I detenuti che desiderano completare il ciclo di studi con la qualifica professionale o con l’esame di Stato possono frequentare, ma solo grazie alla disponibilità dei docenti e di qualche volontario, come uditori e presentarsi agli esami come privatisti. Il Garante comunale riferisce che i corsi presenti non soddisfano le richieste avanzate dai detenuti che si ricorda sono per la maggior parte definitivi».

«Sono assenti lavoranti ex art.21 occupati all’esterno e non sono ancora avviati i progetti di lavori socialmente utili. L’assessore al Welfare ha dato riscontro rispetto alle attività del Comune che sta valutando la possibilità di individuare gli ambiti di occupazione dei detenuti in lavori socialmente utili. Nessuno esce dal carcere per attività esterne e pochi sono i lavoranti occupati all’interno e comunque divisi dagli altri detenuti in una sezione che si trova nella cinta intermedia».

«Non è stata ancora attivata la sezione dimittendi, come previsto dalle disposizioni dipartimentali: la Direzione riferisce che ciò dipende dalla inagibilità dei locali. Mancano spazi verdi per agevolare i momenti di relazione tra i detenuti e i familiari durante il periodo estivo, ovvero esiste un’area recintata, utilizzabile allo scopo, ma completamente incolta e con un unico piccolo alberello al centro».

«Alcuni detenuti del nuovo padiglione hanno lamentato l’assenza di contatti con la direzione e con gli educatori, come la mancanza di spazi attrezzati per l’attività fisica (una sola palestra per entrambi i padiglioni, che per effetto delle turnazioni viene agita una sola volta la settimana). Il problema più sentito è la mancanza di attrezzature per poter allestire nel nuovo padiglione uno o più locali per l’attività fisica. L’assessore, valutando importante il benessere psico-fisico delle persone ristrette, si è impegnato a verificare la possibilità di trovare le risorse necessarie».

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«In generale, si può affermare che in un carcere dove gli spazi non mancano e che potrebbero essere utilizzati come officine, laboratori, aule e altro, quello che appare è l’assenza di un generale disegno progettuale per le attività sia intramurarie che extramurarie».

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